Whirlpool se ne va davvero. Rabbia operaia sotto il Mise

Crisi Irrisolte. La fabbrica di Napoli sarà chiusa a ottobre. Bentivogli (Fim) spintonato dagli operai. Da Patuanelli solo una nota, sindacati contestati dai lavoratori esasperati

È finita con un comunicato stampa del ministro Patuanelli, non con il solito trionfante video su Facebook. È finita con i sindacalisti lasciati soli ad affrontare la rabbia degli operai sotto il ministero dello Sviluppo. Un lungo pomeriggio di attesa per quella che doveva essere «la giornata decisiva» della vertenza Whirlpool Napoli.
La fabbrica che per due volte due diversi ministri del M5s – Di Maio e Patuanelli – avevano annunciato di aver salvato, sarà lasciata da Whirlpool il 31 ottobre. La multinazionale americana avrebbe voluto farlo a fine marzo ma sindacati e ministro sono riusciti ad ottenere altri sette mesi.

Un risultato che di certo non poteva accontentare i circa 250 operai (su 450 totali) saliti per l’ennesimo viaggio della speranza indossando “fratini” sopra l’hashtag #NoNapoliNoWhirlpool accompagnati dai 60 di Scame Mediterranea, azienda che vive di appalto esclusivo della Whirlpool Napoli.

La «buona notizia» del 30 ottobre con la revoca della procedura di cessione di ramo d’azienda per vendere lo stabilimento di Napoli alla sconosciuta Prs è durata lo spazio di poche settimane. «La verità è che Whirlpool non aveva mai cambiato idea e le lavatrici di alta gamma che produciamo noi a Napoli le produce già da mesi in Cina», attacca Gianni, operaio da 15 anni allo stabilimento di via Argine, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio.

Sotto il Mise si urla, si canta ma la rassegnazione comincia a serpeggiare già nel pomeriggio. Il tavolo è partito in «plenaria» e tocca a Invitalia – guidata dall’inamovibile Domenico Arcuri – illustrare a sindacati, delegati e amministratori locali la situazione: Whirlpool perde 20 milioni l’anno a Napoli e, nonostante le promesse di sgravi, incentivi statali e regionali («scenari alternativi») non può sostenere «la sostenibilità delle attività nel lungo periodo e la piena occupazione». Sarà Invitalia a dover cercare chi prenderà il posto di Whirlpool.

Piccolo particolare – sempre ricordata dai sindacati – : la stessa Whirlpool a ottobre 2018 aveva firmato un accordo col governo («Piano Italia») in cui si impegnava ad investire su tutti gli stabilimenti italiani.
L’azienda, sempre rappresentata la Giuseppe La Morgia – ad Whirlpool Italia, ma ex direttore dello stabilimento di Napoli e per questo contestato dagli operai – vorrebbe chiudere a marzo, ma viene costretta ad attendere almeno ottobre. Promette di utilizzare i 17 milioni di investimenti su Napoli dividendoli sugli altri stabilimenti italiani, ma i sindacati vogliono garanzie che al momento non trovano.

Mentre Patuanelli si limita ad una nota del Mise in cui la chicca è «non esistono modi coercitivi per convincere un’azienda a mantenere una produzione», i sindacalisti scendono per informare i lavoratori. E a quel punto l’esasperazione degli otto mesi di vertenze, di occupazione, scioperi e cortei prendono la forma di «beffa» che si scarica sui sindacalisti. Il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli viene spintonato e deve intervenire la polizia. «La tregua conquistata dalla mobilitazione dei lavoratori è stata sciupata in tempo perso e tavoli tecnici», spiega poi Bentivogli.

«La colpa è vostra, dovete paralizzare l’Italia come fanno in Francia» e «dovete chiedere il cambio della legge che consente alle imprese di prendere soldi dallo Stato e poi fare quello che vogliono», sono state le accuse degli operai.

«I lavoratori sono arrabbiatissimi e noi con loro – afferma la segretaria generale della Fiom Cgil Francesca Re David – . Noi non accettiamo che si sia fermato un accordo con il governo e i sindacati appena un anno fa, e questa impresa come tante imprese multinazionali di questo paese possa decidere di andarsene e lasciare un territorio e dei lavoratori nella povertà e nella disperazione continuando a produrre e fare ricchezza. Le aziende che se ne vanno non sono in crisi, vanno a fare guadagni da un’altra parte. Il ministro dice che non ha strumenti per impedire all’azienda di andarsene, ma se il governo non ha gli strumenti, li trovi. Questo gruppo – dichiara la leader della Fiom – ha fatto un accordo, ha preso molti soldi, deve gli rispettare accordi. Un paese non si può dar mettere i piedi in testa dalle multinazionali in questo modo».

La risposta unitaria di Fim, Fiom e Uilm è lo sciopero in tutto il gruppo Whirlpool – la cui base è Varese – e nuove iniziative di lotta che saranno decise nell’assemblea di oggi a Napoli.

La «bomba sociale» evocata dalla Fiom sta per scoppiare ed è facile prevedere un’escalation nei prossimi giorni.

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

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