Perché “tre destre”?

Un amico mi ha chiesto perché, a mio dire, abbiamo tre destre e nessuna sinistra che possa partecipare alla contenziosità del Paese. Rispondo brevemente, per sommi capi. Perché l’Italia...

Un amico mi ha chiesto perché, a mio dire, abbiamo tre destre e nessuna sinistra che possa partecipare alla contenziosità del Paese. Rispondo brevemente, per sommi capi.

Perché l’Italia è un Paese fondamentalmente di destra o di centro-destra. Perché la sinistra comunista e di alternativa è stata marginalizzata da una idea della vita moderna unita a quella di una sinistra moderna moderata e piegata ai valori del mercato.

Raccontare per oltre trent’anni, con venti di berlusconismo che ha capovolto i valori costituzionali e repubblicani, che il lavoro è meraviglioso se da fisso diventa mobile, che le privatizzazioni sono la panacea dei mali del Paese, che la “crescita” economica è legata alla flessibilità del lavoro stesso e alla defiscalizzazione delle imprese, quindi alla sistematica detassazione dei profitti, fare tutto questo e farlo passare come grande conquista della sinistra ha distrutto la sinistra stessa.

Il potere e l’accondiscendenza hanno corrotto una cultura inflessibile che criticava senza appello il capitalismo e, quindi, tutto il codazzo di socialdemocratici ruffiani che si prostravano davanti alla visione della gestione del potere esecutivo, quindi della corresponsabilità di una corruzione morale e materiale in nome del profitto.

Ecco perché, tra le altre problematiche, quelle che ho esposto in elenco sopra sono tra le principali che hanno causato la marginalità della sinistra comunista e di alternativa.

Ma rassegnarsi serve a poco. Anzi, a niente.
Come bene ha detto Bianca Bracci Torsi nel ventennale di nascita di Rifondazione Comunista: “Chi abbandona la lotta proprio nel momento di maggiore difficoltà è un traditore.“.
Ne sono convinto: si tradisce per pusillanimità, per disincanto, per insoddisfazione, per stanchezza.
Ed è tradimento (categoria che non amo particolarmente sul piano politico) perché non si è comuniste e comunisti soltanto quando un partito è un “paese nel paese” e ha il 30% dei voti e dall’opposizione condiziona le politiche di governo.
Se lo si è solo da posizioni di forza, allora si è capito molto poco dell’essere comunisti e della necessità di esserlo e di rimanerlo proprio nelle fasi della vita in cui tutto ci è contro e ci sembra di essere gli ultimi dei mohicani.

(m.s.)

foto tratta da Pixabay

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Lo stiletto

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