Un gigante dell’acciao deciso a chiudere l’Ilva

ArcelorMittal non è un’azienda qualunque. E’ la multinazionale leader in tutti i principali mercati globali dell’acciaio, come auto, costruzioni, elettrodomestici, confezionamento ed imballaggio. Vanta 197.108 collaboratori impiegati in 60...

ArcelorMittal non è un’azienda qualunque. E’ la multinazionale leader in tutti i principali mercati globali dell’acciaio, come auto, costruzioni, elettrodomestici, confezionamento ed imballaggio. Vanta 197.108 collaboratori impiegati in 60 Paesi, ed ha un potenziale di capacità produttiva annua pari a circa 113 milioni di tonnellate di acciaio grezzo e dispone di competenze in ambito tecnologico e di ricerca e sviluppo, approvvigionamenti di materie prime ed ottime reti di distribuzione.

La sede legale si trova in Lussemburgo e in Europa è il maggiore produttore. È al momento l’unico e ultimo player europeo con le dimensioni tali da reggere il confronto con i grandi gruppi produttori orientali. Nel 2018 ha prodotto 96,42 milioni di tonnellate (a fronte di una capacità produttiva di circa 118 milioni di tonnellate), seguita da China Baowu Group (67,43 milioni), Nippon Steel Corporation (49,22), Hbis group (46,80) e Posco (42,86 milioni). I risultati sui primi 9 mesi il fatturato è risalito del 3,6% fino a 55,1 miliardi di dollari, la produzione è cresciuta dello 0,4% pari a 70,1 milioni di tonnellate e i volumi di vendita segnano un +1,9% a 64,8 milioni di tonnellate.

Nata nel 2007 con la fusione tra Arcelor Sa. (Lussemburgo) e Mittal Steel Company Nv (Paesi Bassi), ha sede a Lussemburgo dove c’è il quartier generale ed è il più grande datore di lavoro nel settore privato e a Londra, dove il gruppo è il più grande datore di lavoro del settore privato. ArcelorMittal è quotata nelle borse di Amsterdam, Lussemburgo, Madrid, New York e Parigi.

A livello produttivo il gruppo è leader in singoli mercati regionali, come quello del Nord America, del Sud America, dell’Europa e dell’Africa ed è presente nella supply chain di numerosi settori industriali.

Nell’automotive, in particolare, ArcelorMittal vanta una leadership quasi totale. È stata la prima azienda siderurgica del mondo ad avere inserito all’interno dei clienti nel mondo dell’auto propri ingegneri per garantire lo sviluppo adeguato del prodotto.
In Italia, prima dell’acquisizione dell’Ilva, il gruppo era già presente dal 1998. Lungo la Penisola ArcelorMittal controlla alcuni centri servizio e di distribuzione. Il laminatoio della Magona, a Piombino, controllato fino all’anno scorso, è stato ceduto a Liberty Steel come remedy richiesti dalla Comunità europea nell’ambito della procedura antitrust legata all’acquisizione degli asset dell’ex Ilva. Oltre ad aver ceduto attività a Liegi (Belgio), Dudelange (Lussemburgo), Skopje (Macedonia), Ostrava (Repubblica ceca) e Galati (Romania). Ha mantenuto invece l’impianto bosniaco di Zenica dove impiega oltre 3mila operai, e dove la situazione ambientale e sanitaria viene da tempo dichiarata critica. Così come non si è privata di quello che viene considerato il fiore all’occhiello della produzione europea, il sito di Gent in Belgio.

Dalla scorsa primavera però, complice la crisi del settore e la guerra dei dazi, ha tagliato la produzione di 3 milioni di tonnellate l’anno tra Spagna e Polonia, ed ha annunciato ulteriori tagli, non quantificati per ora, che riguarderanno Francia e Germania. Adesso è il turno dell’Italia. La multinazionale ha chiarito al governo che la produzione a Taranto non potrà superare i 4,5 milioni di tonnellate annue per ora, a fronte dei 6 previsti sino al 2023. E’ una condizione strutturale e non provvisoria. Che comporterebbe il taglio di almeno 4mila unità. Condizioni che non saranno accettate e comporteranno l’addio della multinazionale all’Italia.

Scelta che le borse sembrano apprezzare, avendo fatto schizzare il titolo in borsa del 7% negli ultimi due giorni. Moody’s ha confermato il rating ‘Baa3’ di ArcelorMittal ma cambia l’outlook da stabile a negativo. La revisione, si legge in una nota, «riflette il rapido declino degli utili quest’anno nel contesto di una domanda calante da parte del mercato finale e di un deterioramento degli spread sull’acciaio. Ulteriori pressioni al ribasso sul rating potrebbero arrivare dall’incapacità di dare esecuzione senza attriti e in modo tempestivo alla proposta di risoluzione dell’acquisto dell’Ilva».

Che l’operazione italiana sia stata studiata a tavolino è fuori discussione. Che sia stata fatta unicamente per togliere clienti al gruppo italiano è meno credibile, visto che attraverso la data room e la due diligence ArcelorMittal era già a conoscenza di quali fossero i clienti dell’ex Ilva. Non avrebbe avuto necessità di comprarla. Se invece l’obiettivo era venire qui per chiudere il sito e mettere in difficoltà l’Italia nel mercato dell’acciaio, l’operazione è riuscita brillantemente. Con l’inspiegabile aiuto del governo italiano, che adesso brancola nel buio ed appare lontanissimo dal trovare una soluzione.

GIANMARIO LEONE

da il manifesto.it

foto: screenshot

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