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Prima gli Svizzeri. Quando l’emigrato discriminato è italiano

Nelle prossime settimane si terra’ in Svizzera, precisamente, un referendum per sollecitare una norma che dia la priorità nelle nuove assunzioni agli svizzeri e poi agli stranieri. In questo caso gli stranieri sono sopratutto italiani transfrontalieri. Abbiamo intervistato a questo proposito Massimiliano Ay classe 1982, segretario del Partito Comunista, deputato al Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino (il parlamento cantonale) e consigliere comunale della città di Bellinzona.

Massimiliano, come spiegare ad un pubblico non svizzero o non familiare con la politica svizzera questo referendum dopo quello federale dello scorso autunno?
Si tratta di un’iniziativa popolare lanciata dall’Unione Democratica di Centro (UDC), un partito della destra nazionalista che in Ticino non è molto grande ma che è il primo partito sul piano nazionale. Questa iniziativa chiede di attuare il principio di preferenza agli Svizzeri al momento di un’assunzione. A nostro avviso si tratta di una norma che fomenta la guerra fra poveri mettendo i lavoratori residenti contro i frontalieri, e ciò proprio su proposta di quella forza politica che costantemente si oppone a salari minimi, estensione dei contratti collettivi, misure sociali a favore del lavoro, ecc. Quella dello scorso inverno era invece un’iniziativa «per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati», una proposta che oltre a stravolgere il principio secondo cui la legge è uguale per tutti, addirittura avrebbe inserito nella Costituzione federale – snobbando il legislativo e dunque mettendo in discussione la separazione dei poteri – delle liste di reati che avrebbero comportato l’immediata espulsione di un cittadino straniero senza più alcuna possibilità per il giudice di analizzare la situazione caso per caso: fra questi vi erano anche reati di minor entità.

…continua a leggere su Contro la crisi.org…

PIETRO LUNETTO

da Contro la crisi.org

foto tratta da Pixabay

 

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