L’inutile uccisione dell’orso trentino

Vi ricordate quanto ci emozionavamo nel vedere i filmati degli animali selvatici che passeggiavano per le nostre città deserte durante l’emergenza Covid-19? Guardavamo quelle immagini colpiti dalla capacità degli...

Vi ricordate quanto ci emozionavamo nel vedere i filmati degli animali selvatici che passeggiavano per le nostre città deserte durante l’emergenza Covid-19? Guardavamo quelle immagini colpiti dalla capacità degli animali di riconquistare spazi che, di solito, sono loro preclusi dalla presenza dell’uomo e dal suo corredo, chiassoso e puzzolente, di automobili e scooter.

Sono passate poche settimane, ma evidentemente sono bastate al Presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, per dimenticare tutto e condannare a morte dalla sera alla mattina uno degli 80 orsi presenti sulle Alpi italiane. Lo scorso 22 giugno, come si legge nel comunicato della Provincia, un orso si imbatte in due persone, padre e figlio: «Il giovane si è trovato a tu per tu con l’orso. Caduto a terra, è stato sormontato dall’animale e a quel punto la reazione del padre è stata quella di scagliarsi contro il plantigrado riportando la ferita di una gamba in più punti». Fortunatamente i danni non sono stati gravi (il figlio è stato dimesso dall’ospedale la sera stessa), ma per Fugatti comunque sufficienti per emettere la sentenza, nonostante non si sappia praticamente nulla della dinamica dell’incidente: sembra che i due si fossero allontanati dal sentiero, non si conosce il sesso dell’animale e non si sa se avesse piccoli con sé… Ma dopo neppure due giorni viene impartito l’ordine di abbattere l’orso al Corpo Forestale (nel resto d’Italia è stato abolito, ma nelle regioni a statuto autonomo se lo sono potuto tenere: di che vi meravigliate? Siamo in Italia!).

E poco importa che l’ordinanza appaia del tutto immotivata con un automatismo privo di senso in contrasto con la procedura del Piano di gestione dell’orso sulle Alpi (Pacobace) secondo la quale sarebbe fondamentale distinguere le ipotesi in cui l’attacco dell’orso sia stato determinato dalla necessità di difendere i propri piccoli, un’eventuale preda o, comunque, a seguito di una provocazione subita, dall’ipotesi più grave, ovvero quella di un attacco con contatto fisico senza una preventiva provocazione. Nell’ordinanza del Presidente della Provincia non c’è nulla di tutto questo! Si condanna senza appello l’orso alla morte, nonostante sempre nel Pacobace sia prevista una gradualità degli interventi e l’ipotesi estrema dell’abbattimento debba essere preceduta da quelle di cattura con rilascio o permanente.

Sia chiaro, la gestione di grandi carnivori non è sempre una cosa semplice: un incontro con un orso può essere pericoloso e si devono adottare criteri di gestione della popolazione atti ad evitarlo e, qualora avvenga, a fare in modo che nessuno abbia danni. Però in tale ottica si deve essere seri, si devono mettere da parte i preconcetti, la voglia di strizzare l’occhio al mondo venatorio, ma soprattutto la tendenza a pensare che tutto il territorio ci appartiene, che si possa passeggiare in montagna come in una via del centro cittadino. Spiace che una Provincia come quella di Trento, che pure ha avuto tanti meriti nel ritorno dell’orso sulle Alpi italiane, da qualche anno a questa parte abbia perso queste capacità e volontà. Lo stanno notando in tanti, a partire dai quasi 50 mila italiani che hanno firmato in pochi giorni la petizione lanciata dal Wwf contro questa inutile uccisione (www.change.org/stopuccisioneorsi).

DANTE CASERTA

da il manifesto.it

Foto di Pexels da Pixabay

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