Non avete bisogno di me

Le sardine mi propongono di scendere in piazza senza “…nessun colore politico, nessuno slogan contro nessuno…“. L’impegno di una vita, il mio impegno, è sempre stato rivolto invece a...

Le sardine mi propongono di scendere in piazza senza “…nessun colore politico, nessuno slogan contro nessuno…“.

L’impegno di una vita, il mio impegno, è sempre stato rivolto invece a dare colore, un colore in particolare, a ciò che facevo e a ciò che tutt’ora faccio.

Il mio impegno si è anche rivolto contro coloro che distruggevano diritti sociali e diritti civili o che li volevano al palo.

Il mio impegno, per quanto modesto possa essere, porta con sé i valori di una causa per cui senza è praticamente inutile vivere.

Il mio impegno lo regalerò sempre al Comunismo, come “movimento reale che abolisce lo stato di cose presente“.

Comprendo che non è colpa del tutto vostra, care sardine, se vi sentite lontani dalla politica, dalle tanto vituperate “ideologie“: per trent’anni i campioni della “modernità” e delle “privatizzazioni” vi hanno detto che il Paese sarebbe migliorato se aveste votato il “meno peggio“, se vi foste piegati alle esigenze del mercato e quindi se foste diventati sempre più precari e “flessibili“.

Lo siete e lo siamo tutte e tutti diventati. A nostro discapito. Pure quelli come me che non avevano abboccato alle litanie del liberismo sotto forma di “sinistra” contro Berlusconi ieri e contro Salvini oggi.

Il risultato di tutto ciò è stato uno spostamento verso l’estrema destra da parte di un Paese di destra che aveva provato a trovare una sorta di pacificazione nazionale nel dopoguerra e, nonostante tutto, una certa cultura delle istituzioni l’aveva, pur con le dovute e tante differenze del caso: tra comunisti e democristiani passava l’oceano (in tutti i sensi…), eppure la voglia di fare politica era legata ad una visione di lungo periodo, ad una idea di società fondata sulla ricerca della strada per l’uguaglianza sociale, civile, economica. C’era chi la trovava nel riformismo socialista e chi nel comunismo libertario. Poi è arrivato il berlusconismo e la società si è egoistizzata nuovamente e individualizzata all’estrema potenza.

L’utilizzo delle tecnologie internettiane, invece di spronare alla ricerca, all’indagine e allo studio per un migliore approccio al quotidiano in cui viviamo, esaspera gli animi e viene utilizzato sovente per esacerbare i conflitti. Ma non sul piano di classe, tra sfruttati e sfruttatori: ma tra poveri, tra indigenti, tra disperati, tra senza-futuro.

Sono sempre disposto a scendere in piazza, ma per ricostruire quella tensione egualitaria che, a mio avviso, è necessaria per ridare un significato alla politica come la più grande delle arti umane. Senza voglia di lotta sociale, senza richiesta di giustizia sociale, puntando soltanto ad un generico concetto di “felicità” che può essere declinato anche in questa oscena società dei consumi, non ho motivo di unirmi al branco di sardine.

Chi mi propone, inoltre, di annullare la mia essenza, il mio colore e di tacitarmi persino contro coloro che sono la causa di tante frustrazioni per i lavoratori e per tutti gli sfruttati, non avrà nulla di me.

(m.s.)

Foto di Richard Revel da Pixabay

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