Genova, la grande paura. Renzi già pronto a parlare di pareggio

Nella war room del Nazareno stasera saranno tre le città «sorvegliate speciali» ai ballottaggi: L’Aquila, Padova e Parma. Sono i tre capoluoghi (il primo di regione, gli altri due...

Nella war room del Nazareno stasera saranno tre le città «sorvegliate speciali» ai ballottaggi: L’Aquila, Padova e Parma. Sono i tre capoluoghi (il primo di regione, gli altri due di provincia) in cui il centrosinistra (termine ormai con significato evanescente da non indicare un granché, dunque da dettagliare di volta in volta) potrebbe tenere o riconquistare il palazzo del municipio, secondo le previsioni.

Se andasse bene il triplete bilancerebbe l’eventuale sconfitta di Genova. Eventualità possibile: il candidato Gianni Crivello, ex Sel ma ora a capo di una coalizione con dentro Pd, Mdp e forze civiche, parte in svantaggio. E questo nonostante lo sforzo generoso della sinistra radicale, al primo turno schierata con l’ex M5s Putti. Ribadendo una durissima analisi sul comportamento del Pd genovese, negli scorsi giorni Sinistra italiana ha però deciso che appoggerà Crivello. «Chiediamo ai nostri militanti, ai nostri elettori e elettrici, di non disertare le urne il 25 giugno e di andare a votare contro il candidato della destra». Il disinteresse – e la delusione – è il primo alleato della destra: al primo turno meno della metà dei genovesi è andata a votare, il 48,38%. Segno di una competizione apatica e scialba, certo non la prima delle preoccupazione dei cittadini.

Il malaugurato passaggio di Palazzo Doria Tursi a un inquilino di centrodestra avrebbe pesantissime ripercussioni a destra come a sinistra. Positive a destra: confermerebbe che la coalizione unita è ancora vincente, e in più allineerebbe il capoluogo alla regione.

A sinistra gli effetti sarebbero invece una catastrofe a catena: di certo per un centrosinistra che non è riuscito a convincere la città dopo gli anni «arancioni» di Marco Doria. Ma Renzi sa che in questo sciagurato caso l’accusato numero uno sarebbe comunque il Pd. O, meglio, il suo segretario. Che per questo si è tenuto alla larga dalla città.

Da qui l’attenzione di Renzi – che pure cerca di derubricare la competizione a gara locale – alle tre città che propendono verso il centrosinistra: al Nazareno si prepara lo storytelling del win-win. Insomma la storiella del pareggio. Anche se i numeri sono numeri. Nelle precedenti comunali il centrosinistra conquistò 17 sindaci: Palermo, Genova, Taranto, Monza, Piacenza, La Spezia, Alessandria, Pistoia, Lucca, Como, Asti, L’Aquila, Carrara, Rieti, Lodi, Belluno e Oristano. Il centrodestra prese 7 sindaci: Verona, Padova, Lecce, Catanzaro, Trapani, Frosinone e Gorizia. A M5S andò il sindaco di Parma. A Cuneo nel 2012 vinse il centrista Borgna, oggi riconfermato al primo turno con una maggioranza Pd, centristi, civiche e moderati. Il centrosinistra non riconfermerà i sindaci di Asti e Belluno. Il centrodestra non confermerà il sindaco di Trapani. E M5S non confermerà Parma. Ma è chiaro che è il Pd ad avere la maggior quota di rischio. E non parte in pole position.

Renzi quindi si prepara a far circolare l’idea del pareggio ’percepito’ che servirà a rintuzzare due attacchi: quello del centrodestra ringalluzzito – pur con tutti i suoi problemi di egemonia lepenista sulla coalizione – e quello della minoranza interna di Andrea Orlando. Pronto a un nuovo affondo sulla necessità di ritornare allo schema della vecchia coalizione, e a chiedere di abbandonare la vocazione maggioritaria e la pretesa di autosufficienza (perdente) di marca renziana.

Orlando riunirà i suoi il 27 giugno a Roma. La sua corrente dovrebbe chiamarsi «Demos». Il nome non è felicissimo, ma da lì partirà un invito a partecipare all’appuntamento del primo luglio a piazza Santi Apostoli, dove Pisapia e Bersani lanceranno la nuova casa (degli orfani) del centrosinistra. Di quell’area saranno molti quel giorno in piazza; Orlando, Cuperlo, Pollastrini, Nicola Zingaretti.
Ma su questo fronte le cose si complicano. L’intervista di Romano Prodi al Corriere della sera in cui l’anziano presidente denuncia i «veti reciproci» fra Pd e «Insieme» ha svelato anche ai più distratti che la strategia da pontiere del Professore non è affatto quella di Pisapia&Ditta.
Un risultato non smagliante dei ballottaggi rischia di essere un brutto colpo per gli uni e per gli altri.

DANIELA PREZIOSI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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