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Franco Astengo

Alla guerra, alla guerra!

Mentre l’ambasciata USA a Roma non trova di meglio che intromettersi nelle vicende referendarie italiane sostenendo il Sì alle deformazioni costituzionali, il governo italiano rompe gli indugi e si presenta sul teatro di guerra libico come protagonista inviando sul posto una portaerei e un nucleo di paracadutisti.

E’ necessario però ricordare due punti come antefatto: il primo riguarda il fallimento del governo di unità nazionale in Libia che era già stato più volte dato per fatto e invece risulta del tutto inesistente.

Anzi il generale Haftar, ex luogotenente di Gheddafi appoggiato dall’Egitto ha preso in mano il pallino delle operazioni e sta stringendo d’assedio la zona petrolifera meta agognata del governo Serraj: insomma, non solo non c’è il governo di unità nazionale ma i due governi libici si stanno facendo la guerra e quello appoggiato dagli occidentali le sta beccando sode.

In questa situazione, non contento del fallimento politico – diplomatico, il governo italiano non trova di meglio che aderire a una richiesta (evidentemente strumentale) di aiuto sanitario da parte dell’esercito di Serraj (un ospedale da campo) inserendosi così in quel guazzabuglio con un contingente militare, mentre il resto d’Europa – tra l’altro – se ne sta tranquillamente a guardare.

Una voglia irresistibile di colonialismo quella del governo italiano, che ben si accompagna con il nazionalismo provinciale di cui si riempie la bocca, a ogni piè sospinto, l’ineffabile Presidente del Consiglio.

Questa è la vicenda libica nel suo concreto: in Parlamento il governo maschererà questo episodio con la scusa dell’intervento umanitario ma in realtà si tratta di un vero e proprio atto di guerra.

Opporsi subito a questo stato di cose, proporre un’iniziativa di pace, mobilitarci in questo senso diventa la priorità assoluta non solo per i pacifisti ma per tutti i sinceri democratici che ancora sono presenti in questo disgraziato Paese.

FRANCO ASTENGO

redazionale

14 settembre 2016

foto tratta da Pixabay

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