Il Coronavirus tra politica orientale ed occidentale

Si calcola che in Italia ci siano circa 20 milioni di apprendisti allenatori di calcio, di cui diciannove milioni e novecentottantamila, mai, neppure col pensiero, si sono avvicinati ad...

Si calcola che in Italia ci siano circa 20 milioni di apprendisti allenatori di calcio, di cui diciannove milioni e novecentottantamila, mai, neppure col pensiero, si sono avvicinati ad un manuale di teoria e didattica del calcio in uso a Coverciano.

Gli apprendisti virologi stanno risalendo prepotentemente la china proprio in questi giorni.

La politica invece, essendo materia classica, ha avuto sempre un numero abbastanza costante e circoscritto di adepti, oggi comunque in netta diminuzione. Provare oggi a fare un ragionamento politico potrebbe aprire lo spazio per una diversa, a tratti anche sorprendente, angolazione, sull’oggetto in questione.

I Coronavirus, conosciuti da decenni, sono virus che normalmente circolano tra gli animali. Gli scienziati hanno ricostruito la mutazione genetica che ha trasformato il Coronavirus degli animali in un virus umano, adattato cioè all’organismo umano e capace di colpirlo.

Il salto della specie è stato presumibilmente compiuto tra il 20 e il 25 novembre 2019. Il 31 dicembre 2019 è stato segnalato un ceppo di questo nuovo virus a Wuhan, in Cina.

Terminate queste brevi informazioni di carattere generale cerchiamo di spingerci in un ragionamento politico ,figlio , a nostro parere , dell’ordinamento dello stato cinese.

La Cina è una repubblica popolare il cui massimo organo legislativo è l’Assemblea nazionale. L’elezione dei rappresentanti avviene attraverso un sistema piramidale di assemblee e comitati: i cittadini riuniti in assemblee eleggono dei comitati, i cui rappresentanti a loro volta si riuniscono in assemblee per eleggere i propri rappresentanti di livello superiore e così via fino all’elezione dei membri dell’Assemblea nazionale.

Il potere esecutivo è nelle mani del Consiglio di Stato, l’organo di governo del quale fanno parte il primo ministro e i capi dei vari ministeri. Fin dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949 le più importanti cariche dello Stato sono sempre state occupate da dirigenti di primo livello del Partito Comunista Cinese con il risultato che la leadership politica dello Stato cinese ha sempre coinciso con il gruppo dirigente del Partito Comunista: ciò comporta che di fatto esista un unico soggetto politico alla guida del Paese.

Ora non essendoci opposizione politica se non in forma non organizzata (e ampiamente repressa), il sistema si perpetua e si autovalorizza dando la sensazione, attraverso media asserviti e controllati, di grande efficienza nella soluzione dei problemi che man mano si palesano, di fatto anche occultando, fino a che sia possibile, eventuali storture, abusi e defiances del sistema stesso.

Il metodo di scelta dei delegati ad ogni livello è quello della cooptazione che rappresenta lo strumento di perpetuazione del gruppo dominante ed è su questa faglia che si può creare il nesso tra politica e Coronavirus.

La cooptazione avviene attraverso la fiducia che il centro del potere nutre verso suoi dirigenti periferici, i quali a loro volta ricambiano con prove assai impegnative di fedeltà verso il potere centrale.

E’ del tutto presumibile che una volta che il nuovo ceppo di Coronavirus sia stato scoperto dall’organizzazione sanitaria periferica, questa, in accordo col potere politico periferico abbia sottovalutato il problema, pensando ad una rapida soluzione nei territori interessati, e solo dopo essersi accorti che il contagio era fuggito loro del tutto di mano ,abbiano informato il potere centrale, con danni oramai irreparabili, non più gestibili né occultabili, né all’interno della Cina e neppure al resto del mondo a causa della intensificazione dei movimenti di persone e merci (la cosiddetta globalizzazione).

Prova ne è che i politici a capo di quei territori sono stati tempestivamente tutti sostituiti.

Arrivato in Italia (e in Europa) il virus subisce la nostra torsione politica.

Il governo vara sacrosante misure sanitarie non tanto per impedire i contagi ma per rallentarli in quanto il sistema sanitario nazionale, saccheggiato dalle privatizzazioni selvagge volute da governi di ogni colore, non reggerebbe.

Ora si parla di misure economiche a sostegno di aziende e lavoratori per forse 10 miliardi di euro che con la benedizione dell’Unione europea non saranno calcolati nel rapporto deficit-pil, ma graveranno comunque sul debito e influenzeranno le politiche economiche degli anni a venire.

Don Milani aveva ragione: i poveri conoscono cento parole mentre i ricchi ne conoscono 1000; alle classi dominanti rimangono novecento parole con le quali costruiscono il loro mondo di cui vengono esaltate le magnificenze e nascosti gli infiniti costi sociali, a cui i poveri vorrebbero partecipare e in cui mai entreranno

LUCA BONI PAROLDO

11 marzo 2020

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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