Contagio, «siamo sul plateau della curva»

Stabile il numero di nuovi casi, e ancora 837 vittime. Concesso il permesso di un’ora d’aria al giorno per bimbi, con un solo genitore. L’Iss ha avviato un’indagine sulle case di riposo per anziani dove si sono sviluppati numerosi focolai di Covid-19, inviando un questionario a tutte le 2500 residenze

Per la prima volta gli esperti parlano di «picco». Ma il numero dei morti è ancora elevato. Consentita la passeggiata ai bambini in prossimità dell’abitazione. Rimane la “zona grigia” delle Rsa.

837 vittime in 24 ore è un dato che impedisce di festeggiare e porta il totale a 12428. Ma i nuovi contagi, poco più di 4 mila come il giorno prima, confermano che forse l’inizio della discesa è questione di giorni. Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) che al mattino avevano presentato le ultime analisi dei dati epidemiologici, aveano parlato per la prima volta di «picco raggiunto» per poi precisare: «L’apice non è una vetta quanto piuttosto un ’plateau’, un altopiano di montagna che va attraversato prima che si possa cominciare ad intravedere la discesa», raffredda tutti il presidente Iss Silvio Brusaferro.

E nel pomeriggio arriva la prima buona notizia da un bel pezzo, con una nuova circolare del ministero degli Interni che stabilisce: «È da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione». Decisivo l’intervento del presidente della società di pediatria Alberto Villani, il cui parere determinante ha avuto anche l’ok del comitato tecnico scientifico che affianca il governo nella gestione dell’emergenza. Anche la ministra per la famiglia, Elena Bonetti e la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa avevano premuto su Speranza a favore dell’«ora d’aria» richiesta da diverse associazioni di assistenza all’infanzia.

Il numero dei tamponi effettuati in un giorno è pari a quasi 30 mila unità e questo rassicura che il rallentamento registrati in questi giorni è autentico e non dipende da una minore attività diagnostica. Sembrano sotto controllo anche i ricoveri in terapia intensiva, che in Lombardia addirittura diminuiscono di 6 unità (anche grazie al trasferimento di due pazienti in ospedali fuori regione) e crescono invece nel Lazio e in Toscana. Ma sul piano nazionale segnano un +1%, la crescita più bassa registrata finora. La regione in cui il contagio corre più veloce è sempre la Lombardia, con un migliaio di nuovi casi in un giorno. Poi Piemonte, Emilia Romagna e Veneto. In queste quattro regioni si concentra ancora oltre la metà dei nuovi contagi.

È stata superata la soglia dei 500 mila test effettuati dall’inizio dell’epidemia. Non significa che le persone controllate siano altrettanto numerose. «Una persona positiva riceve minimo tre tamponi», spiega il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli. «Uno per la positività e due di controllo». La regione che ne ha effettuati di più ieri è stata il Veneto, con oltre 6 mila tamponi, quasi il doppio della Lombardia.

Rimane la «zona grigia» delle residenze sanitarie assistenziali, cioè le case di riposo che nelle ultime settimane hanno ospitato più di un focolaio epidemico e sulla cui situazione sanitaria finora si è saputo poco. L’Iss ha avviato un’indagine per dare una dimensione al fenomeno, inviando un questionario a tutte le 2500 residenze presenti sul territorio nazionale. Finora hanno risposto in 236, cioè meno di un decimo del totale. Ma i dati di queste prime risposte sono già preoccupanti. Sui quasi 19 mila residenti al primo gennaio, oltre 1800 sono morti nei mesi di febbraio e marzo (quasi uno su dieci). Di questi, solo 57 hanno avuto una diagnosi ufficiale di Covid, ma altri 600 presentavano sintomi influenzali, sostanzialmente gli stessi del coronavirus. Preoccupano anche le condizioni di lavoro nelle residenze: chi ha risposto denuncia la mancanza di dispositivi di protezione (mascherine) nell’86% dei casi. Il problema dei numeri che non tornano non vale solo per le case di riposo, come ammette Brusaferro: «È possibile che ci sia una sottostima delle persone decedute e affette da coronavirus. Stiamo lavorando per mettere a punto una stima più precisa».

«Non significa però la fine delle misure di contenimento e del distanziamento sociale: per le prime, si andrà avanti almeno fino a Pasqua; al secondo, dovremmo abituarci per mesi». Esiste una roadmap che porterà al graduale ammorbidimento del distanziamento sociale? Roberto Bernabei, primario di geriatria al Policlinico Gemelli di Roma, confessa che alle tappe del ritorno alla normalità «ci stiamo lavorando da ieri», su richiesta del ministro della Salute Speranza.

ANDREA CAPOCCI

da il manifesto.it

Foto di congerdesign da Pixabay

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