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Politica e società

Macerata, partecipare è inevitabile

Lidia Menapace

La staffetta partigiana Lidia Menapace, 94 anni, è salita sul pullman a Bolzano questa mattina alla cinque. Destinazione Macerata. «Era inconcepibile pensare di impedire una manifestazione pacifica e antifascista, Minniti non ha scusanti. Che abbia messo fascisti e antifascisti sullo stesso piano a me, che la Resistenza l’ho fatta, fa semplicemente ribrezzo». Dunque al corteo. Malgrado le agitazioni del sindaco, che adesso impone un goffo coprifuoco, malgrado la retromarcia di mercoledì di Anpi, Arci, Cgil e Libera. Menapace è una dirigente dell’Anpi e spiega che non c’è «nessun bisogno di fare polemiche, oggi in piazza ci saranno moltissimi circoli partigiani, tra noi discutiamo e dissentiamo democraticamente». Ma il dissenso è stato tanto forte da imporre un sostanziale ripensamento rispetto alla decisione di disertare il corteo di Macerata. La presidente nazionale dell’Arci Francesca Chiavacci è già lì e oggi sarà in piazza.

Ieri mattina le organizzazioni promotrici dell’appello «Mai più fascismi» (oltre ad Anpi, Arci, Cgil e Libera ci sono gli altri sindacati confederali, l’Aned, le Acli, i comitati Dossetti…) si sono incontrate per segnare la prima correzione di rotta. Con un comunicato hanno chiesto al ministero dell’interno e alle autorità di polizia di non vietare il corteo di oggi – decisione che al ministero appariva già inevitabile, malgrado le prime minacce di Minniti («se non rinunciano ci penserà il Viminale»). Nella stessa riunione è stata confermata la data della manifestazione nazionale antifascista: il 24 febbraio a Roma; il Pd a questa manifestazione aderisce. Nel pomeriggio una riunione della presidenza nazionale dell’Arci determinava una svolta ancora più netta. Prima l’associazione avvertiva che «sono le forze neofasciste che devono essere condannate e fermate, non chi vi si oppone e vuole testimoniarlo pubblicamente». Poi la presidente Chiavacci decideva di partire per Macerata «per stare accanto ai circoli che hanno deciso di esserci. Ogni luogo in cui si pratica l’antifascismo è un luogo giusto e necessario».

Un successo della mobilitazione partita dal circolo «casa dei popoli Rinascita» di Pisa, che è andata avanti raccogliendo le firme di 190 circoli Arci decisi a partecipare alla manifestazione di oggi, malgrado l’iniziale dietrofront della dirigenza nazionale. Anche interi comitati provinciali che adesso sono una quindicina (tra gli ultimi Lecce, Catania e Bergamo). Quasi dello stesso livello la mobilitazione che ha spinto l’Anpi a un nuovo comunicato, nel quale si ricorda che la scelta di accogliere l’appello del sindaco di Macerata era stata «sofferta», per quanto «ponderata e libera» e adottata solo «per senso di responsabilità nei confronti della comunità cittadina». Diversi comitati (Roma, Pescara) hanno aggiunto la loro adesione a quelle arrivate giovedì, ha deciso di esserci anche il circolo di Macerata, che ieri ha ricevuto la visita della presidente nazionale Carla Nespolo. Che ha trovato così il modo di essere vicina alla città e ai feriti.

Anche la segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso ha sentito il bisogno di spiegare ai suoi iscritti la retromarcia di mercoledì. In una lettera interna ha attribuito la responsabilità principale ai rappresentanti regionali e cittadini: «Non può essere nostro costume proclamare una manifestazione senza il consenso delle strutture locali». La Fiom, tra le prime a rompere con la decisione di disertare, ha organizzato i pullman e oggi sfilerà a Macerata accanto ad Emergency. Anche don Ciotti ha spiegato che «Libera ci sarà, come sempre» (ma non lui in persona, che ieri sera era a Bari). Liberi e Uguali di fronte ai nuovi eventi ha deciso di ingrossare la sua delegazione, inizialmente limitata ai tre capi partito: ci saranno una decina di parlamentari. La lista +Europa ieri sera ha deciso di aderire e il segretario dei radicali italiani Riccardo Magi sarà a Macerata. E c’è dal primo momento Potere al Popolo, lista per la quale Lidia Menapace è candidata in Trentino. «Sono al senato, alla camera c’è Boschi che dice di voler imparare il tedesco. Siccome parla sempre di Renzi le ho detto “stai attenta, leader in tedesco si dice führer”».

ANDREA FABOZZI

da il manifesto.it

foto tratta dalla pagina Facebook di Redazione Lotta Continua

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