Just Eat, dopo le lotte il contratto di lavoro dipendente

Capitalismo delle piattaforme digitali. Si parte da Lombardia, prima città sarà Monza. Obiettivo mille assunzioni in 23 città. Il modello contrattuale chiamato "scoober". Aperta una trattativa sindacale a livello aziendale. La Uil: "la retribuzione oraria non va avulsa dal contratto nazionale"

Assunzioni con contratto di lavoro dipendente al via per Just Eat, la piattaforma di consegna di cibo a domicilio, a partire da marzo prossimo, per ora in Lombardia, e a partire da Monza, la prima città dove sarà adottato il contratto chiamato «Scoober» già attivo in 12 paesi e in oltre 140 città, con più di 19 mila riders. I ciclo-fattorini godranno delle tutele dei lavoratori dipendenti: un compenso orario, ferie, malattia, maternità/paternità, indennità per lavoro notturno, e festivi, coperture assicurative, dispositivi di sicurezza gratuiti in dotazione, formazione obbligatoria e tutele previdenziali.

L’iniziativa sarà adottata nelle 23 città in cui opera la piattaforma nel corso dell’anno e varierà in base ai territori. Nelle piccole città i rider potranno operare con mezzi propri pur avendo accesso ad una fornitura di dispositivi di sicurezza, indumenti «brandizzati» e zaino per le consegne forniti da Just Eat. Nelle grandi città come Milano, Roma, Torino, Bologna e Napoli saranno previsti luoghi d’incontro, chiamati hub, dove i rider avranno a disposizione mezzi di lavoro come gli scooter elettrici o e-bike, zaini, giacche e caschi. I lavoratori potranno inoltre usare con mezzi propri, soprattutto nelle aree più lontane dal centro. Il progetto ha un obiettivo di assumere oltre mille rider nei primi 2 mesi ed entro aprile a Milano del primo hub. Il progetto sarà esteso a Brescia, Verona, Parma e Reggio Emilia ed altre città dell’Emilia Romagna. A Milano, entro aprile, sarà creato il primo hub. Just Eat adotterà un regolamento aziendale che prevede di utilizzare diversi regimi di orario: contratti di lavoro dipendente full time, (40 ore settimanali), Part-time (variabile in base alla città e ai volumi di ordini previsti) e a chiamata.

Quanto alla retribuzione, anch’essa oggetto delle lotte dei rider autorizzati insieme al riconoscimento dello status di lavoratori dipendenti, Just Eat riconoscerà un trattamento non inferiore alle tabelle previste da contratti collettivi esistenti per profili ed attività analoghe, garantendo un compenso orario del valore medio di circa 9 euro. È un valore indicativo che sarà ottenuto applicando su una paga base di 7,50 euro l’ora, indipendentemente dalle consegne effettuate, il pacchetto di maggiorazioni previste dalla normativa in vigore. A tale somma si aggiungerà un sistema di bonus legato al numero di consegne. Tale importo potrà essere aggiornato e rivisto dopo la trattativa in particolare sulla flessibilità oraria e organizzativa iniziata ieri con i sindacati. La Uil sostiene che la nota di Just Eat sulla retribuzione oraria sia «avulsa dalle tutele salariali previste dalla contrattazione collettiva».

La decisione di Just Eat è stata annunciata a novembre, dopo le proteste dei rider contro l’accordo del 16 settembre scorso fra AssoDelivery, l’associazione che rappresenta le principali aziende del settore (da cui Just Eat e Ugl. L’intesa è stata contestata da Cgil, Cisl, Uil perché inquadra i rider come lavoratori autonomi e non subordinati.

ROBERTO CICCARELLI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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