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Mondo lavoro

Riconosciuti i contributi pieni ai part time ciclici

Nella legge di bilancio si compie la vittoria di una ormai storica battaglia del sindacato. Quella a tutela delle circa 100 mila lavoratrici degli appalti scolastici – pulizie, ristorazione, ausiliariato – che non lavorano nei mesi estivi di chiusura degli istituti e a cui l’Inps non riconosceva buona parte delle settimane di lavoro a fini pensionistici. Anni di flash mob in piazza, di cause legali (tutte vinte) contro l’Inps, di pressione sui politici per ottenere quanto previsto da una sentenza della Corte di giustizia europea del 2010. La battaglia della Filcams Cgil – partita dalla Lombardia e allargatasi a tutt’Italia – ha portato alla scrittura dell’articolo 62 della legge di Bilancio. Titolo: «Calcolo dei requisiti di anzianità̀ ai fini pensionistici nel part time verticale ciclico».

Testo: «A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, l’intera durata del contratto di lavoro a tempo parziale, che prevede periodi non interamente lavorati, è riconosciuta utile ai fini del raggiungimento dei requisiti di anzianità̀ lavorativa per l’accesso al diritto a pensione. A tal fine, il numero delle settimane ai fini pensionistici si determina rapportando il totale della contribuzione annuale al minimale contributivo settimanale». Pari a 10.800 euro l’anno e circa 207 a settimana. In più, la norma è retroattiva: «il riconoscimento dei periodi non interamente lavorati è subordinato alla presentazione d’apposita domanda con idonea documentazione».

Traduzione: «Tutte le lavoratrici a part time ciclico con 20-24 ore settimanali si vedono riconoscere solo 40 settimane l’anno ai fini previdenziali. Dal primo gennaio ne avranno riconosciute tutte e 52, potendo dunque avere 12 settimane (pari a 3 mesi) di contributi in più», spiega Giorgio Ortolani, l’uomo che dal 2014 con la Filcams Cgil a Milano e poi a Brescia ha mobilitato migliaia di lavoratrici e smosso decine di parlamentari sul tema. La mancanza di contributi costringeva molte delle lavoratrici a non poter andare in pensione e a dover lavorare spesso oltre i 70 anni. «Non arrivavano ai 20 anni di servizio previsti. Dal primo gennaio invece possiamo stimare che almeno un 25%, tra le 25 e le 30 mila riusciranno ad andare in pensione», spiega Ortolani.

Che ci tiene «a ringraziare per l’impegno il sottosegretario M5s al lavoro Claudio Cominardi, Francesco Laforgia (Leu), Marina Berlinghieri e Alfredo Bazoli (Pd), Eva Lorenzoni e Simona Bordonali della Lega».

La battaglia però non è finita. A rimanere escluse dalla norma sono le lavoratrici con meno ore a settimana e quelle che lavorano per cooperative che non rispettano i contratti.

E poi c’è ancora in gioco tutto il tema degli ammortizzatori sociali. Per tutte le lavoratrici a part time verticale ciclico nei mesi estivi non è previsto né Naspi, né indennità. «La promessa del governo è di affrontare il tema nella riforma degli ammortizzatori prevista nei primi mesi dell’anno», conclude Ortolani.

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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