Mistificazione e valore della rappresentanza

La formazione del nuovo governo imperniato sull’alleanza tra PD e M5S ha sicuramente modificato, sia pure in via provvisoria, quella dinamica interna al sistema politico che avrebbe dovuto vedere...

La formazione del nuovo governo imperniato sull’alleanza tra PD e M5S ha sicuramente modificato, sia pure in via provvisoria, quella dinamica interna al sistema politico che avrebbe dovuto vedere a breve (secondo un’ipotesi rivelatasi di corto respiro) un confronto elettorale imperniato attorno alla centralità della crisi della democrazia liberale classica, attaccata da una parte dalla “democrazia illiberale” proposta dalla Lega e dall’altra dalla “democrazia diretta” proposta – appunto – dal M5S.

Nel breve periodo toccherà verificare, invece, la coesistenza tra una visione della democrazia liberale presente nel PD che pure ha sofferto una stagione molto “hard” di personalizzazione e oggi pare trovarsi da questo punto di vista in una sorta di fase di transizione rispetto al tema della “forma partito” e una visione della “democrazia diretta” agita attraverso il web dal Movimento 5 stelle: visione della “democrazia diretta” uscita rafforzata, almeno dal punto di vista della percezione mediatica, dall’esito della consultazione svoltasi sulla piattaforma Rousseau proprio nel merito delle scelte di governo.

E’il caso allora di riflettere ancora una volta su questi temi a partire da un discorso riguardante il valore del suffragio universale e della rappresentanza politica.

Storicamente è stato sulla comprensione del valore della rappresentanza politica che si verificò la grande spinta verso il suffragio universale (maschile e femminile). Suffragio universale intenso come possibilità di espressione piena proprio della rappresentanza politica, sulla base della quale si formarono i grandi partiti europei della classe operaia della prima rivoluzione industriale.

Se si chiude la porta alla possibilità di una pienezza d’espressione della rappresentanza, come sta avvenendo in Italia da molto tempo con le leggi elettorali via, via, elaborate nel tempo dalla crisi sistemica degli anni’90, allora tutti gli altri livelli di rappresentanza “settoriale” o “neo-corporativa” compresi quelli di genere finiscono con il non disporre del valore di fondo, quello proprio della piena espressione della rappresentanza delle proprie sensibilità e delle proprie opzioni politiche anche sul piano istituzionale.

Nel più recente passato si è verificata una soffocante rincorsa verso la “governabilità” intesa quale fine esaustivo dell’azione politica e anche istituzionale.

Una dinamica che ha finito con il far perdere valore qualsiasi altro concetto di alternativa o anche soltanto di “diversità”.

La grande contraddizione, nello specifico del “caso italiano” (definizione che vale ancora, sia ben chiaro sia pure in senso opposto a quello che vi si attribuiva negli anni’70) è con il dettato costituzionale.

La Costituzione disegna con grande chiarezza lo scenario della centralità del Parlamento e della presenza nelle istituzioni di un largo spettro di rappresentatività, sia sotto l’aspetto delle idealità che delle capacità progettuali.

Siamo al punto in cui, per cercare di evitare le tagliole degli sbarramenti, a molti non appare più possibile presentarsi con il volto delle grandi idealità della storia politica d’Europa e d’Italia e ci si maschera da “altro” com’è avvenuto con le forze residuali delle diverse tradizioni della sinistra storica.

Un atto d’ignavia politica dettato da condizioni storiche all’interno delle quali il sistema si è frapposto con tutti i mezzi alla possibilità di una limpida espressione di appartenenza, anche ideologica.

Nell’occasione attuale siamo di fronte a un governo che ha avuto “via libera” da una consultazione diretta attraverso il web (quindi non pienamente trasparente o almeno sospettabile di non esserlo) che ha avallato la formazione di un esecutivo basato su di un’ardita manovra di palazzo.

Si può allora parlare di “mistificazione” sia della “democrazia diretta” sia del principio di rappresentanza”?

 Molti obietteranno con l’osservazione che comunque in questa occasione si è difesa la democrazia e sbarrata la strada all’estrema destra.

Da un certo punto di vista è sicuramente vero: ma se i soggetti protagonisti di un’operazione di questo tipo fossero appartenuti ad altra – opposta – sponda politica?

Il sistema conserva quindi tutta la sua fragilità in rapporto allo sfrangiamento in atto nella società italiana.

Un sistema che pare proprio non essere in grado di fornire una risposta alla propria crisi di rappresentatività in un quadro sociale in cui emergono istanze conservatrici, egoistiche, corporative.

Emerge il tema dell’assenza di una capacità di pedagogia democratica da parte dei soggetti politici.

Non basterà certo la riduzione del numero dei parlamentari. E’ necessaria una constatazione di fondo circa la necessità di affrontare questa situazione di difficoltà che si è cercato di descrivere e che espone la democrazia italiana al rischio di soggiacere a meccanismi di “scambio politico di massa”, come del resto è avvenuto nel corso delle ultime campagne elettorali. E’ proprio dalla difficoltà nel definire questi nodi dell’agire politico all’interno della modernità il punto dal quale ripartire se s’intende ragionare sul serio sulle forme di espressione della soggettività nel difficile intreccio tra sociale e politico.

FRANCO ASTENGO

6 settembre 2019

foto tratta da Pixabay

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