Pisapia disapprova Bersani e sceglie Micari contro Fava

Alza la voce Giuliano Pisapia per cercare di non rompere con i bersaniani di Mdp e di tenere il filo col Pd, ma il suo appello a Fabrizio Micari...

Alza la voce Giuliano Pisapia per cercare di non rompere con i bersaniani di Mdp e di tenere il filo col Pd, ma il suo appello a Fabrizio Micari e a Claudio Fava per l’apertura di un dialogo e la costruzione di una piattaforma programmatica comune è solo un tentativo estremo e tardivo. Il suo richiamo all’unità in Sicilia appare come il canto del cigno, anche perché il suo emissario Bruno Tabacci, che negli ultimi tempi ha legato con l’ex ministro Totò Cardinale, a capo della costola renziana di «Sicilia futura», ha già chiuso l’accordo su Micari.

Il leader di Campo progressista prova a recuperare il terreno dopo settimane di silenzi, incontrando Roberto Speranza, con il quale ha deciso di mantenere aperto il dialogo. Pisapia ha riunito a Roma i dirigenti critici con Mdp perché «in Sicilia ha fatto delle scelte che non condividiamo». Alla riunione c’è chi ha chiesto una rottura con i bersaniani mentre altri hanno spinto perché Pisapia si faccia promotore di una mediazione avanzata.

Al Pd, Campo progressista chiede di rompere «alleanze ambigue e innaturali rispetto al mondo progressista», cioè quella con Ap di Angelino Alfano, e a Mdp di rinunciare «all’ennesima riproposizione di uno schema di testimonianza, seppure nobile, già fallito in passato».

Un appello velleitario per quello che riguarda l’alleanza tra dem e Alfano: se saltasse le ripercussioni sul governo sarebbero immediate, a partire dalla legge di bilancio; mentre Mdp già teorizza con Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco un periodo all’opposizione. Speranza ha ribadito a Pisapia che la presenza di Ap nella coalizione che sostiene Micari è dirimente per Mdp, e ha ricordato al suo interlocutore che fu lui per primo ad escludere una alleanza con gli alfaniani. Alla fine in una nota congiunta si ammettono «valutazioni diverse», ma che queste «non incidono sulla prosecuzione del percorso unitario nazionale per la costruzione di un nuovo centrosinistra in discontinuità con le attuali politiche del Pd».

Parole che per Mdp implicano la rottura con il partito di Renzi, e per Pisapia una ridefinizione del profilo del centrosinistra e delle sue politiche, ma con il Pd. A Micari pronto a raccogliere la ‘sfida’ di Pisapia con la richiesta a Fava di un confronto, il vice presidente dell’Antimafia, che domani sarà a Messina con D’Alema, replica secco: «Se il partito di Alfano esce dalla coalizione, io non ho difficoltà a confrontarmi con lui in primarie». Insomma, margini impossibili.

A meno che Ap non imploda. Uno scenario verosimile. Dentro il partito la fronda anti-Micari sta crescendo, molti dirigenti, se Alfano dovesse ufficializzare il sostegno al rettore, sono pronti a saltare sul carro di Nello Mucumeci, il candidato del centrodestra. In uscita ci sono Piero Alongi, deputato regionale vicino a Renato Schifani, e Ciccio Cascio, uno dei due coordinatori del partito in Sicilia, che alle comunali di Palermo aveva appoggiato Fabrizio Ferrandelli (ora ritransitato nel centrosinistra con i ‘coraggiosi’ dopo un colloquio con Renzi), sostenuto dal centrodestra. Difficile però che Alfano molli il patto con Renzi. Il segretario intanto gongola. Incassata la rinuncia di Rosario Crocetta a ricandidarsi, prepara il suo tour in Sicilia. Due giorni, venerdì e sabato, per promuovere il suo libro ma soprattutto per aprire la campagna elettorale, con al suo fianco Micari.

A ringalluzzire i dem è stato Crocetta, ora trattato da eroe. Al governatore la direzione regionale ha riservato una standing ovation quando ha fatto il suo ingresso all’assise politica che ha deliberato l’ok a Micari. Poco prima Crocetta aveva incontrato i suoi. Con Renzi, il governatore non ha concordato né posti di potere né candidature blindate, ma il riconoscimento politico del suo movimento, il ‘Megafono’ e la promessa di un ruolo importante all’interno dei dem. Il ‘Megafono presenterà liste a sostegno di Micari e il governatore sarà il capolista nei collegi di Palermo, Catania e Messina, anche se in caso di elezione annuncia che rinuncerà a fare il deputato regionale.

Via libera dal Nazareno anche a liste del Megafono per le politiche. «Per me è un giorno di liberazione, ho vissuto cinque anni di violenze», si sfoga Crocetta. «Dal giorno in cui sono stato eletto, tutti sono diventati candidati, per cinque anni ho avuto a che fare non con alleati ma con dei candidati».

Tanti i momenti di scoramento. «Quattro anni fa al primo rimpasto pensai di dimettermi e di ricandidarmi da solo. Un pensiero che ho fatto altre due volte, ma non conosco l’odio e rimango leale al mio partito. Ora Micari ce la può fare, anche se i sondaggi che ho mi davano al 22-24% se correvo da solo».

E a Leoluca Orlando, che in questi anni non ha fatto altro che attaccarlo, non risparmia bordate: «I gruppi dirigenti di Palermo dei partiti sono sempre gli stessi e come mai non sono mai candidabili alla presidenza della Regione? Il sindaco a Palermo lo fa Orlando ab aeterno. Quando esce fuori dalla città però ha difficoltà, come quando si candidò con la sua lista e non raggiunse il 5%. Pensa di vincere nella sua città come sindaco e pensa di vincere le regionali, è una bella ossessione».

ALFREDO MARSALA

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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