Legge di stabilità: il gioco delle tre carte

Avete presente il gioco delle tre carte? A quello mi fa pensare la legge di stabilità, ex finanziaria, approvata dal Consiglio dei Ministri: la carta che vince si vede...

poker-238x212Avete presente il gioco delle tre carte? A quello mi fa pensare la legge di stabilità, ex finanziaria, approvata dal Consiglio dei Ministri: la carta che vince si vede in parti diverse, ma è sempre quella, una sola. Altro riferimento potrebbero esser le vacche di Mussolini (ricordate il film Anni Ruggenti?) che si spostano da un posto all’altro, ma anch’esse, rimangono le stesse. Più appropriato ancora, forse, è il paragone con la cura di una malattia che non elimina, anzi aggrava i dolori, si limita soltanto a spostarli da una parte all’altra del corpo. La legge di stabilità è questa: ingiusta e illusoria. Ingiusta sul piano sociale, perché continua a far gravare sugli stessi settori, popolari e meno abbienti, il peso della crisi, tuttalpiù spostando e scambiando, tra campi contigui, gli effetti più perversi e negativi. Illusoria perché, muovendosi nel pieno rispetto delle compatibilità europee e perpetuando il rigorismo finanziario deleterio e demenziale per tutti i Paesi ad eccezione della Germania, non garantisce, nemmeno per le imprese, quel volume di sostegno e investimenti che sarebbe necessario. Una nuova legge di attesa, a voler essere buoni, che una nuova congiuntura favorevole dell’economia internazionale investa anche l’Italia!

Con l’attitudine a dire bugie ereditata dal precedente governo Monti, vengono raccontate balle clamorose spacciandole per verità e vantati (ed enfatizzati) risultati inesistenti, minimi o modesti. E’ il caso della sanità. Il fatto, si badi bene!, non che ci siano nuovi investimenti di cui ci sarebbe vitale bisogno, ma semplicemente che non ci sia un nuovo drastico taglio per un settore già stremato (che gli italiani stanno pagando sulla loro pelle) viene presentato come straordinario merito e successo. Va bene, rallegriamoci del mancato taglio alla sanità! Ma, che dire del blocco della contrattazione, degli straordinari e delle assunzioni per quattro anni nel pubblico impiego, che vuol dire portare indietro la condizione di centinaia di migliaia di famiglie e chiudere una delle possibili strade per il lavoro ai giovani?

Si concentra l’attenzione sulla riduzione del cosidetto cuneo fiscale che, come tipologia di misura tra quelle contenute nella legge, è l’unica degna di considerazione. Ma la partita fiscale, se è insufficiente per sostenere le piccole e medie imprese, si presenta totalmente in perdita per gli strati popolari, essendo i pochi soldi che avranno di più in busta paga abbondantemente “rimangiati” dalla scarica di aumenti derivati da quello della tassazione indiretta (l’Iva già ce la siamo dimenticata?), dei costi e delle tariffe di tutti i servizi. Persino la pretesa abolizione dell’Imu è una presa in giro. Non solo perché, come è stato abbondantemente dimostrato è un favore ai proprietari ricchi rispetto agli altri, ma anche perché sarà sostituita da altre imposte cambiate di nome che, alla fine, sin riveleranno più gravose della precedente.

Se il rilancio dell’economia italiana ha come presupposto e condizione il rilancio dei consumi (il che vuol dire aumento degli stipendi e della moneta circolante) ed anche una ripresa selettiva di grandi progetti e programmi di investimenti pubblici (e dio solo sa quanto ce ne sarebbe bisogno, a partire dai campi ambientale, energetico, scolastico e culturale) questa finanziaria è una totale delusione. E fa rabbia anche il modo in cui i membri del governo, politici della maggioranza ed economisti compiacenti la presentano. Ma di quale luce in fondo al tunnel si parla? Per gli anni fino al 2018 è prevista una sostanziale stagnazione dell’economia o, comunque aumenti del prodotto interno lordo modesti. Viviamo in Paesi, come l’italia, nei quali la condizione minima per significativi aumenti dell’occupazione è un aumento annuo del Pil di almeno il 3%. Questo vuol dire che, sotto questa cifra, si potranno avere (come è sempre stato) aumenti della ricchezza “privata”, incrementi dei profitti e delle rendite finanziarie, ma sarà negato un avanzamento serio della condizione sociale del Paese. Ci vorrebbe una completa rimessa in discussione dei vincoli europei e dei dogmi liberisti. Ma questo, il governo delle larghe intese non lo può certo fare.

LEONARDO CAPONI

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