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Esteri

Orly, momenti di tensione, ma la paura non vince

A 35 giorni dal voto del primo turno delle presidenziali, la Francia è stata messa di fronte a un episodio tra il terrorismo e la crisi psichiatrica. Ieri mattina alle 8,30, un uomo ha cercato di sottrarre la mitragliatrice Famas a una militare dell’aeronautica, che pattugliava all’aeroporto di Orly. L’uomo è stato ucciso dai colleghi della militare, che era stata gettata a terra. Non ci sono vittime tra i passeggeri. L’aeroporto di Orly sud è stato chiuso per tutta la giornata, gli agenti hanno dovuto controllare che non ci fosse una bomba nascosta. Orly ovest, invece, ha riaperto a metà giornata, il traffico ha subito molti ritardi e vari voli sono stati trasferiti a Roissy-Charles De Gaulle. L’uomo, Zyed B., francese di 39 anni, era stato fermato alle 6,50 del mattino tra Garges-lès-Gonesse, dove risiedeva, e Stains, alla periferia di Parigi, mentre era alla guida di una Clio con i vetri rotti. E’ scappato, sparando su un poliziotto, ferito leggermente. Poi, a Vitry-sur-Seine con un car-jacking si è appropriato di una Citroen Picasso e si è recato a Orly, dove ha aggredito la militare dell’operazione Sentinelle, attiva nel quadro dello stato d’emergenza che vige in Francia dagli attentati al Bataclan. Il padre e il fratello di Zyed B., posti in stato di fermo, affermano che l’uomo era “fragile psicologicamente”. Aveva fatto periodi di carcere, per furto e spaccio. Era anche stato oggetto di una perquisizione amministrativa nel 2015, nell’ambito dello stato d’emergenza, per sospetti di “radicalizzazione”. Non era pero’ schedato “S” (jihadismo). François Hollande, il primo ministro Bernard Cazeneuve, i ministri degli Interni Bruno Leroux e Jean-Yves Le Drian hanno reso omaggio ai militari e riconfermato “l’utilità” dell’operazione Sentinelle e del prolungamento, fino a dopo le legislative di giugno, dello stato d’emergenza.

Grande tensione, che ha fatto precipitare per alcune ore nel clima dei giorni degli attentati. Ieri è stata anche una giornata importante per la campagna elettorale, che va avanti tra scandali e eccessive personalizzazioni, senza ancora essere entrata davvero nel vivo del confronto delle diverse posizioni. Ormai è ufficiale: il 23 aprile, al primo turno i candidati in lizza saranno 11, che hanno ottenuto i 500 patrocini necessari da parte di persone con incarichi elettivi nel paese. Mélenchon, Hamon, Macron, Fillon, Le Pen, i “grandi” che lunedi’ in prima serata si scontreranno per tre ore su Tf1, avranno come competitori anche due trotzkisti, Philippe Poutou (Npa) e Nathalie Artaud (Lutte ouvrière), oltre a Nicolas Dupont-Aignan (sovranista), Jean Lassalle (deputato senza etichetta, ex centrista), oltre ai bizzarri François Asselineau (anti europeo ultrà) e Jacques Cheminade (che vuole colonizzare Marte e ha già corso per l’Eliseo nel passato).

Prove di forza a sinistra nel week-end. Ieri, Jean-Luc Mélenchon ha riunito 130mila persone, la più grande manifestazione della campagna 2017 tra Bastille e République, una Marcia per la VI Repubblica. L’idea è condivisa anche da Hamon, ma la divisione a sinistra e la guerra dei SuperIo impedisce di manifestare assieme. “Questa è una manifestazione politica, un’insurrezione cittadina contro la monarchia presidenziale”, per ridare “potere al popolo” anche contro i poteri di Bruxelles, usando l’arma del referendum, per uscire dalla Nato. Ha denunciato “il tradimento” di Hollande, “resistenza” ma anche “dégagisme”, via tutti. Oggi, Hamon risponde con un comizio al palasport di Bercy, dopo aver presentato nei dettagli il suo programma giovedi’ e venerdi’ scorsi. Mélenchon ha vinto la scommessa della partecipazione, che è stata enorme come un’analoga manifestazione 5 anni fa sempre un 18 marzo (anniversario della Comune del 1871), sperando di rilanciare la campagna, che si stava spegnendo (i sondaggi danno per il momento il candidato della France Insoumise fermo intorno all’11,5%). Hamon spera anch’egli con il meeting di Bercy di rilanciare la campagna, che stagna (nei sondaggi è intorno al 12,5%). Tra Mélenchon e Hamon c’è una specie di patto di “non aggressione” e per entrambi il bersaglio è Emmanuel Macron e l’idea di “voto utile” per battere Le Pen. Macron ieri ha tirato fuori dal cappello la proposta di un servizio militare obbligatorio di un mese. Fillon ha la fortuna che il ridicolo non uccide: l’ultima riguarda i due completi giacca e pantaloni di Arnys a 13mila euro, pagati da un avvocato affarista, Robert Bourgi, 72 anni, grande maneggione nell’Africa francofona (è nato in Senegal). Bourgi è grande amico di Sarkozy, “ci divertiamo molto tra banditi”, afferma. Al punto che c’è chi sospetta che dietro lo scandalo delle giacche ci sia lo zampino dell’ex presidente. E’ solo l’ultimo episodio della saga “Repubblica delle banane”.

ANNA MARIA MERLO

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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