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Lo stiletto

Per un nuovo Manifesto del Partito Comunista

Ho provato ad ascoltare Pierluigi Bersani su La 7, a Piazzapulita.
Ho provato e tentato di prefigurarmi uno scenario anche rinnovato per una politica di centrosinistra in questo Paese.
Poi mi sono detto, mentalmente, quasi senza accorgermente: già mi stavano stretti i panni del centrosinistra quando esisteva l’Ulivo, poi l’Unione.
E mi sta larga la definizione semplicemente “di sinistra” che troppi si attribuiscono proprio perché elasticamente estendibile ed adattabile come un liquido ad ogni contenitore immaginabile e possibile.
Cosa può, allora, essere giusto fare per ridare senso a qualcosa che si riprenda i cuori e le passioni, i sensi critici e i dubbi, le rabbie e le furie di un popolo di disperati?
Ci penso e ci ripenso, studio, leggo, ristudio e rileggo pareri antitetici, su giornali, siti web, testi antichi e nuovi.
E più approfondisco, più mi viene sempre avanti evidente e prepotente la verità della ragione che abbiamo noi comunisti ma che non basta, da sola, a cambiare nemmeno minimamente il mondo.
Perché le idee camminano su delle gambe e le gambe sono solo quelle dalla “tragica posizione eretta” umana, come la amava definire Kafka, con una bella sintesi della tragedia umana in una vita priva di significato se presa nel suo intrinseco essere, astratta dai contesti interiori dell’animo e da quelli più ampli del mondo che ci circonda.
Quindi, in sintesi, alla radice del problema non c’è la ricostruzione di un centrosinistra: perché farebbe gli interessi dei padroni fingendo di occuparsi anche del mondo del lavoro e del non lavoro.
Forse è venuto il momento di redigere un nuovo MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA, della parte comunista di questa società.
Un testo su cui fondare un progetto anche dalle voci plurali e che guardi all’oggi per un domani che sbugiardi i sacerdoti del liberalismo in chiave socialdemocratica.
Lo scriviamo insieme partendo dalle nostre esperienze?
Così, romanticamente, semplicemente da comuniste e comunisti, facendo pernacchie sonore a chi si sente interprete del più sano dei pragmatismi e ha perso dietro a ciò la sua anima, ha svenduto la sua vita ridotta a zerbino dei potenti, degli affamatori dei popoli, dei profittatori, degli speculatori. Dei parassiti veri del mondo: i ricchi.

(m.s.)

foto tratta da Wikipedia

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