I contagi scendono, ma poco. Siamo ancora nella fase 1

Codice rosso. I decessi frenano, ma i focolai non accennano a spegnersi. Accelera la ricerca sul vaccino

Il numero di vittime del coronavirus supera le ventimila unità, con i 566 morti registrati ieri. E i 3.153 nuovi casi registrati allungano la lista dei contagi fino a sfiorare quota 160mila. Rispetto a domenica, sono aumentate le vittime e diminuiti i nuovi contagi, come ha fatto notare il capo dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli nel quotidiano incontro con la stampa. I tamponi sono stati 36mila, cioè 10mila in meno di domenica e 20mila meno di sabato scorso.

Con Borrelli è intervenuto Giovanni Rezza, l’epidemiologo più alto in grado all’Istituto Superiore di Sanità. Rezza ha fatto notare che il gran numero di contagi e vittime non deve sorprendere. «Subito dopo il lockdown continua un po’ di trasmissione, soprattutto all’interno delle abitazioni e delle famiglie, e questo fa sì che la coda si allunghi» ha avvertito Rezza. «Inoltre, tra il momento del contagio e quello della notifica possono trascorrere anche 20 giorni». «Non arriveremo a contagi zero», ha detto, e quello dei decessi sarà «l’ultimo degli indicatori che noi vedremo deflettere».

In realtà, analizzando i dati su base settimanale, si osserva il fenomeno opposto: le vittime sembrano diminuire più velocemente dei casi. Confrontando le ultime due settimane si rileva che a livello nazionale i decessi sono calati del 20% (da 4.932 a 3.942) mentre i nuovi casi sono scesi solo del 12%, da 30.808 a 26.969. È il sintomo che siamo ancora in “fase uno”, con focolai che non accennano a spegnersi.

In Piemonte, i nuovi casi nell’ultima settimana sono stati 4.210, solo 2 in meno rispetto a quella precedente. I morti registrati in una settimana sono passati da 502 a 575. In Toscana si sono registrati duecento casi in meno ma anche un aumento dei morti del 48%, dai 119 della scorsa settimana ai 168 di questa.

Pesa nei numeri il bubbone delle case di riposo scoppiato solo nelle ultime settimane. Circa 500 operatori che lavorano nelle residenze sanitarie assistenziali (Rsa) di Brescia sono risultati positivi al coronavirus. I test hanno riguardato 2.000 operatori su un totale di 7.000. Il dato provvisorio suggerisce che nella provincia ci siano oltre 1.500 operatori delle Rsa contagiati dal coronavirus.

Sotto accusa c’è il blocco delle visite arrivato in ritardo nelle Rsa. «Quello che è successo, è successo prima, quando è stato consentito ai familiari, ai parenti di entrare per visitare i propri cari fino a marzo avanzato» ha denunciato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. «Quando i gestori della provincia del bergamasco hanno chiesto di poter chiudere l’accesso ai familiari, gli è stato detto di no perché questa era la disposizione della Regione Lombardia». «Abbiamo seguito i protocolli, abbiamo fatto tutte le scelte in accordo con l’Istituto superiore di Sanità», si è difeso Fontana durante una trasmissione radiofonica su Radio Rai.

La situazione sanitaria della Lombardia sembra meno grave di prima, ma ci sono ancora difficoltà dal lato della diagnostica. Negli ultimi giorni, i 31 laboratori autorizzati a svolgere i test in Lombardia sono stati in grado di analizzare quasi diecimila tamponi al giorno. «La nostra velocità di elaborare c’è, ma mancano adesso i reagenti!, ha spiegato il vicepresidente della regione Fabrizio Sala.

Nella regione vicina, il Veneto, il governatore Luca Zaia ha presentato una nuova ordinanza regionale che precisa alcune norme valide nella transizione verso la fase due. Sarà possibile allontanarsi dalla propria abitazione oltre il limite dei 200 metri, ma diventa obbligatorio indossare mascherina e guanti, mantenere una distanza di due metri invece che uno e avere una temperatura inferiore a 37,5 °C. Sempre nella regione, saranno vietate le grigliate fuori dal giardino di casa per il 25 aprile e il primo maggio.

Per fortuna, i tempi per un vaccino sembrano accorciarsi: la Advent, un’azienda con sede a Pomezia in provincia di Roma, ha annunciato l’avvio anticipato alla fine di aprile dei test sull’uomo di un vaccino sperimentale che sta producendo per l’università di Oxford. In questa prima fase, si osserveranno gli effetti collaterali legati alla somministrazione del vaccino su 550 volontari. Secondo l’amministratore delegato Piero Di Lorenzo, in caso di esito positivo inizieranno i test sul campo della sua efficacia. «Il vaccino potrà essere disponibile in uso compassionevole per alcune categorie già da settembre», ha spiegato il manager, «ma sarà necessario molto più tempo perché possa invece essere disponibile su larga scala per la popolazione».

ANDREA CAPOCCI

da il manifesto.it

Foto di fernando zhiminaicela da Pixabay

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