Migranti e Italia, nessuno può ignorare queste accuse

Amnesty. Se l’Europa collabora direttamente con chi commette crimini contro l’umanità, è responsabile di crimini contro l’umanità

Che cosa dirà ora Minniti? Ma dirà qualcosa? O farà spallucce, come qualche giorno fa, quando l’Onu ha pesantemente criticato l’Italia per gli accordi con La Libia?

E Gentiloni? Farà finta di nulla? Proprio lui che è appena tornato da un tour in Africa, dove ha promesso investimenti in cambio di un freno all’emigrazione?

Le accuse di Amnesty International, diffuse ieri nel rapporto La rete oscura libica della collusione e riprese da tutta la stampa, sono terribili e circostanziate.

I governi europei, tutti i governi dell’Unione europea, sono consapevolmente complici degli abusi e dei crimini commessi dalle autorità libiche su decine di migliaia di migranti detenuti illegalmente in Libia.

I governi europei conoscono le spaventose condizioni di internamento dei migranti, e quindi sanno di stupri, torture e uccisioni (e ci mancherebbe, con tutti i servizi segreti e le forze speciali che operano in Libia). Inoltre, collaborano al sofisticato sistema di sfruttamento dei rifugiati e dei migranti. Non si tratta solo di collaborazione indiretta, ma di sostegno attivo, come nel caso della Ras Jadir, la nave donata dall’Italia alla Guardia costiera libica e responsabile di una manovra che ha portato, nel novembre 2017, all’annegamento di un numero imprecisato di migranti.

Gli europei hanno allestito il grottesco sistema Frontex, che si occupa di pattugliare le frontiere terrestri e marine dell’Unione e che ha ritirato le sue navi nei porti, per timore che salvassero qualcuno. Hanno elargito quattrini all’Italia, diverse centinaia di milioni di Euro, per fare da sentinella marina e gestire i rapporti con i libici, proprio come avevano finanziato Erdogan per riprendersi i profughi siriani e internarli in campi le cui condizioni disumane sono note. Gli europei, insomma, hanno attuato una strategia di contenimento e dissuasione delle migrazioni che arriva fino alla connivenza attiva con torturatori e criminali di guerra (e di pace).

Ora, se l’Europa collabora direttamente con chi commette crimini contro l’umanità, è responsabile di crimini contro l’umanità. Non giriamo intorno alla questione.

Le accuse di Amnesty contengono accuse che da noi nessuno può ignorare. Non lo può fare il governo, che deve dare una riposta e subito, perché è primo attore della strategia libica. Non lo può fare il presidente della Repubblica, che è garante anche del trattamento degli esseri umani coinvolti dalle politiche migratorie italiane. E non lo può fare la magistratura, che ha il dovere di intervenire sull’azione del governo se ha notizia di reati.

Finora, alcuni magistrati inquirenti si sono mostrati solerti e loquaci solo quando si trattava di accusare le Ong di collusione con i trafficanti, dando la sensazione di agire a sostegno del governo. Come i procuratori di Trapani che hanno sequestrato la nave Juventa della Ong Jugend Rettet. O come il mitico procuratore di Catania Zuccaro, che ha accusato ripetutamente le Ong di accordi con gli scafisti, per dire poi che non aveva prove e che le sue erano mere «ipotesi di lavoro».

Noi, come manifesto queste cose le scriviamo, le diciamo e le denunciamo da sempre. E vorremmo sapere che ne pensa il presidente Grasso, ora che è un leader politico nazionale della sinistra e su queste tragedie dovrà misurarsi non più solo in chiave istituzionale come ha fatto finora, ma di movimento.

Soprattutto che cosa ha da dire l’ex presidente del Consiglio Renzi che voleva «aiutare i migranti a casa loro». E che ha da dire l’onorevole Di Maio, il giulivo candidato premier dei 5 Stelle, che ha attaccato le Ong come «taxi del mare». E ora ci appelliamo a chi non è obnubilato dalla paura dell’invasione degli stranieri perché si faccia sentire e alzi la voce. Perché, se il nostro paese si rende responsabile di crimini contro l’umanità e noi stiamo zitti, anche noi siamo corresponsabili.

ALESSANDRO DAL LAGO

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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