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Marco Sferini

Nicoletta Dosio e l’antica lotta tra potere e libertà

Mi piacerebbe davvero tanto poter comprendere il nesso che intercorre tra una collaborazione con lo Stato e la propria autocarcerazione. In pratica, ad una persona, prendiamone una a caso, Nicoletta Dosio, si chiede di limitare la propria libertà in ottemperanza ad una ordinanza restrittiva.
Dunque se è una ordinanza, quindi un “ordine”, non è una richiesta di collaborazione tra Stato e cittadino. E’ un “ordine” e non si discute.
Quando, nelle motivazioni dell’ordine che stabilisce l’arresto domiciliare per Nicoletta, si leggono queste parole: “… l’entità del numero e della frequenza delle violazioni, le quali evidenziano una personalità estremamente negativa, intollerante delle regole e totalmente priva del minimo spirito collaborativo…”, mi tornano alla mente i vecchi casi di giudizio prima del giudizio, le opinioni dei pubblici ministeri che hanno deciso la psicologia di un cittadino e che, interpretandola sulla linea dell’adeguamento alle esigenze o necessità della Legge (con la elle rigorosamente maiscuola), emettono praticamente una sentenza prima ancora che vi sia stato un dibattimento in tribunale.
Di Nicoletta, quindi, si afferma che è una “personalità estremamente negativa”. Opinione, quindi opinabilità completa su questa affermazione, perché probabilmente è “negativa” per una parte, ma “positiva” per un’altra. La nostra, ad esempio, quella di chi pensa che la lotta contro la grande, faraonica opera che buca le montagne per far passare una ferrovia inutile, sia una lotta giusta, costituzionale, un atto di resistenza che è partecipazione popolare e, quindi, rientra in una forma di costruzione di un atto sociale e politico previsto dalla nostra Carta.
Si fa politica non solo nei partiti e nelle associazioni ma anche stando dentro i cardini di una lotta che dura per anni e che coinvolge un intero Paese alla fine, che è divisiva, perché è giusto che lo sia e che vede processi come quello ad Erri De Luca diventare una discriminante politica, culturale e sociale.
Si tratta di esempi, chiaramente, ma anche quello che sta accadendo a Nicoletta è un esempio, una forma di disobbedienza che è coraggio perché sfida chi ha il potere, sfida la Legge, sfida le norme che dovrebbero regolare la vita comune e, pertanto, tende a sovvertire proprio dei princìpi fino ad oggi indiscutibili.
Se uno di questi princìpi si incrina, rischia di venire meno l’assoluta obbedienza a tutto il resto del castello impositivo che si regge sulla accettazione passiva dell’ordine.
Ne verrebbe fuori un trattato anarcoide e bisognerebbe ricorrere soprattutto a Kropotkin, Malatesta e Bakunin per avere qualche parola di conforto in merito.
E’ garantito che ci troveremmo in dissenso sul terreno dell’analisi dell’economia come elemento strutturale e dello Stato come sovrastrutturale, non condividendo la priorità di attacco politico: per noi comunisti è necessario aggredire il capitalismo dalle fondamenta economiche e non da quelle statali. Solo così si può sperare di ridurre all’esaurimento la società che ha conosciuto il potere come elemento costitutivo delle relazioni umane e di queste con la natura.
Ma, nonostante le storiche divergenze tra anarchismo e comunismo, tra anarchici e marxisti, entrambi possiamo accorgerci della ingiustizia che c’è nelle accuse ad un cittadino o ad una cittadina che semplicemente lotta e che non vuole obbedire ad un ordine che non le vieta di uccidere o rubare ma che le impone delle restrizioni di libertà personale in virtù di un comportamento che non ha recato danno a nessuno.
Le idee e le lotte che ne conseguono possono essere fermate dalla Legge solo se limitano la libertà di altre idee e altre lotte.
Chi si batte contro il profitto e contro le speculazioni che distruggono una bellissima valle alpina non può essere mai definito un “terrorista”. Semmai può essere un “sovversivo”. Quante volte, nel correre dei secoli, i sovversivi di ieri sono diventati uomini e donne cui dedicare le vie di domani: Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi (condannati a morte dal governo sabaudo, incarcerati più volte, esiliati…), tutta la schiera dei successivi combattenti per la libertà del Paese… Quanti comunisti, dichiarati “sovversivi” dal regime fascista, sono diventati nomi illustri di una Italia che all’epoca sembrava perduta tra la marea nera della repressione feroce e violenta tra manganelli e olio di ricino: Antonio Gramsci, Sandro Pertini, Alcide De Gasperi, Pietro Nenni, Camilla Ravera…
Le leggi cambiano in base alla morale e questa si fonda sulla coscienza civile. Una coscienza civile che, oggi, lotta contro la Tav per il bene proprio comune dell’Italia, di una comunità non ristretta tra le valli del torinese ma che guarda alle altre lotte sparse sui territori.
Nicoletta questo lo sa e ha un coraggio che le dobbiamo soltanto invidiare.

MARCO SFERINI

23 settembre 2016

foto di Marco Ravera

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