Un’onda gialla. Il colore scelto dal raggruppamento Rete! di Damiano Tommasi, ha invaso Verona portando l’ex calciatore a sindaco della città scaligera. Un risultato che mancava da 15 anni al Centrosinistra, ma che grazie a Tommasi, al suo modo di coinvolgere i giovani e a una campagna elettorale di basso profilo mediatico, è riuscito a farsi capire e ricevere la fiducia di tanta gente.

Il risultato finale: Damiano Tommasi 53,4%, Federico Sboarina, sostenuto da Fratelli d’Italia e Lega, 46,6 %. A nulla, quindi, è valso l’ultimo appello del sindaco uscente agli elettori evocando, con una lettera aperta pubblicata dai quotidiani locali, vecchie paure: «A Verona abbiamo già visto cosa significhi essere amministrati dalla sinistra: ci ha riempito di campi Rom, di clandestini, di degrado, di disordine…».

Sin dallo spoglio delle prime sezioni è parso chiaro che la proposta politica di Tommasi con il campo largo di Centrosinistra – formato da Pd, Azione, Più Europa, Partito socialista, Europa Verde, Traguardi, Lista Tommasi,

In Comune per Verona-Sinistra Civica Ecologista, Volt, Demos e Movimento 5 Stelle, privo del simbolo, per il veto di Calenda – stava ottenendo il consenso dei cittadini veronesi. Ed è stata subito festa nella sede del movimento che sosteneva l’ex calciatore di Hellas Verona, Roma e Nazionale. Esplosa poi in un grande applauso e un coro «sindaco, sindaco…» all’arrivo di Damiano Tommasi visibilmente commosso, che si è poi lasciato andare in un lungo abbraccio con la moglie e i suoi sei figli. U

na vittoria giunta in una data particolare per l’ex calciatore. Il 26 giugno era l’anniversario della morte di Don Milani al cui insegnamento il neosindaco della città scaligera è molto legato tanto da fondare e dirigere la Don Milani Bilingual School.

«È tempo di girare pagina, bisogna scrivere cose nuove e quando si scrivono cose nuove bisogna avere la forza di portarle avanti», le prime parole di Tommasi.

«Aver proposto un’idea sola di Verona è stato fondamentale. I veronesi hanno a cuore questa città molto di più di quanto si vuol far credere. Tocca ora a noi dimostrarlo con i fatti, ma mi auguro», ha proseguito, «che le belle persone che si sono attivate in questo periodo, contagino altre ad impegnarsi. Ho visto anche che in campagna elettorale ha funzionato coinvolgere tanti giovani e molti sono stati eletti in Consiglio comunale. Una energia che va messa nelle condizioni di dare il meglio per questa città. Le priorità sono tante ma sicuramente far diventare Verona», ha continuato l’ex calciatore, «una città europea non solo nei numeri ma anche nella visione del futuro che passa attraverso scelte amministrative precise».

A chi gli chiedeva se un risultato del genere se l’aspettasse, ha risposto: «Non avrei mai pensato di diventare sindaco, abbiamo scritto una pagina di storia. Incredibile l’entusiasmo che abbiamo mosso. Questa città ha dimostrato che si può fare politica senza denigrare l’avversario, ma parlando di progetti. Verona se lo merita. Verona aspettava questo da tanto tempo. Siamo riusciti a parlare di politica senza insultare».

Soddisfazione anche nelle file del Partito Democratico. «Tommasi ha dimostrato che si vince con le proposte, con la costruzione di un’idea», ha sottolineato Maurizio Facincani, segretario provinciale. «Verona merita di essere rappresentata per quella che è e non per quella che è sembrata per responsabilità di poche persone. Verona è una città solidale, aperta, produttiva che sa costruire e che sa anche impegnarsi per non lasciare indietro nessuno». Per Italo Sandrini, della lista Tommasi sindaco, il primo partito della città, «quando qualcosa parte dal basso come è successo qui a Verona ha più consistenza. Questo deve far riflettere».

Di certo a Verona è partito un messaggio forte al Centrosinistra a costruire un campo largo alle prossime elezioni politiche se si vuole vincere. Ma come suo costume Tommasi riporta tutto e tutti sul locale: «C’era attenzione massima a livello nazionale per la storia che si stava scrivendo in città, ma abbiamo sempre detto», ci tiene a precisare, «che il campo dove noi abbiamo giocato è Verona e che le scelte politiche si sono fatte qui tra di noi ed è stata una delle tante differenze con gli avversari».

Nel Centrodestra la batosta elettorale di domenica scorsa è stata vissuta come uno tsunami anche a causa del mancato apparentamento tra Sboarina e Tosi: al primo turno 32,6 %, il primo, 23,8 % il secondo.

Negli ultimi 15 anni la città scaligera era stata governata dalla destra (dieci anni con l’ex leghista Flavio Tosi, ora Forza Italia, e cinque con Federico Sboarina, Fratelli d’Italia), tanto da farla diventare un laboratorio politico. L’analisi che ne esce dalle urne è che molti elettori del Centrodestra non sono andati a votare non soddisfatti di quello che è stato costruito negli ultimi cinque anni, ma anche a causa di una coalizione divisa e litigiosa e che non ha mancato sin dai primi risultati dello spoglio a fare dichiarazioni di distinguo.

Per Paolo Paternoster, deputato della Lega, «non si capisce perché governiamo con Pd e M5S a Roma e Sboarina non possa governare con Tosi e Forza Italia a Verona». Il sindaco uscente, invece, rivolgendosi a Tommasi gli ha ricordato che lascia una città molto in salute e che sta crescendo. E che sarà suo dovere controllare affinché tutti progetti attualmente in cantiere siano portati a buon fine.

Ora si aspetta il primo Consiglio comunale di Verona – che sarà presieduto da Veronica Atitsogbe, genitori originari del Togo – per conoscere chi sarà il vicesindaco e gli assessori. Intanto la cosa certa è che la compagine di maggioranza sarà composto da dieci eletti nelle file della lista Tommasi sindaco (la più votata sfiorando il 16%), da otto del Pd (tra i quali anche la deputata Alessia Rotta, presidente della commissione Ambiente della Camera), tre di Traguardi e uno di In Comune per Verona-Sinistra Civica Ecologista.

GIORGIO VINCENZI

da il manifesto.it

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