Politica e antipolitica: relazioni perverse contro la democrazia

A questo punto sembra proprio che sia possibile: l’antipolitica che si è fatta governo collude con il principale partito a suo tempo esponente di quella che fu denominata la...

A questo punto sembra proprio che sia possibile: l’antipolitica che si è fatta governo collude con il principale partito a suo tempo esponente di quella che fu denominata la “casta”.

Lo scopo di questa “liaison dangerous” sembra quello di concorrere a salvare la democrazia da quei nuovi barbari assieme ai quali proprio l’antipolitica aveva realizzato punti fondamentali della propria parte del cosiddetto “contratto di governo” a partire dall’elemosina assistenzialista denominata “reddito di cittadinanza”. Tutto lecito se si realizzerà ma anche tutto catalogabile nella categoria dell’eterno trasformismo all’italiana.

Non bisogna però limitarci a quest’osservazione peraltro banale e scontata. Alla categoria dell’antipolitica trasformata prima in governo e poi approdata alla “casta” infatti debbono essere dedicati alcuni maggiormente approfonditi punti di analisi. Da diversi anni, infatti, proclamata l’obsolescenza dei concetti di destra e sinistra, era stata imposta un’agenda di discussione limitata al “politica versus antipolitica”.

Erano così emersi in misura massiccia orientamenti dell’opinione pubblica di pressoché totale sfiducia nelle istituzioni, nel Parlamento e nel governo: in questo modo si erano aggregate vaste aree di consenso in tempi rapidissimi.

Era così emerso un fenomeno assolutamente inedito di volatilità elettorale.

La politica e l’antipolitica: due termini quasi complementari, di cui era difficile fornire una definizione. A quel tempo nella vulgata allora corrente i due termini parevano appoggiarsi entrambi l’uno all’altro per sopravvivere nel gran circo mediatico: perché questo appariva, essere il punto, quello delle visibilità nel gran calderone dell’immagine.

All’altare dell’immagine furono sacrificati i principi di fondo sui quali si basava la politica, come concezione del governo della “res publica” nelle sue diverse forme. Forme diverse per diverse ideologie e per differenti schieramenti: questo era lo schema definitivamente saltato con il “contratto” gialloverde.

Oggi ci accorgiamo di aver forse sbagliato a formulare giudizi fondati sull’assunzione piena del concetto di “governabilità” (ricordate? In molte nostre critiche aleggiava l’idea di un esaurimento della politica all’interno del concetto di governabilità.).

Ebbene non si tratta neppure di questo: il dibattito di questi giorni mostra come, per l’appunto in forma trasversale, politica e antipolitica si muovano in sintonia realizzando il ritorno dell’antico “sovversivismo delle classi dirigenti”: classi dirigenti sovversive secondo la definizione gramsciana che stanno in tutti i luoghi, dalla politica, all’economia, all’informazione.

E’ stato questo il senso dell’incontro 5 stelle – Lega e sarà questo, se si verificherà, il senso dell’incontro 5 stelle – PD, così come per qualsiasi altra soluzione che cerchi di sfuggire alla necessaria radicalità di un confronto di livello generale su principi, opzioni, progetti e programmi.

Nella rottura del governo giallo verde s’impone di nuovo l’idea (forte) di governare la società imponendo, nella logica del post-moderno  una chiusura drastica di qualsiasi possibilità di trasformazione sociale, o soltanto d’intervento della collettività nelle scelte politiche.

Politica e antipolitica rinchiuse assieme nel circuito dell’autoreferenzialità dell’autonomia del politico: un ulteriore passo in avanti nell’indebolimento complessivo del sistema nell’anticamera di una risoluzione autoritaria della crisi della democrazia occidentale. Insomma: Orwell s’impone ancora come il profeta più lucido che il ‘900 abbia espresso.bUn livello di profezia che sopravvive anche in questo primo ventennio del 2000.

Siamo a una crisi più profonda di quanto anche i politologi più accorti stiano avvertendo: una crisi di prospettiva, di valori, di concezione del futuro.

Se si pensa a una sinistra, coerente e determinata, sarà necessario, usando il massimo possibile di pessimismo dell’intelligenza, cercare di muoverci su questo terreno senza farci ingannare da scadenze apparentemente più vicine e invitanti, ma in realtà illusorie.

FRANCO ASTENGO

16 agosto 2019

foto tratta da Pixabay

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