Trump, Dio e Putin. Viaggio nella «tana» di Qanon in Italia

La comunità attiva su Telegram, canali che arrivano a 60.000 follower, fra complottismo no vax e l’attesa della «tempesta»

Questo articolo è parte del progetto investigativo su Qanon in Europa basato sull’analisi dei dati e condotto da Bellingcat e Lighthouse Reports.

Mentre Marjorie Taylor Greene – la prima deputata apertamente Qanonista eletta al congresso statunitense – si complimenta felice per la vittoria di Giorgia Meloni ritwittando un vecchio video in cui la leader di Fdi proclama che l’istituzione familiare è sotto attacco, la comunità Qanon in Italia sembra essere di tutt’altro avviso. Meloni, è la convinzione diffusa e variamente espressa, è l’ultima delle «gatekeeper», delle custodi del «sistema».

Ma che cosa è la comunità di Q in Italia? Quali sono le narrative dentro il movimento nato sulla scorta di un fenomeno tipicamente statunitense, ma diffusosi in tutta Europa?

Quando nel 2020 Tpi cercava di farne una prima radiografia, a un anno dell’inserimento da parte dell’Fbi di Qanon fra le minacce terroristiche interne degli Usa, uno dei canali Telegram citati dalla testata – Qlobal Change Italia – aveva 8.800 iscritti. Oggi ne ha 23.741, e non è affatto il gruppo più vasto di questa composita comunità.

Altri gruppi sono scomparsi, altri ancora sono nati e hanno proliferato superando anche i 60.000 iscritti, hanno cambiato forma, oppure le narrative di Q hanno raggiunto altri ecosistemi genericamente definibili come complottisti, fra cui le nutrite schiere no vax. È Telegram infatti, insieme a YouTube, la piattaforma regina in questo universo: la maggior parte dei canali nasce dopo la purga di Q dalle piattaforme mainstream (Facebook, Twitter…) e anche qualora i singoli seguaci abbiano dei profili attivi, è su Telegram che il grosso del discorso qanonista italiano viene portato avanti.

Non solo: la piattaforma per la comunità italiana – come viene fotografata dal database di contenuti postati su canali associabili a Qanon, creato da Bellingcat e Lighthouse Report – è una sorta di universo perlopiù autoreferenziale: nella top ten dei domain condivisi su questi gruppi al primo posto c’è la stessa Telegram.

E come emerge dall’analisi dei dati relativi a un campione di 8 dei principali canali collegati a Q in Italia, fatta per questa ricerca, fra i più linkati appaiono il sito di disinformazione di estrema destra americano The Gateaway Pundit, all’ottavo posto, e Rt al 18esimo. Mentre nel più vasto ecosistema complottista subito dopo Telegram si trovano Il fatto e Ansa.

Quando apre il suo canale – The Storm Q-17, arrivato ad avere oltre 60.000 iscritti – il 26 settembre 2020 Daniela Cecamore lo inaugura con una immagine di Trump con una Q dorata in mano e sovraimpresso il motto di Qanon: «Where We Go One We Go All».

La narrativa è quella integralmente qanonista raccontata con dovizia di particolari da La Q di Qomplotto di Wu Ming 1: l’allora presidente Usa è a capo di una operazione segreta di cui fanno parte l’esercito e Jfk jr. (che nel 1999 avrebbe finto la sua morte), per sgominare il Deep State, la cabala di pedosatanisti – naturalmente a prevalenza ebraica – che regge le fila del potere non solo in Usa ma in tutto il mondo. Q è un insider del piano che con i suoi periodici drop sulle piattaforme 4chan o 8chan si rivolge cripticamente a coloro che hanno visto la luce e li invita a «fidarsi del piano», rassicurandoli sul fatto che «The storm is coming» – è in arrivo la tempesta che sgominerà i nemici di tutto ciò che è bello e giusto.

Con il procedere del tempo e della pandemia, e con l’introduzione dell’obbligo del green pass, la narrazione su The Storm Q-17 si sposta però poco alla volta, ma infine totalmente, su posizioni, post, storie e fake news no vax.

Nell’ecosistema di Telegram (e non solo), come è prevedibile, la permeabilità dei confini fra gruppi cospirazionisti è continua, ma è significativo come dall’analisi dei dati emerga che in tutti i principali gruppi di Q la narrazione alternativa sul Covid (grafene nei vaccini e così via) sia un perenne rumore di fondo con picchi che in determinati momenti superano anche l’interesse verso Q e affini – ad esempio su Il risveglio Q17, Qanon Italia e ChildresQue Italia Channel nel gennaio del 2022 in coincidenza con il decreto legge che introduce l’obbligo vaccinale per gli over 50 – evidenziando il rischio di proselitismo per la comunità Q.

All’inverso, e parallelamente, in nutriti gruppi no vax si diffondono nel tempo le narrative di gruppi e soprattutto personaggi riconducibili a Q. Specialmente attraverso i post dell’influencer al centro di questo ecosistema: Cesare Sacchetti. Autore di un blog sul Fatto quotidiano fino al 2016, Sacchetti è inserito già a maggio 2020 da NewsGuard fra i super-diffusori di disinformazione a livello europeo, l’anno successivo Rolling Stone gli dedica un profilo dove lo etichetta come «il re dei complottisti italiani».

Unico fra tutti coloro che hanno sposato le teorie di Q a produrre quasi esclusivamente contenuti originali (nell’ordine di decine di post al giorno sugli argomenti più svariati, dalla pandemia alla guerra in Ucraina, oltre ad avere un suo blog anche in inglese), dai dati emerge che il suo canale Telegram (63.505 iscritti) è il più ripostato in tutto il network italiano – non solo quello Q – preso in analisi dal database, con un margine quasi di 2 a 1.

Due post di Sacchetti in cui insinuava che Mario Draghi fosse gravemente malato – che gli sono valsi lo scorso gennaio una perquisizione da parte della Digos – hanno rispettivamente 99.000 e più di 43.000 visualizzazioni – e hanno circolato non solo su canali Q come Qanon Italia e Italian Patriots ma anche su gruppi come Esercenti no green Pass e Italia Costituzionale no green pass.

All’interno del campione degli otto principali canali Q presi in esame, Sacchetti è in top ten fra i più ripostati sia che si parli di Qanon, di elezioni o di Covid, mentre è in assoluto il più condiviso in materia di guerra in Ucraina. Sulla quale la sua posizione è ampiamente chiarita dal fatto che l’unico canale Telegram che riposta occasionalmente è Intel Slava Z, gruppo di disinformazione filorussa (e probabilmente di matrice russa) che fra i tanti post – decine al giorno per oltre 400.000 iscritti – adduceva sedicenti prove del fatto che l’esercito ucraino abbia commesso la strage di Bucha.

Invariabilmente, l’universo Q italiano è filo Putin, che viene visto come un alleato di Trump nella lotta al Deep State e un nemico della «dittatura» europeista e filoatlantica. Proprio il filoatlantismo è fra i reati mortali che si contestano a Meloni, vista come una schiava di Nato e Israele – in tanti ripostano il suo tweet a Zelensky come prova della sua collusione – e non abbastanza estrema in fatto di aborto: quando tutta la comunità gioiva della sentenza della Corte suprema Usa che ha abolito il diritto federale all’aborto, veniva puntato il dito su Meloni che sosteneva di non voler abolire la 194.

E questo nonostante la leader di Fdi abbia solleticato molte delle tematiche care alla comunità, dalla teoria della sostituzione etnica ai riferimenti a Soros come «usuraio» fino alla vicinanza con l’apprezzatissimo Orban e il sodale di Trump Steve Bannon. Il millenarismo di Q – che vede in Trump una sorta di profeta destinato a realizzare un progetto simil-divino – trova terreno fertile nella variante cattolica oltranzista italiana: gender e diritti civili sono il male, lo stesso papa «è parte della falsa chiesa e della dittatura mondiale».

Lo scrive Rossella Fidanza (42.234 iscritti al suo canale) che ha esordito da Paragone alla Gabbia nel 2014 come imprenditrice truffata dalle banche in epoca di odio per il “signoraggio bancario”, e oggi gestisce il secondo canale Telegram più condiviso nel network italiano, inzeppato di contenuti Q – a partire dal negazionismo sui risultati elettorali Usa – e no vax: il canale da cui riposta più spesso è Eventi avversi vaccino Covid.

Perfino il sottobosco sovranista e complottista candidato alle elezioni, Paragone in testa, è però respinto dalla comunità Q e liquidato da Sacchetti come un’armata di «utili idioti» di cui si è servito «lo stato profondo italiano» per ritardare l’attesa e inarrestabile pietra tombale sulla «democrazia liberale».

GIOVANNA BRANCA

da il manifesto.it

Foto di Michael Anthony

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Analisi e tesi

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