Ascolti staff leasing e pensi a un accordo di fornitura di una vettura. E invece è una forma di contratto: era in staff leasing Giuseppe Borrelli, 26 anni, un ragazzo di Volla, nel napoletano, che martedì sera è rimasto stritolato ed è morto in una pressa della Laminazione Sottile, fabbrica del Gruppo Moschini che ha sede a San Marco Evangelista, in provincia di Caserta.

Era da solo, secondo le prime ricostruzioni, quando si è verificato l’incidente. Il Gruppo Moschini ha stabilimenti tra Italia, Inghilterra, Turchia, Canada e Corea del Sud. A San Marco Evangelista occupa circa 400 addetti: trasformano in pellicole di alluminio per alimenti i profilati di 30 o 40 metri. Borrelli lavorava lì da alcuni anni – tra i suoi colleghi c’è chi dice 3, chi ne ricorda 4 – ma il suo datore di lavoro non era né Massimo Moschini, insignito alcuni anni fa da Mattarella della onorificenza di Cavaliere del Lavoro, né qualcun altro della famiglia di imprenditori.

Aveva un contratto, infatti, con Gi Group, agenzia interinale. Era quest’ultima che lo aveva assunto a tempo indeterminato, con la possibilità di spostarlo da un cliente all’altro, sulla base delle richieste, ed era Gi Group che gli pagava lo stipendio di circa 1.800 euro al mese, sia pure sulla base dell’inquadramento contrattuale dei metalmeccanici. Staff Leasing, appunto, che sul sito della medesima agenzia è descritto come una formula che garantisce straordinari vantaggi a tutti. All’azienda, perché consente «l’inserimento di personale qualificato, attraverso processi di valutazione e fidelizzazione dedicati». All’operaio, perché «dà diritto a condizioni di base di lavoro e di occupazione non inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell’utilizzatore».

Toni entusiastici che stridono con le considerazioni di Francesco Percuoco, segretario della Fiom Cgil di Caserta: «Con il contratto di staff leasing l’operaio si sente perennemente in bilico, vive una condizione di eterna precarietà in ciascuna delle fabbriche dove lavora. L’incertezza, il timore di essere rimandato indietro lo rendono più vulnerabile rispetto alle richieste aziendali». Il segretario campano della Fiom Cgil, Massimiliano Guglielmi, racconta in maniera diretta: «Se sei un operaio in staff leasing e sei considerato un rompiscatole, l’azienda ti rispedisce indietro senza problemi».

Fim, Fiom e Uilm della Campania, in attesa che l’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere chiarisca come e perché Borrelli è morto in fabbrica (è stato aperto un fascicolo per omicidio colposo) puntano i riflettori sul fatto che operai che svolgono le medesime mansioni vivono (e talora purtroppo muoiono) con condizioni di inquadramento differenti: «Non sono uguali perché accanto agli assunti a tempo indeterminato ci sono i precari delle ditte in appalto e in subappalto e quelli forniti dalle agenzie interinali».

Oggi, e ieri, sciopero di 8 ore alla Laminazione Sottile. Di 4 nelle altre fabbriche casertane. Il 21 febbraio nello sito Stellantis di Pratola Serra, in provincia di Avellino, Domenico Fatigati, operaio di una ditta che gestiva in appalto parte del magazzino, era stato colpito da una sbarra automatica ed era morto. Sono 23 dal primo gennaio (secondo i dati Cgil) gli incidenti mortali sul lavoro in Campania. La strage, peraltro, coinvolge l’Italia intera. Gianfranco Conte, operaio di 37 anni, è morto ieri a Brindisi, schiacciato da un macchinario che stava manovrando nella sede della multinazionale Jindal Films.

La procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. In una falegnameria di Tiarno di Sopra in Trentino ha perso la vita un operaio di 59 anni, che è stato travolto da un muletto. Martedì a Carpenedolo (Brescia) un operaio di 43 anni è morto dopo essere precipitato nel vuoto in un cantiere per conto di una ditta esterna.

FABRIZIO GEREMICCA

da il manifesto.it

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