«Tutti terroni» sul pratone di Pontida

Orgoglio antirazzista. In tremila da tutta Italia per la manifestazione in risposta al comizio napoletano di Salvini. Il paese chiuso, come deciso dal sindaco leghista

In 3mila si sono mossi da tutta Italia per raggiungere ieri pomeriggio Pontida, dove è andato in scena il Festival dell’orgoglio meridionale e antirazzista. Hanno trovato l’intero paese chiuso, come da ordinanza del sindaco leghista, il proprietario del bar accanto al prato del raduno molto scontento di non aver potuto aprire e ben sei blindati a difesa del prato accanto, di proprietà delle camicie verdi: più che un sacro suolo, sembra il parcheggio annesso al vicino supermarket. Quello che mancava era la scritta «Padroni a casa nostra»: cancellata dalla stessa Lega per il week end («Non vogliamo concedere l’opportunità di imbrattarla»), verrà ripristinata domani.

La folla si è raccolta intorno al palco su cui campeggia lo striscione «Terroni di tutto il mondo unitevi». Il primo a prendere il microfono è un ragazzo del posto, Claudio Ceruti, del centro sociale bergamasco Paci Paciana: «Non ce la facciamo più a essere etichettati come leghisti, non lo siamo, basta con questa Bergamo leghista, noi qui siamo antirazzisti». Egidio Giordano, membro del laboratorio Insurcencia, che ha organizzato l’evento in risposta al comizio di Matteo Salvini a Napoli, spiega: «Stiamo dimostrando che le città simbolo del razzismo non esistono: l’accoglienza, la solidarietà devono avere cittadinanza dappertutto, soprattutto dove governa le Lega». La colonna sonora della giornata è Gente do’ Sud, scritta proprio per l’arrivo di Salvini sotto il Vesuvio, da una formazione all star di musicisti partenopei. Molti di loro si sono esibiti ieri a partire dai 99Posse, Eugenio Bennato e Tonino Carotone. Non solo musica, al campo sportivo torneo di calcio a nove con 20 squadre multietniche a contendersi la No borders cup.

«I Sud del globo per la fratellanza e la solidarietà dei popoli. Da Lampedusa a Pontida!» scrive su twitter il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Circa 200 sono arrivati in pullman da Napoli, oltre 500 da Milano. Partenze anche da Parma, Padova, Vicenza, Trento, Treviso, Belluno, Venezia, Civitavecchia Marche, Siena, Macerata, Benevento, Fabriano e Jesi, Rovereto e Ancona.

Antonio, operaio di Nola che da vent’anni vive a Varese, si è mosso in auto con la famiglia: «L’emigrato è un incremento del Pil della regione in cui vive. Noi arricchiamo il Nord e non avremmo mai abbandonato la nostra terra se avessimo avuto un lavoro». Si affaccia a dare un’occhiata anche Luigi, sessantenne di Pontida: «E’ un appuntamento divertente, siamo tutti uguali, è finita l’epoca delle divisioni. Il sindaco ha sbagliato a blindare la città, ma lui non ha la cultura per capire questi eventi».
Luca Persico, frontman dei 99Posse, racconta così il raduno antirazzista nel bergamasco: «Siamo tutti terroni rispetto a qualcun altro. Mi pare che qui la Svizzera abbia chiuso i valichi».

Osservano dal sacro pratone un gruppetto di leghisti, tra di loro l’ex ministro Roberto Castelli, venuto a testimoniare che «il popolo della Lega c’è, per testimoniare che il prato è importante». Magari avranno anche gradito un po’ di musica.

ADRIANA POLLICE

da il manifesto.it

foto tratta dalla pagina Facebook di Fabrizio Baggi (PRC Lombardia)

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MigrantiPregiudizi e razzismo

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