La fine dell’apartheid contro la Fiom è vicina. Dopo dodici anni di trattative contrattuali separate, i metalmeccanici della Cgil dovrebbero tornare al tavolo unitario sul rinnovo in Stellantis. Il condizionale è però d’obbligo anche perché la prossima riunione sul contratto – il 15 novembre – sarà ancora separata. Ma ieri a Torino si sono create le condizioni perché possa essere l’ultima.

«Oggi ci aspettavamo una risposta delle aziende e credo di poter dire che è aperta la trattativa», ha esordito il segretario generale della Fiom Michele De Palma all’uscita dall’incontro all’Unione industriale con i rappresentanti di Stellantis, Cnh Industrial, Iveco e Ferrari per il nuovo contratto.

«Nel confronto con le delegazioni aziendali nel merito dei punti della piattaforma non sono emersi elementi pregiudiziali. Quindi la trattativa va avanti – ha continuato De Palma – . Il nostro obiettivo è riunificare il tavolo negoziale. Nelle prossime ore informeremo delegati e delegate, lavoratrici e lavoratori del passaggio che c’è stato oggi, per noi importante perché apre alla contrattazione. Noi vogliamo contrattare sulle questioni che abbiamo messo nella piattaforma e che riguardano il salario, le condizioni di lavoro, il futuro di tutti gli stabilimenti», spiega De Palma.

Il prossimo incontro, che riguarderà le relazioni industriali, sarà il 15 novembre, lo stesso giorno in cui riprenderà il confronto con i sindacati firmatari Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Associazione Quadri.

«Il negoziato si è di fatto avviato e affronterà nel merito le richieste avanzate nelle piattaforme della Fiom: il recupero del potere di acquisto, le condizioni di lavoro, la salute e la sicurezza, il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori, il sistema delle regole delle relazioni sindacali», commenta il coordinatore nazionale automotive Fiom Simone Marinelli, aggiungendo che «il 15 novembre ci sarà un ulteriore incontro su tavoli separati ma il nostro obiettivo rimane riunificare il negoziato».

La riunione di ieri fra l’azienda e i vertici della Fiom avrebbe dunque messo fine all’era Marchionne, cominciata con l’uscita da Confindustria nel 2010 e la cosiddetta «rivoluzione di Pomigliano» che portò alla fuoriuscita della Cgil da tutte le aziende Fca. Le foto dei delegati di Mirafiori con gli scatoloni pieni di bandiere rosse e ritratti di Di Vittorio e comizi in bianco e nero di Trentin e Berlinguer fecero il giro del mondo a gennaio 2012.

L’agibilità sindacale fu riconquistata grazie alla sentenza della Corte costituzionale che il 2 luglio 2013 dichiarò illegittima la modifica dello Statuto dei lavoratori che prevedeva che solo i sindacati firmatari dei contratti potessero essere rappresentanti.

Ma l’apartheid contrattuale è rimasta fino a ieri: i sindacati firmatati (Fim Cisl, Uilm, Fismic, Ugl) hanno rinnovato il contratto di lavoro specifico (Ccls) aziendale con Fca, escludendo ancora la Fiom nel 2018.

Dopo la svolta del segretario generale della Uilm Rocco Palombella che a novembre ha chiesto a Stellantis di rientrare in Confindustria e Federmeccanica (come già fatto da Marelli), la trattativa per il rinnovo del contratto era partita ancora in modo separato. I sindacati firmatari avevano presentato una loro piattaforma; la Fiom una sua con richieste migliorative.

Ieri però la nuova dirigenza di Stellantis ha valutato che l’obiettivo di un contratto unitario fosse importante ed ha aperto ad alcune richieste della Fiom, partendo dalla ricostruzione delle relazioni industriali.

Rimane però il nodo dell’esigibilità del contratto: la norma imposta allora da Marchionne che prevede una «clausola di responsabilità», l’impossibilità di scioperare sulle materie sottoscritte nel contratto e sanzioni per i sindacati in caso di mancato rispetto degli impegni assunti. La Fiom (e la Cgil) l’ha sempre contestata e punta a modificarla nella trattativa.

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

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