“Vi ricordate quel 18 aprile…”

Con l’unità tra PD – PDL e Monti sulla candidatura di Franco Marini al Quirinale finisce anche quello che rimaneva del Centrosinistra e si apre l’Era grillina totale… E’...

Con l’unità tra PD – PDL e Monti sulla candidatura di Franco Marini al Quirinale finisce anche quello che rimaneva del Centrosinistra e si apre l’Era grillina totale… E’ una scelta che risulta incomprensibile. Almeno, io non la comprendo. Sconvolge ogni tattica anche in chiave elettorale futura. Perché mai condividere il voto con Silvio Berlusconi e Mario Monti, quando si ha a disposizione un nome come quello di un giurista del calibro di Stefano Rodotà, peraltro ex PDS, proveniente quindi dalla storia della sinistra italiana?
La domanda è perfino inquietante perché non è lei tanto ad essere insidiosa, quanto le possibili risposte. Il nome dell’ex sindacalista ed ex presidente del Senato pare l’abbia fatto addirittura lo stesso Berlusconi. La fonte è “la Repubblica”, ed essendo un quotidiano autorevole e fieramente vicino al centrosinistra, c’è da crederci. Come mai Franco Marini mette d’accordo l’asse trasversale del centrosinistra, del centrodestra, addirittura pare anche la Lega e sicuramente Scelta civica di Mario Monti?
Potere del nome? Autorevolezza del candidato? E’ indubbio che Marini sia un nome “forte”, ma è altrettanto vero che non va nella direzione di quel cambiamento che moltissimi cittadini attendono. Sarebbe servita davvero una chiave di volta per aprire una serratura ormai incrostata, ed invece di inserire questa chiave di svolta nella toppa, si preferisce prendere degli arnesi da scasso e forzare il già fin troppo abusato senso di vicinanza della gente alle istituzioni, proponendo per la massima istituzione repubblicana un nome di chi in tutta evidenza non rappresenta altro se non il ricompattamento del dialogo con Berlusconi e Monti, l’allontanamento dei renziani (che infatti non voteranno Marini…) e la fine vera e propria del centrosinistra di piccolo cabotaggio.
Nichi Vendola annuncia la fine dell’alleanza e si prepara, giustamente, a votare Rodotà.
Quello del giurista ottantenne è un nome che, al pari di Marini, ha senso delle istituzioni, ma che probabilmente avrebbe raccolto solo pochi voti dal gruppo parlamentare del PD: si dice 1 parlamentare su 4.
La politica della paura però non paga, e se questo è un modo per ritardare il voto, il PD ha fatto la scelta peggiore che potesse fare: Grillo avrà tutto il tempo per accrescere i suoi consensi mentre il centrosinistra si logorerà nella separazione (se avverrà) da Sel e nel rapporto di vicinanza (se permarrà) con Berlusconi e Monti.
Un candidato “forte” come Marini, condiviso dalla stragrande maggioranza del Parlamento a Camere riunite, fa ipotizzare anche fin troppo facilmente la realizzazione di un governo di larghe intese dopo l’elezione al Quirinale dell’ex presidente del Senato.
Se questo dovesse avvenire, sarebbe anche implicita la impossibilità – in una fase di questo genere – di una collaborazione, di una apertura di dialogo con il Partito democratico per ricostruire la parte progressista del Paese e riportare il centrosinistra e la sinistra ad essere maggioranza.
Con la scelta di un presidente della Repubblica condiviso e con l’eventuale scelta di un governissimo, il Partito democratico taglia davanti a sé ogni possibilità di costruire un nuovo grande centrosinistra.
Che siano tirati per la camicia dai poteri forti, dai Colaninno, dalle banche, da chicchessia, i democratici si sono attorcigliati in un gioco più grande di loro e hanno deciso di eliminare la semplicità dall’agenda di governo del Paese, scegliendo ancora una volta la via più tortuosa e apparentemente più facile da percorrere. Invece questo nuovo abbraccio con Berlusconi è un nuovo vicolo cieco e non porterà se non sulle vie della intransigenza liberista in economia e del rafforzamento del populismo sia del cavaliere nero di Arcore che del comico genovese.
Equilibrismi e tatticismi da poco, ecco quello che mi sembra di poter vedere dietro la candidatura unitaria raggiunta da Berlusconi, Bersani e Monti. Per non andare al voto, per rafforzarsi vicendevolmente. Ma purtroppo non sarà così. Lo dico da uomo di sinistra che non ha mai lesinato critiche nei confronti dei grillini e soprattutto del duo Grillo – Casaleggio: questa mossa, questa nuova ennesima condivisione istituzionale con il centrodestra berlusconiano non rafforza il PD, ma lo mostra oggi come un partito-apparato che urla contro il cavaliere e poi nelle segrete stanze fa gli accordi per i posti, le “poltrone”, per il mantenimento dello “status quo”.
Mi chiedo che strumenti di ricatto abbia Berlusconi nei confronti del PD. Mi chiedo che cosa si aspetta il PD da questa intesa con Berlusconi e Monti. Mi chiedo se sia ancora possibile dialogare col PD a questo punto. Mi sono chiesto tutto questo ma non ho francamente una risposta.
Forse è l‘ora del “redde rationem” un po’ per tutti: si spacchi il PD e chi avrebbe scelto Rodotà o comunque non il patto tripartito con Berlusconi e Monti, venga a costruire la nuova Sinistra Italiana. Lo dico anche ai compagni ed amici di Sel. Ora la misura è davvero colma… La notte dell’incomprensibile scelta del PD è questa. Il giorno della sinistra non può che ricominciare… E siccome è il 18 aprile torna alla mente una canzone che i giovanissimi non conosceranno, ma che possono trovare su Internet. Basta digitare su You Tube: “Vi ricordate quel 18 aprile” e continuava: “D’aver votato i democristiani, senza pensare all’indomani a rovinare la gioventù…”. Suona attuale, vero? Purtroppo sì.

MARCO SFERINI

18 aprile 2013

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