Tutta l’altra strage dei giornali e delle tv

Monaco di Baviera. Un’altra strage: questa volta un  supermercato. Un giovane di diciotto anni, pare nato in Germania ma di origini iraniane, vissuto in un degrado sociale causato anche...

Monaco di Baviera. Un’altra strage: questa volta un  supermercato. Un giovane di diciotto anni, pare nato in Germania ma di origini iraniane, vissuto in un degrado sociale causato anche dai tagli allo stato sociale procurati dalle “riforme” del socialdemocratico Gerard Schroeder, a suo tempo, e che lui indirettamente cita mentre urla dal tetto dove si è rifugiato e dove viene ripreso con diversi telefonini da cameraman improvvisati, è il protagonista di una sparatoria che causa nove morti e che si conclude con il suicidio di quello che i per le televisioni era già diventato “il terrorista”.
“Sono stato vittima di bullismo, sono stato in analisi, ma ho comperato una pistola e ora vi stendo tutti!”. Sono queste poche frasi, pronunciate in un tedesco perfetto senza inflessioni di alcun tipo, a convincere qualche giornalista televisivo che, forse, non siamo davanti ad un affiliato al califfato islamico di Al Baghdadi, ma al gesto sconsiderato di un esasperato dalla vita povera, raminga e da chissà quali difficoltà affrontate nelle relazioni umane.
L’informazione cade nella trappola e i quotidiani, invece di usare la cautela del caso, di rimanere nel dubbio, si lanciano nella certezza, nella sicurezza assoluta: siamo davanti ad una nuova strage jihadista.
Così, da sinistra a destra, da pseudo indipendenti testate a testate dichiaratamente schierate, sentenziano: è un attacco simile a quello di Nizza.
C’è tutto pronto per confezionare una nuova pillola di terrore dal sapore tutto islamico. Addirittura alcuni quotidiani titolano: “Ormai c’è un attacco alla settimana”. Meglio delle previsioni del tempo: si sa quindi che la scia di sangue tra altri sette giorni tornerà a colpire, quindi dobbiamo tutti vivere con la paura quotidiana stretta come una cintura alla nostra vita, che ci tolga il respiro e ci procuri quell’affanno che faccia salire sospetto, rabbia e odio.
Perché non si adopera, invece, la prudenza come elemento di deontologia professionale e non si segue la cronaca dei fatti fino a dove è possibile? Anche in presenza di una linea politica precisa, quindi quella di alimentare proprio il regime costante del fiume della paura, si esagera così palesemente nel proporre ipotesi che poi risultano grossolanamente false?
Davvero la necessità di sostenere lo scontro di civiltà è arrivato al punto di deformare anche il mestiere del giornalista, di piegarlo alla volontà di chi ha interesse a mostrare ciò che poche ore dopo sarebbe stata una evidenza inconfutabile come l’esatto contrario?
Sono domande cui occorrerebbe dare una risposta. Una risposta che, francamente, non riesco ad individuare e a sviluppare.
Scorrendo le prime pagine dei giornali di oggi, cade l’alibi delle notizie che arrivano e si susseguono in modo veloce. Scompare anche un altro alibi: quello della necessità dell’uscita nelle edicole e l’impotenza cartacea dei mass media di riuscire a stare al passo con i ritmi televisivi delle notizie date ventiquattro ore su ventiquattro.
Nel momento in cui non hai la certezza che quel fatto sia davvero ciò che stai per scrivere a nove colonne nei catenacci e nei titoli cubitali, dovresti fermarti e, riprendendo in mano proprio la tua professione di giornalista, rispettare il diritto di informazione.
Il che è l’esatto contrario di quanto è stato fatto dalle testate quotidiane questa mattina: prima si disinforma e poi, il giorno dopo, si informa. Intanto, si è sparso un nuovo dubbio sulla base dell’inconsistenza, del nulla, del sentito dire da una testimone che alla CNN ha parlato di aver udito urlare “Allahu Akbar”. Tutto falso. Ma la notizia ormai circolava, anche se le televisioni tedesche, a partire dalla Das Erste e dalla ZDF, non consideravano attendibile quel lancio di notizia sui canali internazionali e, infatti, sono bastati pochi minuti per smentire i titoli della rete americana.
Il dramma del terrore e il dramma della disinformazione. Un dramma unico con molte facce. Un dramma fatto di un revisionismo attualistico impressionante.
Qualunque cosa accada deve essere sempre legata all’estremismo islamico, al fondamentalismo islamico, al radicalismo islamico.
Purtroppo, succede che un giovane proletario tedesco di origini iraniane, dopo aver vissuto diciotto anni di disagio sociale e psichico, si procuri una pistola, vada davanti al supermercato Olimpia e ad un MacDonald’s e si metta a sparare all’impazzata, all’improvviso.
Poi sale sul tetto dove c’è il parcheggio dell’ipermercato e addirittura si mette a dialogare con chi lo riprende con dei telefonini. Sfoga la rabbia e insulta gli stranieri: “Maledetti turchi”. Così nasce la pista giornalistica dell’ipotesi neonazista. E’ possibile ancora che lo sia. E’ possibile che quel giovane di cui non si conosce nemmeno il nome, per ora, possa aver trovato nell’estremismo di destra un rifugio per consolarsi della sua miserabile vita.
La misera, abbandonata a sé stessa, non produce mai nulla di buono. Così anche la misera causata dalle guerre che esportiamo e che continuiamo a sostenere come unica soluzione dei problemi mediorientali e africani.
Il titolo giusto non l’avrebbe potuto fare nessuno questa mattina. Ma domani mattina, cari giornalisti, cari direttori dei quotidiani, riparate al mal fatto, spiegate ai vostri lettori anche la cronaca di quello che ieri è avvenuto a Monaco di Baviera, ma soprattutto spiegate che dovete delle scuse ai lettori e in particolar modo al diritto di informare correttamente i cittadini, contribuendo così ad una crescita culturale, morale e sociale che non può essere trascurata in nome delle singole voglie di aumento del livello di odio e orrore per compiacersi della giustezza delle proprie tesi sullo scontro delle presunte civiltà.

MARCO SFERINI

23 luglio 2016

foto tratta da Pixabay

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