Lo “Ius soli” come pedina di contrattazione politica

Una scomposizione della maggioranza di governo? Potrebbe avvenire sul provvedimento dello “Ius soli”, su un diritto che dovrebbe essere elementare per uno stato democratico e che invece oggi è...

Una scomposizione della maggioranza di governo? Potrebbe avvenire sul provvedimento dello “Ius soli”, su un diritto che dovrebbe essere elementare per uno stato democratico e che invece oggi è divisivo perché, a seconda di come lo si abbraccia o a seconda di come lo si respinge, può essere penalizzante o esaltante sul piane elettorale.
E così avviene che Alternativa Popolare di Alfano dichiari che proprio non ne vuol sapere, nemmeno se il governo ponesse la fiducia, di dire sì alla legge che regolamenterebbe uno “Ius soli” peraltro molto temperato.
E così avviene che il ministro Minniti annunci che, in tal caso, su materie che riguardano princìpi etici di questo rilievo si possa trovare in Parlamento una maggioranza anche differente da quella politica: una maggioranza tecnica, ad acta, una convergenza “etica” tra forze di opposizione e forze che sostengono il governo.
Le carte sono date e ora il gioco nelle prossime settimane servirà a capire quanto questa mossa di Alternativa Popolare serva e riesca nel suo intento di alzare il tiro nei confronti del PD e di Renzi, in presenza di un voto importante come quello per il rinnovo del Consiglio regionale della Sicilia, con davanti i prossimi mesi in cui il lavoro di costruzione della nuova legge elettorale e la campagna conseguente per le politiche si faranno sentire come luoghi di scontro e incontro, di separazione e di unione.
Le parole di Minniti sembrano quasi ipotizzare che laddove si crea una maggioranza “etica” in Parlamento questa magari possa diventare anche politica: insomma, ad Alfano potrebbe sostituirsi il gruppo parlamentare di MDP che però in Sicilia corre contro il candidato governativo Micari.
Politiche locali e politiche nazionali sono al momento in aperto contrasto tra loro, quanto meno mostrano una differenza di interpretazione dei problemi sociali a seconda delle geometrie che si riescono ad intravedere e che, nell’attuale indefinitezza delle regole del gioco per l’accesso alle Camere, restano comunque tatticismi privi di strategia, di una sostanza politica degna di nota.
L’Italia sembra divenuto un Paese dove la geografia delle forze in campo ha perso completamente la bussola e si gira e si rigira la cartina senza trovare un punto di riferimento che possa ridisegnare i confini tra schieramenti se non proprio tra singole forze.
E’ anche in virtù di ciò che la missione politica delle forze che siedono in Parlamento non ha più legami fondamentali basati su programmi da rispettare: la variabilità è divenuta la metodologia assunta mediante una sorta di osmosi antipolitica e anticulturale. Una imitazione a catena di comportamenti che diminuiscono il valore tanto delle istituzioni repubblicane quanto i temi trattati.
Lo “Ius soli” meriterebbe di essere discusso non come grimaldello per aprire serrature di porte che altrimenti rimarrebbero chiuse, ma dovrebbe stimolare un dibattito anche aspro ma ideologico, fatto di opinioni che trovino un riscontro nella realtà dei problemi che viviamo quotidianamente.
Invece, a seconda della capacità di divisione o di legame che un tema assume, della forza incidente che esercita su questa o quella aggregazione politica, una legge viene trasformata in una pedina che si muove su uno scacchiere dove l’ultima mosse viene ambita da chi rischia di rimanere fuori dai giochi futuri.
Tutto questo esclude il bene comune, l’interesse sociale e quindi di ogni cittadina e di ogni cittadino dall’agenda delle forze politiche e crea un vulnus nella democrazia rappresentativa, aggiungendo insofferenza ad altra abbondante insofferenza del corpo sociale verso quello delegato a rappresentarlo.
Quando il Parlamento diventa un luogo di tatticismi e bassissime strategie dedicate non al miglioramento di una legge ma alla ricerca spasmodica di un mantenimento (e di un allargamento) delle proprie posizioni di potere, allora si può stare certi almeno di una cosa: ciò che ne verrà fuori sarà sempre il contrario dell’interesse nazionale, soprattutto di quello che riguarda i più deboli di questa società priva di etica. A cominciare da quella politica.

MARCO SFERINI

27 settembre 2017

foto tratta da Pixabay

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