Una rivista di ricerca comune

Rifondazione comunista. Sul web la nuova serie della rivista «Su la testa»

Il primo di luglio è uscito sul web il primo numero della nuova serie della Rivista Su la Testa. Bimestrale edito dal dipartimento cultura e formazione del Partito della Rifondazione Comunista, lo si può scaricare gratuitamente.

Questo primo numero che parafrasando Walter Benjamin, si intitola «Il Coronavirus come segnalatore d’incendio», parte dall’assunto che questa epidemia abbia un carattere periodizzante e propone di assumere il 2020 come anno zero, come spartiacque tra due epoche.

La crisi del coronavirus ha infatti reso evidente, sul piano mondiale, che il disastro è insito nei rapporti sociali capitalistici e nel rapporto che questi hanno determinato tra l’umanità e la natura.

Quella che è emersa è la falsificazione palese di tutte le grandi narrazioni che hanno caratterizzato il secondo dopoguerra.

E’ stata completamente smentita la grande narrazione della globalizzazione neoliberista: Lo stato e le relazioni gratuite della solidarietà hanno retto là dove il libero mercato e la concorrenza hanno fallito. Anche sul piano globale le nazioni amiche della Nato si sono rubate mascherine a vicenda mentre la piccola e vilipesa Cuba ha giganteggiato in una grande operazione di solidarietà internazionalista.

E’ stato sbugiardato il progressismo sviluppista. L’idea che noi possiamo restare sani mentre distruggiamo l’habitat naturale ha mostrato fino in fondo la sua fallacia. Non solo l’idea dello sviluppo ma quella del progressismo vengono messe fuori gioco da questa pandemia.

E’ stato seppellito il concetto di umanesimo che si era formato nell’immediato dopoguerra: I pazienti sono stati trattati in modo diverso a seconda delle aspettative di vita e della possibilità di superamento della crisi. Una “selezione” giustificata dalla una scarsità di mezzi che però era stata decisa attraverso le politiche di privatizzazione. Torna qui alla mente la categoria di “banalità del male” proposta da Hannah Harendt.

In sintesi, la grande narrazione dell’occidente capitalista risulta incapace di dare una risposta all’avvenire dell’umanità. Il Coronavirus ha dimostrato che si è esaurita la spinta propulsiva del capitalismo, che questo oggi ha assunto una funzione regressiva. Tutto bene quindi? No, perché parallelamente non è emersa una proposta di alternativa: conflitti, ipotesi, proteste, ma non un progetto di «un altro mondo possibile» reale e praticabile.

Il Coronavirus ha quindi evidenziato un fallimento e aperto uno squarcio ma, per porre efficacemente il tema dell’alternativa, non possiamo semplicemente riproporre cosa dicevamo ieri. Dobbiamo fare i conti con la novità e la drammaticità della realtà.

Questo dato investe fino in fondo il nodo del comunismo ma non solo. Sottolineando solo l’elemento più macroscopico, nell’era dell’antropocene diventa necessario un comunismo verde che ponga il tema della lotta allo sfruttamento della natura e del lavoro come indissolubili.

Parallelamente vanno ridefiniti i rapporti tra classe, specie, comunità, il rapporto tra democrazia e forme autogestite, tra universale e particolare, tra lavoro produttivo e riproduttivo, etc, etc. Sono molti i nodi di fondo, riguardanti gli elementi decisivi della vita delle persone, a cui occorre dare un risposta. Per questo abbiamo voluto fare una rivista di ricerca di argomenti per la rifondazione comunista. Non è nostra intenzione rincorrere la contingenza politica o la danza immobile della sua rappresentazione mediatica.

In particolare cercheremo di fare della rivista uno spazio pubblico di riflessione. Saranno invitati a dire la loro tutte le anime politico culturali che si pongono il problema dell’alternativa. In secondo luogo cercheremo di costruire un confronto effettivo anche attraverso la possibilità dei lettori di intervenire direttamente sul sito della rivista. Vogliamo costruire dialogo e confronto, non monologhi.

Una rivista promossa da un partito liberamente ma ostinatamente comunista; che vuole ricercare in modo aperto, plurale e non dogmatico la strada dell’alternativa; che vuole farlo coinvolgendo tutte e tutti coloro che condividono quella prospettiva e avranno voglia di interagire. La presente vale come invito…

PAOLO FERRERO

da il manifesto.it

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