È diventato un caso politico quanto accaduto nella notte di San Silvestro al deputato di Fratelli d’Italia, Emanuele Pozzolo. Durante la festa di Capodanno nei locali della Pro loco di Rosazza, un paesino in provincia di Biella, dalla pistola regolarmente detenuta dal deputato meloniano è stato sparato un colpo che ha ferito ad una gamba il genero di un agente della scorta del sottosegretario alla Giustizia e compagno di partito Andrea Delmastro, presente alla festa.

Il deputato ha dichiarato che non era lui a maneggiare l’arma quando il colpo è partito «accidentalmente». L’arma sarebbe una North American Arms LR22, un revolver di piccole dimensioni – sta nel palmo di una mano – facilmente occultabile che viene spesso usato come seconda arma. La pistola è stata sequestrata e la prefettura di Biella ha avviato il procedimento di revoca del porto d’armi per difesa personale rilasciato al parlamentare che è ora indagato per lesioni aggravate.

Dopo aver inizialmente invocato l’immunità parlamentare, Pozzolo avrebbe acconsentito di sottoporsi allo stub per rilevare eventuali tracce di polvere da sparo non consegnando però i propri abiti ai carabinieri: lo avrebbe fatto solo circa sei ore dopo i fatti. Immunità che però, secondo la Procura di Biella, non doveva essere eccepita perché non era stato chiesto all’onorevole di sottoporsi a perquisizione personale o domiciliare.

Pozzolo, 38 anni di professione consulente legale con alle spalle una lunga militanza politica prima in Alleanza Nazionale, poi nella Lega Nord e quindi in Fratelli d’Italia, è stato eletto deputato di FdI nel 2022. In più occasioni si è espresso sui social a favore del possesso delle armi e tra i suoi messaggi – diversi dei quali sono stati cancellati da Facebook dopo il primo gennaio – si trova ancora traccia di alcune sue dichiarazioni: nel 2015, dopo la strage in Oregon, Pozzolo scriveva che «per Obama è sempre colpa delle armi. Eppure io non ho mai visto una pistola sparare da sola».

Che invece è quello che sostiene dopo la notte di Capodanno. E nel giugno del 2016, postava un messaggio su Facebook (oggi risulta cancellato) che iniziava cosi: «L’Ue vuole togliere le armi ai cittadini onesti per combattere il terrorismo. Spieghiamo a questi maiali che…».

È il mantra della lobby della armi che trova in Salvini e oggi soprattutto nei politici di Fratelli d’Italia, la propria sponda politica: il riferimento è Giovanbattista Fazzolari, attuale sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’attuazione del programma di governo nel governo Meloni. Non è un caso che proprio Fazzolari, nella scorsa legislatura, sia stato il promotore della legge che nel dicembre del 2021 ha abrogato il divieto di vendita in Italia di armi corte in calibro 9×19 mm parabellum.

Vi è poi il senatore di Fratelli d’Italia, Bartolomeo Amidei: lo scorso luglio ha presentato un disegno di legge che, oltre a modificare ampiamente le normative sulla caccia, intendeva permettere anche ai sedicenni di andare a caccia portando legittimamente un’arma a questo scopo. Iniziativa ritirata nelle scorse settimane dopo le polemiche sollevate dalla pubblicazione della notizia.

È stato invece approvato dal Consiglio dei Ministri ed è in esame in Parlamento il disegno di legge proposto dal ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, che autorizzerà gli agenti di pubblica sicurezza a portare senza licenza un’arma diversa da quella di ordinanza quando non sono in servizio. La norma permetterà a 300mila agenti di girare sempre armati con un’arma propria. Il ministro Piantedosi l’ha spiegata dicendo che l’arma di ordinanza è difficilmente occultabile e che il provvedimento servirà a «impedire la commissione di un reato».

E qui sta il punto. Oggi possono girare armati con un’arma propria acquistabile senza l’obbligo di ottenere una licenza solo prefetti, questori, magistrati e ufficiali di pubblica sicurezza. Ma lo scopo è quello della propria difesa personale: norma comprensibile visto che si tratta di persone che svolgono per lo Stato una professione rischiosa. Il provvedimento del governo è finalizzato alla «pubblica sicurezza»: compito per il quale spetterebbe allo Stato fornire le armi e un addestramento adeguato, che invece, viene dato per scontato.

Sono solo alcuni dei provvedimenti messi in campo dalle destre. Ma quello che si vuole ottenere è un ribaltamento della visione della armi e della “cultura” che le circonda. Da strumento di offesa, il cui possesso va regolato rigorosamente, a mezzo ordinario per la difesa personale e per la sicurezza pubblica. Il prossimo passo sarà l’ennesima modifica alle norme sulla legittima difesa: per rendere – come invocano da anni – la difesa sempre legittima.

GIORGIO BERETTA
Analista dell’Osservatorio Permanente Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa – OPAL

da il manifesto.it

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