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Economia e società

Fincantieri, Roma dice no a Parigi

Non sarà un incontro facile quello di martedì a Roma tra il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire e i due ministri italiani Padoan e Calenda. Due giorni fa, rispondendo alla telefonata del presidente Macron, Gentiloni era stato fermo ma, secondo il suo stile, aveva evitato di alzare i toni. Anche il ministro dello Sviluppo Calenda ha il suo stile, ed è molto diverso da quello del premier. Va giù durissimo: «Il punto del governo italiano è: non c’è verso che noi accettiamo il 50 per cento, meno di quello che avevano i coreani. È una questione di rispetto e dignità. Non ci muoviamo di un millimetro e non lo faremo martedì. Questo farò bene alla Francia perché deve capire che nazionalizzare è sbagliato».

Il ministro liquida l’ipotesi, per la verità mai presa sul serio da nessuno, di una “ritorsione” su Telecom, ormai controllata dalla francese Vivendi, con una nazionalizzazione speculare a quella di Sainte-Nazaire: «Non si risponde a una fesseria con una fesseria ancora più grossa».

Quelli di Calenda non sono strilli a vuoto. Il governo italiano intende davvero puntare i piedi e rimettere in discussione l’acquisizione se la Francia insisterà nella scelta di annullare gli accordi presi con Hollande, che prevedevano il controllo da parte di Fincantieri di oltre il 66 per cento dello spezzone europeo dei cantieri Stx, più o meno quello che avevano i coreani al momento dell’acquisizione contrattata con Hollande.

La linea dura assunta da Calenda, probabilmente, serve proprio a evitare equivoci con i francesi, che negli ultimi giorni hanno sempre ripetuto di voler riprendere le trattative con l’Italia e di aver scelto la nazionalizzazione solo perché costretti dai tempi stretti: ieri infatti sarebbe scaduto il termine entro il quale Parigi poteva esercitare il diritto di prelazione. Il governo italiano ha voluto far sapere per tempo che quella via è preclusa: non si può riaprire la trattativa come intende fare Macron. Tanto più che alternative concrete all’ingresso di Fincantieri non ce ne sono e, come ha fatto notare ieri in un’intervista l’economista francese Jean-Paul Fitoussi, Sainte-Nazaire rischia di ritrovarsi, a parti rovesciate, nella stessa situazione di Alitalia dopo aver rifiutato l’intervento di Air France.

Martedì, subito prima di imbarcarsi per Roma, Le Maire incontrerà il presidente della Regione Loira Retailleau e i rappresentanti di una ventina di enti e aziende interessate a entrare nel capitale dei cantieri. Il progetto di Retailleau sarebbe quello di far entrare nel capitale anche i lavoratori. Ma che il progetto riesca a compensare l’afflusso di capitali italiani sembra al momento poco probabile.

Se Roma non può arretrare, neppure Macron, che ha deciso la nazionalizzazione per questioni di immagine e popolarità interne, può ingranare la retromarcia. La sola soluzione sarebbe quindi quella di mantenere fermo il punto d’arrivo fissato con Hollande ma con una diversa agenda: partire cioè dal 50 per cento per poi arrivare al 66 in un secondo tempo e solo dopo aver offerto le garanzie sul piano occupazionale che rappresentano la maggior preoccupazione, in termini di immagine, per Macron.
Ma anche questa è per ora solo un’ipotesi, come tutte sino a quando, martedì, Le Maire non metterà sul piatto la sua al momento ignota proposta.

In discussione, però, non c’è solo la pur importante partita della acciaierie di Sainte-Nazaire. Come segnalava ieri l’editoriale del Financial Times, la nazionalizzazione «accresce a Roma il senso di tradimento» non perché il presidente francese non avesse tutto il diritto di nazionalizzare, ma perché Macron, dopo essersi proposto in campagna elettorale come diga europeista contro la spinta protezionista e antieuropea di Marine Le Pen ha poi adottato politiche che vanno proprio in quel senso. La vicenda Stx chiarirà dunque almeno in parte se il presidente francese vuole viaggiare in direzione di una maggiore integrazione europea, come ha chiesto anche ieri la ministra italiana della Difesa Roberta Pinotti proponendo un passo avanti verso la costruzione del principale polo cantieristico europeo navale con collaborazione allargata anche alla Germania, o se la sua visione mette sempre e solo la Francia al primo posto.

ANDREA COLOMBO

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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