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Marco Sferini

Storia e attualità senza pregiudizi: la lezione di Max Gallo su Robespierre

Robespierre

Ieri mi ha colpito una notizia triste. Come sempre. Di solito quelle allegre fanno poco effetto in un calderone massmediatico dove si cerca sempre ciò che più stimola le nostre morbose curiosità alla ricerca dello scandalo, della perversione, del contorto e del difforme dalla tanto sacra “normalità”.
Ma la notizia che mi ha colpito non ha nulla di scandalistico, è purtroppo una, appunto, normale agenzia che parla di un decesso. Un decesso che a molti dirà poco. A me, scusate, dice molto.
Max Gallo, grande storico francese, figlio di immigrati italiani (tanto per dire che i migranti sono sempre “brutti, sporchi e cattivi”, vero? Oppure sono anche persone come noi (che iddio li aiuti!) e fanno anche figli che diventano storici eminenti…) è morto all’età di 85 anni. La sua città era la città di Garibaldi, la natia Nizza. E i suoi lavori di indagine hanno spesso trattato del Risorgimento italiano, della stessa figura di Garibaldi.
Non era un uomo prettamente di sinistra cosiddetta – ormai – “radicale” pur avendo aderito da giovane al Partito comunista francese, poi al Partito socialista per approdare ad un dualismo gollista e bonapartista che rimase l’asse di condotta politica definitivo. Coerente con i suoi lavori, con i suoi giudizi.
Eretico anche lui a volte, come uno storico, appunto, grande. Un uomo ligio ai princìpi della Repubblique, che aveva studiato ampiamente tutto il percorso di formazione statale della Francia, la sua evoluzione da monarchia a repubblica, il periodo napoleonico (rivalutando, tra i pochi e i primi, la figura dell’imperatore dei francesi) e scandalizzando molti per quella famosa “Lettera a Robespierre” (datata 1998) dove aveva osato scrivere in chiave positiva del governo giacobino, dell’operato del Comitato di Salute Pubblica e di molte prese di posizione del governo rivoluzionario accerchiato da tutte le monarchie d’Europa.
Fu proprio questo lavoro che gli procurò molte critiche: rivalutare Robespierre! Non sia mai. Se ne doveva sempre provare disgusto, ignominia e formulare una “naturale” condanna morale, politica e storica.
Ma più che una rivalutazione politica, quella di Max Gallo è stata una comprensione storica, un provare a sconfiggere tutti i veri eccessi antistorici che hanno ammorbato i fatti e li hanno trasformati in un grigio periodo di solo “terrore” senza la contestualizzazione, privandoli del necessario corollario di intrighi e di quotidianità che non erano avulsi dal momento storico alto che la Francia e l’Europa allora stavano vivendo.
La lezione è semplice: Max Gallo ci chiede almeno di essere obiettivi e di leggere, di conoscere. Di non accettare a priori nulla, di essere noi degli storici per meglio adeguarci alla realtà odierna.
Per troppo tempo, nella Francia della Quinta repubblica, Robespierre è stato demonizzato come un sanguinario, come colui che, secondo una stampa dell’epoca post-giacobina della rivoluzione, alla fine, dopo aver ghigliottinato tutti i francesi, provvedeva a ghigliottinare anche il boia.
Mentre Saint Just veniva visto non come il giovane che aveva partecipato con grande passione alla fiammata di libertà che dal 1789 in poi aveva costruito, giorno dopo giorno, in un lento e incerto processo costituente, l’anima della Rivoluzione medesima.
Nessuno, nemmeno Robespierre, aveva la consapevolezza di come sarebbe andata a finire, del quando dal “governo rivoluzionario” si sarebbe passati al “governo costituzionale”.
Gli eccessi. Questo è stato il dramma, secondo molti, della Rivoluzione. Ma perché, si pensa forse che una rivoluzione sia un “pranzo di gala”? Non lo è mai, nemmeno quando a farla è Ghandi con metodi non violenti. La repressione del potere esistente arriva e crea comunque dei lutti, stragi.
La storia non si può giudicare ma comprendere e solamente un metro etico universale, ossia quello della conservazione della specie umana, quindi della costruzione del benessere, dell’egualitarismo sociale e dell’armonia condivisa di una umanità nuova, può essere la cifra secondo cui stabilire a quali esempi storico-politici rifarsi.
Non esiste un taglio netto tra bene e male ma, come Max Gallo ci ha spesso ripetuto nei suoi saggi e nelle sue biografie di grandi condottieri, la complessità umana è alla base di noi stessi che ci crediamo altro da chi ci ha preceduto.
Le opinioni politiche singolari sono legittime. Ciascuno ha i suoi idoli e punti di riferimento. Ma la condanna storica è sovente un errore. Così come lo è l’assoluzione pregiudiziale sempre per fini politici.
Grazie a Max Gallo per aver provato a sconfiggere il pregiudizio accademico su Robespierre, su Napoleone, su molte altre vicende sia della sua Francia, sia della nostra Italia.
Che chi lo leggerà possa farne tesoro per avere una prevenzione in meno e una conoscenza in più su chi non può essere perfettamente incasellato nel lato dei “buoni” a tutto tondo o dei “cattivi” a tutto spiano.

MARCO SFERINI

20 luglio 2017

foto tratta da Wikimedia Commons

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