La Lega padrona della piazza regala un selfie a Berlusconi

Orgoglio sovranista. Sul palco di San Giovanni Salvini fa sfilare il centrodestra unito. Per la folla c’è solo lui
Matteo Salvini, piazza San Giovanni, Roma

Manca più di un’ora all’inizio ufficiale della manifestazione, Matteo Salvini è già sul palco che manda baci e ringrazia «le mamme e i papà», gli striscioni sono ancora piegati sul prato, qualche bambino resta sveglio e gioca accanto al passeggino, intorno panini e bottiglie d’acqua. Scende sulla folla in attesa la voce di Iva Zanicchi. «Zingara», una delle canzoni preferite di Salvini che, appena trentenne, confessò l’emozione di avere la cantante come compagna di banco al parlamento europeo.

Sotto al palco i militanti dell’«orgoglio italiano» accennano qualche passo di danza a rischio di calpestare i loro slogan di tela, la parola «clandestini» è scritta in grandi lettere nere. Qualcuno canta. «Prendi questa mano, zingara». Mezz’ora dopo, dal fondo della piazza, entrano quelli di CasaPound, prima le delegazioni arrivate da fuori città e poi un centinaio in marcia dalla sede romana, senza bandiere ma con i simboli tatuati addosso e le magliette con il picchio che, anche quelle, piacciono tanto a Salvini. Dagli altoparlanti suonano il pop italiano che il capo adora: Vasco, Gianna Nannini, Nek, poi si risente Iva Zanicchi. Nel plotone di CasaPound ne storpiano i versi: «Ti taglio quella mano, zingara».

La sorpresa è che sul palco Salvini fa il discorso più moderato. A parte l’inizio, quando ricorda i sei agenti della polizia penitenziaria arrestati a Torino con l’accusa di aver torturato i detenuti e dice che la parola di un poliziotto vale più di quella di uno stupratore. Poi però resta molto al di sotto dell’islamofobia e dello sciovinismo diffuso alla piazza in un video con le parole di Oriana Fallaci.

Se Giorgia Meloni urla «Dio, patria e famiglia non ce li toglierete» e si spaventa perché «vogliono far diventare l’Europa un continente musulmano», Salvini raccomanda che «la politica deve restare fuori dalle chiese e dalle scuole» e che «i nostri bimbi mettano il grembiulino a scuola». La sua preoccupazione è che gli scolari non esibiscano «le felpe» – lui che stavolta non porta quella della polizia sulla camicia bianca. «Bisogna togliere il galateo alle forze dell’ordine e recuperare il manganello» lascia che a dirlo sia il presidente del Veneto Zaia.

Berlusconi più che moderato è praticamente immoto. Il capo leghista di nuovo attento alla coalizione di centrodestra – adesso che ne è il capo riconosciuto – fa la grazia di presentarlo personalmente alla folla «è stato il primo e tante cose deve ancora fare». La folla rumoreggia ugualmente e preferisce «Matteo, Matteo». Il Cavaliere nel saluto ha ormai la plasticità di un gatto cinese ma ha predisposto uno sfondo di giovanotti in stile preppy e sbandieranti.

Pensa bene di piazzare un discorso sui meriti dei suoi governi, preistoria. Cose tipo «abbiamo chiuso la guerra fredda dopo 50 anni di terrore atomico», altro che Quota 100. E anche sulle piazze piene, questa piazza San Giovanni, Berlusconi rivendica la primogenitura. Ricorda le manifestazioni del 1996 e quella del 2006, entrambe contro i governi Prodi, ma ci fu anche quella del 1998 contro il governo D’Alema. «Allora eravamo un milione», dice, mentre la questura questa volta conta 70mila persone e Salvini dice 200mila. E a memoria nel 2006 il palco era molto più avanti di quello di oggi.

La manifestazione sarebbe contro «il governo delle manette e delle tasse» anche se il filo logico è difficile da seguire. Meloni garantisce che «i grandi evasori sono i cinesi, i giganti del web e gli extracomunitari». I cinesi che peraltro, secondo Zaia, «ci stanno inondando di schifezze». Anche Salvini è convinto che l’obiettivo dei 5 Stelle e del Pd sia quello di «tartassare i poveri commercianti» e nella manovra del governo vede «il segno di uno stato di polizia». Curiosamente, malgrado l’elogio continuo alle forze dell’ordine, la cosa lo spaventa. Alla fine si dimentica degli alleati, o fa finta, e dopo aver già salutato tutti torna indietro e li chiama per un applauso tardivo, ma congiunto.

La Lega è padrona della piazza. I vecchi simboli del folklore padano, ridotti al minimo nella manifestazione dell’anno scorso in piazza del Popolo, sono quasi spariti. Il signor Antonio resiste con camicia verde, fazzoletto con il sole delle Alpi e cartello in lombardo «Seziòn de Sarònn», ma sembra un cimelio. Sulle bandiere del Leone di San Marco, che ispirarono un’artigianale ma armata sedizione, adesso c’è scritto «autonomia». I deputati di Salvini sono sparpagliati tra le gente, ecco Claudio Borghi presidente della commissione bilancio: «Matteo ha trasformato la Lega senza strappi, con un’abilità straordinaria. Io ero in questa piazza anche nelle manifestazioni del centrodestra e vedo ancora più entusiasmo. È molto pericoloso fare un governo contro il popolo». I deputati tra la folla replicano il rito salviniano del selfie con i militanti. Ecco l’ex plenipotenziario leghista all’economia nel governo gialloverde, Massimo Garavaglia, in maniche di camicia. «La mia unica dichiarazione oggi è questa: per la prima volta la piazza della sinistra è piena di lavoratori».

Soprattutto è piena di giovani, una cosa colpisce nella loro diversità con quelli che riempiono le piazze dei Fridays for future: qui nessuno ha pensato di portare un cartello con una sua frase. Circolano però molte bandiere. Fratelli d’Italia ha mandato qualche militante già al mattino per presidiare i quattro angoli con la sua fiamma. Al centro resiste un nucleo con le insegne di Forza Italia. Una signora tiene alta la vecchia bandiera berlusconiana ma al collo porta una sciarpa di Salvini.

Indecisa? «Macché, io sto con Salvini – risponde la signora Pina arrivata in treno da Catanzaro – mi hanno fregato. Ho chiesto una bandiera dell’Italia e allo stand della Lega mi hanno dato questa». «Siamo passati dall’Alberto da Giussano al tricolore senza strappi», spiega intanto un altro deputato immerso tra la folla, il bergamasco Daniele Belotti. Felice anche perché «l’Atalanta sta vincendo 3 a 0 con la Lazio». Alla fine però sarà pareggio. A gioire è allora un militante leghista romano, in fila per comprare una felpa di Salvini che metterà sulla sua maglietta che celebra il centenario dell’impresa di Fiume. C’è sempre folla ai banchetti, con un documento si firma per chiedere le dimissioni di Virginia Raggi. E si può anche fare la tessera della Lega-Salvini premier. Costa solo dieci euro.

ANDREA FABOZZI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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Politica e società





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