Spari bianchi sulla protesta nera. Trump non-riforma la polizia

Stati uniti. Un ferito in New Mexico, arrestati i membri della milizia. Dalla Casa Bianca il presidente difende le forze dell'ordine. E allora i sindaci fanno da soli: New York abolisce la violenta unità anti-crimine, Seattle vieta i gas lacrimogeni

Un’altra vittima nelle proteste contro il razzismo negli Usa: ad Albuquerque, New Mexico, un uomo è stato ferito a colpi di pistola dal membro di un gruppo di civili armati che voleva impedire la rimozione della statua del colonizzatore spagnolo Juan de Oñate. Il responsabile della sparatoria è stato arrestato, insieme ad altri membri del gruppo, identificato da alcuni media come una «milizia» di destra.

Intanto alla Casa Bianca Donald Trump ha fatto i primi passi concreti per affrontare le proteste che continuano a svolgersi in tutti gli Stati uniti per la brutalità della polizia sui cittadini afroamericani e lo ha fatto con una ferma difesa delle forze dell’ordine che lascia pochi interrogativi su quali siano le sue alleanze.

L’evento è stato la firma di un ordine esecutivo che dovrebbe avviare una riforma della polizia, presentato come un punto di svolta nei rapporto tra forze dell’ordine e cittadini ma che in realtà offre solo direttive modeste intese a incoraggiare standard più elevati tra i dipartimenti di polizia e lascia al Congresso la prospettiva di una riforma più significativa.

La parte più radicale del decreto riguarda l’adozione di un database federale di agenti con una storia di uso eccessivo della forza e l’abolizione delle tecniche di strozzamento che saranno bandite a meno che la vita di un agente non sia a rischio.

All’inizio del discorso nel giardino delle rose della Casa Bianca, Trump ha cercato di adottare un tono unificante ma senza affrontare in modo completo le questioni della riforma della polizia o riconoscere il razzismo sistemico in America.

Al contrario, il presidente ha diretto la sua energia oratoria nel trasmettere un messaggio di ordine pubblico e nel descrivere i manifestanti pacifici come teppistelli.

Ha detto di aver incontrato privatamente i familiari delle vittime della polizia, ma nessuno di questi era presente alla conferenza stampa, al contrario di molti rappresentanti delle forze dell’ordine. Trump ha ripetuto che il problema riguarda solo un piccolo numero di agenti «e nessuno vuole sbarazzarsi di loro più dei bravissimi e ottimi poliziotti».

«Dobbiamo dare il massimo rispetto alla polizia – ha detto aggiungendo che l’anno scorso sono stati uccisi 89 agenti in servizio ma senza citare i numeri riguardanti le persone uccise dalla polizia – Senza polizia è il caos. Dobbiamo sostenere gli uomini e le donne coraggiosi che sorvegliano le nostre strade e ci tengono al sicuro».

Per finire la cerimonia Trump ha chiamato sul palco attorno a lui i rappresentanti della polizia, tutti bianchi, e ha firmato il decreto.
Mentre alla Casa Bianca si consumava la liturgia elettorale trumpiana che poco o niente ha a che vedere con il problema razziale, le amministrazioni locali proseguivano con misure autonome.

New York City sta sciogliendo l’unità anti-crimine del Dipartimento di Polizia, una squadra in borghese tristemente famosa per i centinaia di agenti coinvolti in alcuni dei casi più clamorosi di omicidio da parte della polizia, come quello dell’afroamericano Eric Gardner, strozzato da un poliziotto bianco perché stava vendendo illegalmente delle sigarette.

A San Francisco gli agenti di polizia non risponderanno più alle chiamate che riguardano attività non strettamente criminali, come i reclami riguardanti i senzatetto o le controversie tra vicini. Questi casi saranno gestiti da professionisti disarmati, come quelli che già ora si occupano dei casi che riguardano la salute mentale.

A Seattles e a Dallas l’uso dei lacrimogeni è stato temporaneamente vietato: gli studi mostrano che, provocando tosse, aiutano la diffusione del coronavirus, mentre i politici del Massachusetts come di New Orleans chiedono che i divieti vengano estesi a anche dopo la pandemia.

MARINA CATUCCI

da il manifesto.it

Foto di Grégory ROOSE da Pixabay

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