Per gli italiani, il primo regalo del 2023 è stato l’aumento, monstre, di benzina e gasolio. Evidentemente, le accise non erano più un problema per la neopremier, che dall’opposizione, sdegnata, ne aveva chiesto insistentemente la «progressiva abolizione», fino all’ultima campagna elettorale.

«È colpa della speculazione», si grida adesso. Ma non è così.

La benzina, fino al primo gennaio, costava di meno perché il prezzo era calmierato proprio con l’utilizzo dell’extragettito dell’Iva sui carburanti. Ora queste maggiori entrate sono state spalmate sul bilancio 2023, per finanziare altri capitoli di spesa, cosicché alla pompa il prezzo è tornato ai «livelli di mercato» (il mercato di un’economia di guerra). Una scelta politica intrisa di pressapochismo, che porta l’Italia al terzo posto in Europa per il prezzo più alto del gasolio (quinto per la benzina).

Facile immaginare i risvolti per cittadini e imprese, per le classi popolari. Non è solo un problema di «pieno» più caro (comunque +366 euro a famiglia per Assoutenti).

L’aumento del costo del carburante colpirà subito il settore dei trasporti e i prezzi al dettaglio, di conseguenza, continueranno a salire. Si prevede, nell’immediato, un aumento dei prezzi dei beni di prima necessità nell’ordine dello 0,6%. Pesante, se si considera che l’Italia, tra i grandi Paesi europei, è quello che ha fatto registrare l’inflazione più alta a dicembre, secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat (12,3% contro il 6,7% della Francia e il 5,6% della Spagna, per fare degli esempi).

Ne risentirà certamente l’economia. Proprio adesso che a livello globale incombe una nuova recessione.

Il 2023 sarà «un anno duro, più duro di quello alle spalle» fa sapere il Fondo Monetario Internazionale, indicando l’Italia e la Germania come i Paesi più vulnerabili tra quelli Ue, per via della loro dipendenza dalle importazioni di energia (e dell’incidenza del gas nella produzione elettrica).

Tutto abbastanza noto nel momento in cui il nuovo esecutivo ha licenziato la sua manovra. Come chiari erano i rischi di un aumento delle bollette di luce e gas ad inizio anno.

Il prezzo del metano è sceso sensibilmente rispetto ai mesi scorsi, ma gli italiani stanno pagando bollette più care del 23% a causa del meccanismo retrospettivo di calcolo attualmente in vigore. È il prezzo medio del mese precedente che conta.

Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, che non a caso ha parlato di una «Caporetto» del governo Meloni, per gli utenti in regime di «tutela» (fornitura di energia elettrica e gas al prezzo dell’Autorità), un rincaro del 23,3% significa spendere 400 euro in più all’anno. Complessivamente, tra luce e gas, parliamo di una stangata di oltre 3.500 euro per una famiglia tipo.

Inflazione, bollette, carburanti e mutui. Anche le recenti scelte di politica monetaria della Bce impatteranno sui portafogli degli italiani.

Il rialzo dei tassi, presentato da Francoforte come una medicina necessaria contro l’aumento generalizzato dei prezzi in Europa, farà sentire inevitabilmente i suoi effetti anche sulle rate dei mutui che gli italiani hanno contratto per comprare o ristrutturare casa. Anche qui i numeri sono da capogiro. Si stima che per i mutui a tasso variabile le rate potrebbero aumentare addirittura del 60% (già +36% nel 2022). Una tempesta perfetta. In attesa degli effetti dell’embargo sul gasolio russo che scatterà il prossimo 5 febbraio. Sarà un’altra stangata. E la Meloni non se la potrà cavare chiedendo ai giornalisti dove sono stati negli anni scorsi. Perché era tutto già scritto, quando il suo governo ha fatto la manovra per il nuovo anno.

LUIGI PANDOLFI

da il manifesto.it

Foto di Engin Akyurt