Il bazooka di Mattarella: «L’Europa capisca o è tardi»

Nessuno escluso. Il presidente attacca i «vecchi schemi fuori dalla realtà» e appoggia la linea del governo
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

È un messaggio preciso e molto duro quello che Sergio Mattarella invia ai governi europei che ancora non hanno capito «la gravità della minaccia per l’Europa» e si appigliano a «vecchi schemi ormai fuori dalla realtà», senza rendersi conto che «la solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse».

Understatement quirinalizio a parte, è come dire che quei governi ballano sull’orlo del precipizio. Il presidente, che nel suo messaggio precedente era stato molto severo nei confronti della presidente della Bce Lagarde, stavolta ci tiene a rimarcare che le cose sono cambiate, che la commissione, la Banca e il Parlamento europeo «hanno assunto importanti e positive decisioni». Non si può ancora dire lo stesso del Consiglio dei capi di governo, formula diplomatica che Mattarella adopera per prendere di mira i governi che fanno muro in nome del rigore. Quello del capo dello Stato è un appoggio forte alla battaglia che il governo italiano sta combattendo in Europa.

L’obiettivo realistico, salvo improbabili ripensamenti della Germania sui Bond, è ottenere condizioni di prestito più favorevoli, tassi di interesse uguali per tutti e non appesantiti dalla situazione del debito dell’Italia.

Inevitabilmente, è il passaggio sull’Europa che le circostanze pongono in maggior risalto. Non era però questo il principale obiettivo del Colle. Mattarella aveva già deciso di rivolgersi di nuovo agli italiani prima del fallimento del vertice europeo di giovedì. Ciò a cui teneva di più era lanciare un messaggio di fiducia e di riconoscimento del loro valore negli sforzi che stanno compiendo. Da giorni era palpabile la preoccupazione del Quirinale per una comunicazione che sembra esigere e rimproverare più che riconoscere. Mattarella ha voluto ribaltare quel codice, comunicando ai cittadini un senso di riconoscimento degli sforzi fatti e di partecipazione non solo alla fatica ma anche al dolore di tutti.

Il terzo passaggio centrale è un ulteriore appello alla coesione nazionale su tutti i piani: politico, istituzionale, sociale. Ma il presidente trova modo di dissipare possibili equivoci. Invocare dialogo e spirito unitario non significa spingere verso un governo di unità nazionale e Mattarella lo dice apertamente citando i «soggetti politici di maggioranza e di opposizione». Nessuno più di lui ha spinto in direzione del dialogo, anche se lo strumento di cui si sono poi dotati i partiti, quella «cabina di regia» che si è riunita ieri mattina per la prima volta non è farina del suo sacco.

Ma lo strumento importa poco. Quel che conta è che uno spiraglio di dialogo si sia aperto e si stia allargando.

Nel vertice di ieri mattina l’opposizione ha chiesto soprattutto una piena condivisione dei contenuti del prossimo decreto economico, il «Covid 6», da esplicitarsi non solo attraverso l’accoglimento di ordini del giorno ordinamentali ma anche con la presenza di un doppio relatore, uno di maggioranza e uno di opposizione, a siglare la sostanziale condivisione della manovra e con una consultazione permanente tra il premier e i leader della destra, che si rivedranno infatti la settimana prossima.

La destra ha chiesto un intervento molto più massiccio di quello annunciato dal premier: non 25 ma 75 miliardi, 50 nel decreto di aprile, altri 25 in quello successivo. «Servono 50 miliardi. Bisogna dare sussidi a chi non riceve stipendio a fine mese», spiega la capogruppo Bernini. È in realtà lo stesso tracciato che intendeva seguire il ministro dell’economia Gualtieri. Ieri però la delegazione di maggioranza ha avuto la sensazione di una frenata, forse dovuta a resistenze della Commissione europea con la quale è in corso la trattativa sul prossimo scostamento di bilancio.

La destra chiede anche di condividere la linea nei confronti della Ue e proprio su questo punto sono volate scintille tra il leghista Bagnai, che ha accusato il governo di «svendere l’Italia» e il ministro Gualtieri che la ha presa male e ha minacciato di disertare in futuro il tavolo. Tempesta rientrata, per ora, ma proprio il rapporto con la Ue rischia di rivelarsi il principale ostacolo nel percorso solidale, se non unitario, indicato da Mattarella.

ANDREA COLOMBO

da il manifesto.it

foto: screenshot tv

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Politica e società

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