Lingua morta (se va avanti così…)

Tutti a gridare all'”invasione” per quanto concerne i migranti. Ma forse la vera invasione è linguistica: le parole inglesi che stanno soppiantando quelle italiane sono moltissime. Una amica l’altro...

Tutti a gridare all'”invasione” per quanto concerne i migranti. Ma forse la vera invasione è linguistica: le parole inglesi che stanno soppiantando quelle italiane sono moltissime.
Una amica l’altro giorno mi ha mandato una e-mail (posta elettronica, in italiano) chiedendomi quale era la deadline del lavoro che le chiedevo di fare.
Ho ragionato un attimo: dead vuol dire “morte”, forse qui vorrà dire “fine”… Line vuol dire “linea”. Quindi “linea della morte” o “linea della fine”.
Poi mi sono fatto tradurre la parola composita: ne è venuto fuori che voleva dire intendere il “termine ultimo”.
Ho sempre confessato un certo contorcimento cerebrale, un dispiacere emotivo proprio, nell’assistere all’omicidio di molte parole e all’utilizzo dell’inglese non come “seconda lingua” ma come lingua che si sostituisce alla nostra.
L’avvento della moderna interattività internettiana ha agevolato tutto questo rimescolamento linguistico, ma perché usare “deadline” quando si può usare “termine ultimo”?
Perché usare car sharing quando si potrebbe dire “condivisione auto”?
Abbiamo una parola per (quasi) tutto, anche per le più inglesi tra le inglesi delle terminologie specifiche.
Ma sembra proprio che l’invasione anglofona vada avanti… altro che i migranti!

(m.s.)

foto tratta da Pixabay

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Lo stiletto

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