I fuorilegge

Un deputato del partito che ha la fiamma tricolore nel simbolo, diretta erede del neofascista MSI (se ne facciano pure vanto), a sua volta diretto erede (o quasi…) del...

Un deputato del partito che ha la fiamma tricolore nel simbolo, diretta erede del neofascista MSI (se ne facciano pure vanto), a sua volta diretto erede (o quasi…) del fascismo repubblichino di Salò, il peggior fascismo dal 1919 in avanti, vuole mettere fuori legge noi comunisti.

Grazie alla Costituzione della Repubblica Italiana, non quella della Repubblica Sociale Italiana, questo signore può permettersi d’essere deputato, libero di parlare e di dire che i comunisti andrebbero banditi tanto quanto i fascisti dal contesto politico e sociale nazionale.

La differenza tra i comunisti e i fascisti, se deve essere spiegata in Italia è già elemento di una gravità inaudita: chiunque dovrebbe sapere chi erano almeno Antonio Gramsci, Enrico Berlinguer e magari anche Umberto Terracini, Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Camilla Ravera, Giancarlo Pajetta, Armando Cossutta, Pietro Ingrao. E pure Peppino Impastato, Pio La Torre, Margherita Hack, Pierpaolo Pasolini, Giulio Carlo Argan, i compagni e le compagne de il manifesto, persino Cucchi e Magnani.

Magari pure Pierangelo Bertoli, Enzo Jannacci, Marco Ferreri, tra i viventi Citto Maselli; altri artisti come Gian Maria Volonté, oppure scrittori come Gianni Rodari…

Insomma, la migliore Italia del ‘900 e persino di questi primi decenni del nuovo secolo: dalla Resistenza antifascista alla Resistenza antisovranista di oggi, che è e rimane comunque resistenza a qualunque atuoritarismo e neofascismo.

I comunisti in Italia, e nel mondo, hanno fatto tanti errori, ma hanno sempre e comunque guardato all’uguaglianza sociale, civile, persino morale dei popoli.

Chi oggi vuole mettere fuori legge la parte migliore della politica e della società, fa bene a proporlo, perché nonostante tutto, rimaniamo, noi che ci definiamo comuniste e comunisti, senza alcuna reticenza ideale, simbolica e persino canora, un pericolo: non elettorale, ma sociologico.

Nessuno può omologarci e costringerci a pensare che questo sia il mondo migliore possibile. Quindi, pur simili nelle condizioni di consenso ai primi anni del fascismo del secolo scorso in Italia, la nostra essenza rimane e continua ad essere l’unica speranza per un mondo altrimenti fatto di esaltazioni negative delle differenze, di razze inesistenti, di etnie inventate, di crudeltà agitate come patriottismi e leciti nazionalismi sovranisti.

Come direbbe David Parenzo (che non è comunista!) a “La zanzara“: “Come si chiama il partito del signore…? Fratelli d’Italia? Non ho altre domande, vostro onore.“.

(m.s.)

Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay

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Lo stiletto

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