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Lo stiletto

Per ora, forza Bernie!

Non ho simpatie per il Partito democratico italiano. Figuriamoci se ne ho per quello americano che è un rassemblemant di posizioni e interessi che vanno da pallidi intenti socialdemocratici ad un centrismo spinto, nazionalista, tuttavia lontano dal sovranismo trumpiano.

Del resto, persino lo stesso Partito repubblicano americano si tiene ben distante molte volte dall’amministrazione che sostiene e dal suo Presidente. La vergogna rimane pur sempre un antidoto contro la condivisione di certe scempiaggini dette, scritte twittando e messe in pratica con spregiudicatezza negli atti della Casa Bianca.

Non ho simpatie, dicevo, per il Partito democratico americano: probabilmente nemmeno Bernie Sanders ne ha molte, tanto è vero che le sue candidature, la sua presenza nelle istituzioni a stelle e strisce è da “indipendente“. Al momento “Bernie” è quanto di meglio offre la piazza politica statunitense.

Il Partito Comunista degli Stati Uniti (CP-USA) appoggia Sanders. Tuttavia uno sguardo di un certo interesse deve essere anche dato al Green Party (i Verdi americani) che nella scorsa tornata elettorale candidarono Jill Stein e che, in assenza di Sanders alla corsa alla Casa Bianca, non poteva non essere il punto di riferimento per comunisti e anticapitalisti.

Al momento la corsa di Sanders per vincere le primarie democratiche procede ottimamente. Non è detto che l’anziano socialista riesca a spuntarla su uomini e donne che rappresentano una sicurezza per la media e grande borghesia americana; uomini e donne di centro (per favore, abbiate pietà del termine “sinistra” e lasciatelo in disparte…), come Pete Buttigieg, il cui unico pregio sarebbe essere il primo presidente gay della storia della Repubblica stellata.

Dunque, non ho simpatie per l’asinello americano, ma al momento faccio il tifo per Sanders. Perché prevalga tanto sui democratici di centro quanto sui sovranisti alla Trump. Se così non sarà la mia simpatia andrà al terzo incomodo tra gli storici contendenti alternativi…

Sarà una battaglia persa in partenza“, sento già dire da qualcuno. Ma perché la vittoria di un democratico come Biden o Buttigieg sarebbe davvero una vittoria per gli sfruttati d’America e per il resto del mondo?

(m.s.)

foto: screenshot

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