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Scuola di lotta

Il cambiamento non c’è, 100 mila studenti contro il governo

La sfida lanciata al governo populista dai centomila studenti medi che ieri hanno manifestato da Torino alla Sicilia e in Puglia è sulla natura del cambiamento che Lega e Cinque Stelle pretendono di rappresentare.

«Questo non è il vero cambiamento» diceva lo striscione di apertura dietro al quale hanno sfilato 5mila studenti romani. Non è un cambiamento prospettare misure improvvisate e cosmetiche come la «Sugar tax» da cui il ministro dell’Istruzione Bussetti punta ad ottenere 100 milioni di euro mentre servirebbero almeno 7 miliardi tagliati a scuola e università dieci anni fa dal governo Berlusconi e mai più, da allora, rifinanziati. Invece di promuovere politiche sanitarie, la sensibilizzazione e l’educazione al consumo critico, si prendono misure spot.

Non è un cambiamento spendere 2,5 milioni di euro per l’operazione di marketing securitario anti-spaccio voluta dal ministro dell’Interno Salvini che sostiene di aver circondato le scuole con unità cinofile e telecamere. E non è un cambiamento annunciare una tassa sui petrolieri per due miliardi, come ha fatto il ministro del lavoro e sviluppo Di Maio, e poi constatarne l’assenza nella legge di bilancio.

A dieci anni dall’onda che nel 2008 si oppose alla «riforma Gelmini» di scuola, università e ricerca, la nuova generazione «che non si arrende» ha mostrato una consapevolezza politica radicale del mondo che le elezioni del 4 marzo, e la formazione del governo del 1 giugno, ci hanno consegnato. Il senso comune tra gli studenti è chiaramente antirazzista, ha recepito le critiche del movimento femminista «Non Una di Meno» al Ddl Pillon. Gli studenti vogliono l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro voluta da Renzi e dal Pd.

I Cinque stelle avevano promesso di abolirla, insieme alla «Buona Scuola». Bussetti ha invece diminuito le ore nei licei e negli istituti tecnico-professionale e ha sospeso solo per un anno la sua obbligatorietà per accedere alla maturità. L’educazione morale al precariato era, e resta, obbligatoria per tutti. Cambiamento o fallimento?

Gli studenti a Milano hanno raggiunto il consolato degli Stati Uniti manifestando solidarietà alla «carovana migrante» giunta ai confini dal Messico. Chiaro il messaggio lasciato tra i binari del tram in via Turati: un’enorme scritta bianca «No border» contro le politiche di polizia dentro e fuori i confini. «Basta morti in mare» hanno scandito gli studenti. Il corteo si è concluso con l’occupazione del nuovo spazio di Zip (zona indipendente politica) per rispondere agli sgomberi estivi. A Zip si sta svolgendo il «Fuck Government festival», con immagini, fumetti e dibattiti.

Manichini raffiguranti il ministro dell’interno sono stati bruciati a Milano e appesi da un ponte sul Tevere. Bandiere leghiste e 5 stelle date alle fiamme nel capoluogo lombardo. Solidarietà a Mimmo Lucano e ai ragazzi di Baobab è stata espressa nei diversi cortei.

La materializzazione di un’opposizione così determinata da lanciare il «No Salvini Day» ha spinto il governo a rispondere alle piazze. È andato in scena un botta e risposta già visto in occasione dei cortei del 12 ottobre scorso, quando Salvini chiese punizioni esemplari per le studentesse di Torino che avevano incendiato la sua immagine, mentre Di Maio disse di voler cancellare un «reato medioevale come il vilipendio». Sui social ieri Salvini ha scritto: «Bruciare bandiere, immagini, simboli, libri non è bello. All’odio e all’ignoranza dei nazisti rossi risponderemo con le idee e il sorriso».

La ministra per il Sud Barbara Lezzi (M5S) si è invece schierata con i manifestanti: «Oggi ci sono ragazzi che manifestano perché le scuole cadono a pezzi e hanno ragione. Dobbiamo riconoscere che ci sono i fondi e sarebbe interessante sapere perché non sono stati spesi». Dovrebbe dirlo lei, ministra.

ROBERTO CICCARELLI
GIANSANDRO MERLI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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