Il “demonio” di Mann nell’Europa sovranista di oggi

Fu Thomas Mann a riconoscere, appena finita la Seconda guerra mondiale, che la Germania dell’epoca era un apparato statale e sociale che voleva estraniarsi dal mondo con la sua...
Statua dedicata a Thomas Mann con il suo cane Bauschann

Fu Thomas Mann a riconoscere, appena finita la Seconda guerra mondiale, che la Germania dell’epoca era un apparato statale e sociale che voleva estraniarsi dal mondo con la sua potenza e superiorità e, al contempo, espandersi in tutto il mondo, diventarne il perno, il centro, il fulcro attorno al quale girasse la megalomania di Hitler e del partito nazista.

Una contraddizione che molte potenze imperialiste hanno vissuto e continuano a vivere, prigioniere di un sistema economico che non lascia spazio a rapporti di autonomia e unità, ma che coinvolge appieno anche quei tentativi – seppure autoritari e deprecabili – di presa di posizione quasi indipendente, autarchica dalla cosiddetta “plutocrazia” occidentale.

La Germania sconfitta, umiliata dopo la Grande guerra, non aveva la forza di resistere al crescente dominio del capitalismo e la debole democrazia di Weimar tanto meno poteva essere una protezione a garanzia dei diritti sociali e civili di un popolo abituato ad obbedire ciecamente agli ordini, a dirigere una economia che era fuoriuscita dal Medioevo campagnolo del Sacro Romano Impero poco prima della Rivoluzione francese.

La Germania degli anni ’30 del terribile e potente Novecento, era così il migliore laboratorio possibile che si potesse trovare su piazza per sperimentare l’ascesa di populismi e forze estremiste di destra che teorizzavano complotti economici contro l’indipendenza nazionale, contro la purezza razziale di un arianesimo che sarebbe divenuto tristemente noto a partire dalla propaganda antisemita del “Mein kampf” scritto da quella “belva domata”, così tanto sottovalutata dal governo bavarese.

Thomas Mann, a proposito, scrive: “Il nostro massimo poema, il “Faust” di Goethe, ha per protagonista l’uomo al confine tra Medioevo e umanesimo, l’uomo che si arrende al demonio e alla magia per temeraria sete di conoscenza. Dove l’orgoglio dell’intelletto si accoppia all’arcaismo dell’anima e alla costrizione, interviene il demonio.“.

Il diavolo, evocando le glorie antiche di popoli uniti da Arminio contro gli invasori romani che mai riuscirono a stabilire la colonia germanica pur essendo arrivati fino al fiume Elba (presagio inconsapevole di una liberazione che avverrà nella fine di aprile del 1945 quando gli eserciti alleati e sovietici si incontreranno proprio su quel fiume, a Torgau) e facendo poggiare la discendenza millenaria del germanesimo moderno sulle stesse radici sulle quali Mussolini aveva fondato il suo “impero”, sulle “genti romane” e rifacendosi impropriamente (e strumentalmente) a Cesare e ad Augusto, gestendo abilmente la crisi economica tedesca, l’inflazione dilagante e il malcontento della gran parte della popolazione, era riuscito a trasformarsi da piccola setta nazionalista con blande critiche antisemite in forte partito armato, paramilitare, intollerante verso ogni altra cultura.

Da piccola formazione trascurabile da una democrazia che si sentiva certa di poter “domare la belva” rilasciandola dal carcere dopo il putch di Monaco, il partito nazista divenne con elezioni democratiche padrone della nazione e, come ebbe più volte a sostenere Goering, persino a Norimberga, “intenzionato a non lasciare più il potere, liquidando il parlamentarismo”.

L’Europa in cui oggi viviamo mostra tutti i segni premonitori di un nuovo diavolo che utilizza un orgoglioso intelletto presso le masse, che sfoggia sicurezza e forza di una ragionevolezza che scivola su concetti così banali che dovrebbero essere rifiutati a priori da menti pensanti e critiche.

Ma oggi la coscienza critica, l’unica veramente possibile che nasce e cresce sulla propria condizione di classe, è una sorta ricordo lontano, di evocazione quasi fiabesca da parte dei comunisti, di noi che ci ostiniamo a ritenere che, tutto sommato, duemila anni di storia sono una briciola di evoluzione rispetto ai miliardi di anni che questa terra vivrà ancora: con o senza la specie umana presente. L’universo procede come materia inconsapevole di esistere, molto più semplificata rispetto alla complessità che ci contraddistingue e che è un mezzo come tanti: utilizzarla per migliorare la vita breve che ci tocca sarebbe lo scopo della vita stessa; farne un mezzo di annientamento per sete di potere economico, politico e di dominio dell’essere umano su altri esseri umani è la desertificazione della coscienza che accetta qualunque sistema economico.

Come il nazismo, anche le forze di estrema destra di oggi, a parole sostengono di essere “sociali”, di badare agli interessi dei più poveri e di voler ostacolare i grandi poteri economici: dalla Banca Centrale Europea fino al Fondo Monetario Internazionale. Organismi che gestiscono le sovrastrutture politiche, pur essendo anche loro sovrastrutture create dal capitalismo per autogovernarsi e superare le crisi che inevitabilmente è costretto ad attraversare nel corso dei cicli economici.

Le forze di destra, del moderno populismo, agitano spettri di nazionalismo come elementi caratterizzanti della società e invocano il lavoro come valore fondante del popolo, includendo tutto il popolo: sfruttati e sfruttatori insieme. Nessuna distinzione di classe. Del resto non sono forze marxiste e nemmeno socialisteggianti: sono agglomerati di differenze unite da comuni nemici. La casta politica vecchia e corrotta, i migranti e i rom, quindi le minoranze che sono “fastidiose” perché ci costringono a rapportarci con noi stessi e con le nostre paure ancestrali, secolari…

Le forze della destra hanno i loro démoni che avanzano in ogni paese e che soppiantano le vecchie culture democratiche, riformiste, liberali, con prospettive di sviluppo agganciate ad una crescita costante dell’odio senza mettere minimamente in discussione i rapporti di produzione, senza fare alcun cenno alla lotta fra le classi.

Su questo terreno ibrido, fatto di finta socialità mescolata ad interesse nazionale e protezione securitaria rischia di aprirsi una stagione lunga per una nuova notte della democrazia in un capitalismo compiacente finché tutto ciò non metterà in serio pericolo la stabilità dei profitti e l’accumulazione dei medesimi.

André Breton, citando Brecht e Rimbaud, unendone i pensieri, sosteneva che “trasformare il mondo” e “cambiare la vita” erano una simbiosi da realizzare. Il nuovo medioevo dei populismi e delle destre sovraniste punta alla conservazione. Saperlo per tempo dovrebbe aiutarci a conoscere il nemico. Non l’avversario. Il nemico. Di classe.

MARCO SFERINI

18 dicembre 2018

foto tratta da Pixabay

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