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Franco Astengo

Una manovra inquietante

Un esame più attento dei provvedimenti “annunciati” nella manovra finanziaria approntata per il 2017 dal governo Renzi fa scoprire aspetti abbastanza inquietanti.

Si noti bene che non si scrive a caso di provvedimenti “annunciati” perché, come al solito, manca la stesura definitiva del testo: tanto è vero che sono stati chiesti alcuni giorni di proroga per la presentazione alla Commissione del Senato.

Come sia, come non sia ci sono due punti sui quali prestare particolare attenzione.

1) Il primo è quello relativo alla “voluntary disclosure”, la regolarizzazione di capitali nascosti al Fisco pagando una quota del loro valore. Da voci provenienti da ambiti governativi si è appreso che il provvedimento potrebbe riguardare anche somme in contanti nascoste in Italia (si sono verificati, in questo senso, casi eclatanti anche molto di recente) e non soltanto conti anonimi all’estero.
Se questo tipo di scelta sarà effettivamente compiuta si aprirebbe una via di Stato al riciclaggio legale di proventi della corruzione o di altri traffici illegali da parte di organizzazioni di qualsiasi tipo. Molto meglio per la criminalità organizzata che investire in attività commerciali lontano dalle proprie sedi di origine oppure in squadre di calcio, com’è già capitato.
Attenzione: questo dettaglio, se verificato, sarà sottoposto alla lente d’ingrandimento della Commissione Europa in maniera molto più “occhiuta” del passaggio relativo al 2,3% del deficit/PIL;

2) L’abolizione di Equitalia non è tale, bensì un semplice accorpamento con l’Agenzia delle Entrate (si porrà qui un problema riguardante il personale, perché quello di Equitalia gode del contratto dei bancari mentre quello delle Agenzia delle Entrate è sottoposto al contratto del pubblico impiego. Inoltre nel pubblico impiego si entra per concorso, fatto non avvenuto per il personale di Equitalia: si tratta di dettagli di non facile soluzione).
Il punto però risiede nei condoni di debiti fiscali in penali ed interessi che starebbero dentro a questa scelta di accoppar mento (avvenuta di gran carriera sabato mattina poche ore prima del varo del documento dal quale dovrebbe scaturire il disegno di legge). Si tratterebbe di una repressione dell’evasione (un ossimoro istituzionale fa rilevare Federico Fubini sul “Corriere della Sera”) dal valore, tra penali e interessi, calcolabile da uno a quattro miliardi perduti (mentre si prevede di incassare, da questa operazione, quattro miliardi, una tantum in prevalenza da singoli arretrati di non oltre 15 mila euro.
Quindi ancora sconti e sanatorie come nel caso della “voluntary discolosure”. In una situazione complessiva dove i crediti non riscossi affidati ad Equitalia tra il 2000 e il 2015 ammontano a 1.058 miliardi, dei quali oltre agli 80 già incamerati e i 35 realizzati, ne restano realisticamente esigibili appena cinquanta. Secondo i dati forniti al Parlamento, 210 miliardi di cartelle sono state annullate dai creditori, 138 riguardano soggetti falliti, 78 contribuenti deceduti e imprese cessate, 92 i “nullatenenti”.
Cartelle per 28 miliardi sono sospese per sentenze mentre per altri 314 miliardi sono tentate invano azioni di recupero.

FRANCO ASTENGO

17 ottobre 2016

foto tratta da Pixabay

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