La Germania prende misure contro l’estrema destra

Strage di Hanau. Rafforzati i controlli in moschee, aeroporti e stazioni. Per il ministro dell’Interno Horst Seehofer: «Sussiste il pericolo di imitatori». L’Afd è l’unico partito politico a sostenere la tesi del «gesto di un folle»

Due giorni dopo il massacro di Hanau, con undici cadaveri allineati all’obitorio, cinque feriti ricoverati all’ospedale, e i netturbini che hanno appena finito di spazzare i segni del passaggio notturno di migliaia di antifascisti, che ieri notte non si sono limitati alle fiaccolata commemorativa.

La Germania si sveglia sconvolta dal peggiore «attentato dell’estrema destra», come certifica la Procura dell’Assia che ha aperto il fascicolo di indagine sulla «strage razzista» di Tobias Rathjen. Seconda, per numero di morti, solo al terrorismo formato Isis di Anis Amri che nel dicembre 2016 uccise 12 persone al mercatino di Natale di Berlino.

Un incubo indelebile. Esattamente come le foto delle nove vittime esposte a lutto in tutto il Paese. Dal volto del primo a essere assassinato: Sedat C., proprietario dello “Shisha bar – Midnight” aperto con «indicibili sacrifici» meno di due anni fa. A Ferhat Unvar, 23 anni, di origine curda, che a sentire il padre era «entusiasta per il suo futuro, ed Hamza H, un anno più giovane, i cui genitori avevano trovato rifugio ad Hanau dopo essere scappati dalla guerra di Bosnia. Fino alle vittime dell’”Arena-bar”, l’altro punto di incontro della comunità curda nel quartiere di Kesselstadt, dove hanno perso la vita tra gli altri Gökhan G., 37 anni, e Mercedes K., 35 anni, abbattuta da Rathjen sul marciapiede all’uscita dal locale.

Per loro bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici pubblici della Bundesrepublik, mentre dopo la denuncia di abbandono di ieri del Comitato centrale dei musulmani (Zmd) la polizia federale garantisce finalmente la «protezione visibile» chiesta in parallelo anche dalla comunità curda.

Ma sono stati incrementati anche i controlli nelle principali stazioni ferroviarie e in tutti gli aeroporti, come ha confermato il ministro dell’Interno Horst Seehofer dopo avere spedito centinaia di agenti «in tutti i luoghi sensibili» a partire dai valichi di confine.

Misure niente affatto esagerate: secondo Seehofer «in Germania sussiste il pericolo di imitatori» nella galassia ideologica dell’ultra-destra cui è riconducibile, senza alcun dubbio, «il terzo attacco in pochi mesi» come precisa il leader della Csu.

Prima di bollare, però, come «inaccettabile» la dichiarazione della ministra della Giustizia, Christine Lambrecht (Spd) secondo cui «gli attentati degli estremisti di destra oggi rappresentano la più grande minaccia contro la nostra democrazia».

Concentrato come sempre «contro il pericolo dell’estrema sinistra», Seehofer lascia alla collega la solidarietà ai parenti delle vittime («Non vi lasceremo soli») quanto la promessa di inasprire le attuali norme contro gli «atti di violenza razziale».

In Assia, invece, la polizia criminale continua a scandagliare la vita del 43 enne Rathjen per cercare di capire se esiste, per davvero, la «profonda psicosi» che trasparirebbe dalla sua lettera d’addio. Mentre per la Procura generale non c’è dubbio che l’omicidio di nove tedeschi, “selezionati” in base alla comune origine straniera sia stato compiuto da «una persona con profonda e radicata mentalità razzista».

Un uomo “normale” quanto basta all’ammissione del corso per diventare impiegato di banca, «colto» al punto da frequentare l’università, capace di esprimersi «con un tedesco superiore alla media» come annotano gli inquirenti nel fascicolo aperto ieri.

Secondo il centro studi federale sul terrorismo l’attentato di Rathjen si inserisce a pieno titolo nella cornice dell’”internazionale nera” che non solo esiste ma si connette anche fuori dalla rete. Come prova il divieto di espatrio imposto ieri dalla polizia a un gruppo di neonazi bloccati all’aeroporto di Francoforte, un attimo prima che volassero verso l’euro-raduno fascista in Bulgaria.

Nelle stesse ore Seehofer proponeva il «test psicologico obbligatorio per i possessori d’armi» anche e soprattutto per placare le polemiche sulla detenzione legale di fucili da caccia, come la carabina utilizzata mercoledì dal terrorista nero Rathjen.

Nel nome delle stesse idee portate avanti con mezzi e rappresentanti istituzionali da Alternative für Deutschland: l’unico partito che sostiene la tesi del «gesto di un folle» negando qualunque link tra le idee del killer suprematista e i punti del programma di Afd.

Cui è toccato, almeno per un giorno, tenere il profilo più basso possibile. Dopo l’attentato gli “alternativi” sono stati costretti ad annullare tutti gli appuntamenti pubblici fissati nella zona di Hanau. Ufficialmente, per «evidenti ragioni».

SEBASTIANO CANETTA

da il manifesto.it

foto: screenshot

categorie
Esteri

altri articoli