“L’Altra Europa per una forza alternativa anche in Italia”

Intervista a Nicolò Ollino, candidato de L’Altra Europa con Tsipras, collegio del Nord – Ovest In questa tua prima campagna elettorale per le elezioni del Parlamento Europeo hai toccato...

Intervista a Nicolò Ollino, candidato de L’Altra Europa con Tsipras, collegio del Nord – Ovest

In questa tua prima campagna elettorale per le elezioni del Parlamento Europeo hai toccato tutti i territori della tua circoscrizione, il Nord Ovest. Ti chiediamo subito, sinceramente, che bilancio fai in termini di partecipazione? La gente, non solo chi sostiene la lista Tsipras, è consapevole del messaggio che viene dato? Sa che la lista è di sinistra, che vuole cambiare radicalmente la politica europea?

Innanzitutto vi ringrazio per questa intervista e per il lavoro di buona informazione che fate da tempo!
Veniamo alla domanda. Mi sento di tracciare un bilancio positivo e non per una corsa all’ottimismo spiccio degli ultimi giorni ma per ciò che ho visto e vissuto. 11mila km percorsi, 20 province e moltissimi comuni percorsi e visitati in questi ultimi 2 mesi mi consegnano un panorama di attivismo ed entusiasmo e partecipazione per la riuscita della lista che va oltre le aspettative. C’è molto fermento, c’è molta aspettativa e c’è molta voglia di darsi da fare, ho conosciuto le realtà più diverse, anagraficamente e come provenienza politica, chi di partito, chi di associazione, collettivi, gruppi spontanei e comitati, tutti però uniti dall’obiettivo che non è , attenzione, solo il 4% ma la sensazione che si raccoglie sui territori è un grande senso di attesa per il consolidamento di un progetto di Sinistra che tenga assieme l’esperienza della lista L’Altra Europa con Tsipras e che possa contare oggi in Europa e domani in Italia.
Il messaggio laddove lo si porta e laddove lo si spiega è di chiaro impatto, è dinamite politica, funziona, convince, spiazza. Evidentemente l’oscuramento mediatico costruito ad arte per comprimerci danneggia a livello di minor consapevolezza delle masse per quanto riguarda i nostri argomenti o talvolta la nostra esistenza.

Il tema della comunicazione è importante. E’ proprio dalla percezione singola e collettiva che una forza politica da di sè che nasce la discriminante sul voto “utile”. O meglio, dovrebbe essere così: voto il partito cui mi sento vicino, dal quale mi sento rappresentato. E’ ancora così?

Solo marginalmente, anzi sempre meno. La politica si sta personalizzando e snaturando, per di più quando una elezione europea rischia di passare come sondaggio di opinione interno, tutto schiacciato su tematiche nazionali, per lo più mero termometro della politica nazionale, la gente viene ingannata ed è portata a pensare “vince Renzi o vince Grillo, e Berlusconi?” quando invece vince esclusivamente chi porta nel Parlamento Europeo gente capace ed energica che sappia che fare, con una idea di Europa alternativa e con collegamenti in ogni paese per cambiare le cose.
Così a volte trovi chi, dirigente PD, fa il richiamino al voto utile contro le destre dopo aver governato per anni con il PPE, trovi chi ti dice “la penso come voi ma voto PD se no vince Grillo” o chi ti dice “sono della sinistra PD ma non me la sento proprio a sto giro e sostengo la Lista Tsipras”. Per di più andranno a votare il 55% delle persone e di queste il 30% decide cosa votare gli ultimi giorni. Si può dire che il voto di appartenenza coerente al programma oggi è stato reso marginale come fenomeno.

Un giovane venticiquenne studente di giurisprudenza, comunista, cosa cerca concretamente nell’azione politica e sociale oggi?

Ho iniziato a fare politica, pur interessandomene da sempre, nel 2010 dopo che la sinistra italiana dal 2008 al 2010 non aveva che accumulato sconfitte uscendo in rapida sequela da Parlamento nazionale, Parlamento Europeo, molti consigli regionali. Forse per masochismo ma mi son sentito “chiamato al mio dovere” di persona di sinistra, di comunista, di cittadino che vuole cambiare le cose in meglio. Da allora il mio obiettivo, e lo pratico per quanto posso, è quello di usare (osare) la politica per dare una soluzione ai problemi che dalla mia città, oggi dall’Europa, creano il disagio sociale che ci strangola e per avvicinare il più possibile il mio Partito, Rifondazione, e la Sinistra italiana a qualcosa che per i più non puzzi di sconfitta e che la gente possa percepire come qualcosa di utile e degno di una apertura di credito, quindi contribuendo al suo miglioramento e votando dalla parte giusta. Pur con alcune criticità la nostra lista mi sembra il tentativo più avanzato in questo senso da alcuni anni a questa parte.

Il movimento 5 Stelle ha assunto molte posizioni che un tempo erano proposte caratterizzanti i programmi storici della sinistra italiana, soprattutto di quella comunista. Potrebbe essere una base di dialogo se non fosse che i grillini si rifiutano categoricamente di aprire qualunque finestra di confronto con i partiti, con chiunque. Questo ermetismo è l’unico alibi che giustifica la diversità grillina o esistono altre ragioni?

Il M5S ha costruito una idea di mondo diversa da quella reale, ci ha costruito sopra un programma politico più di marketing che di sostanza, ci fa sopra campagna di proselitismo e punta a far diventare maggioritaria questa percezione. L’idea è quella che i problemi del popolo italiano derivino esclusivamente o quasi da una ristretta cerchia di qualche migliaio di politicanti bricconi e che contro di loro si possa compattare tutta la cittadinanza, senza differenziazione all’interno della massa critica. E’ evidente che questa idea, per noi, sia sbagliata poiché elimina il discorso classista che invece oggi seppur in forme diverse rispetto a 150 ma anche solo a 15 anni fa ma è sempre ben presente, ed è altrettanto evidente che per loro, per far reggere la costruzione non possa essere concepibile alcuna mediazione o compromesso.
Stando sulle europee, però, il M5S deve spiegare alla gente come immagina di “cambiare le cose e spaccare tutto” stante il fatto che senza un gruppo parlamentare europeo di appartenenza il M5S discioglierà i suoi eletti nel gruppo dei non iscritti quando però l’agenda parlamentare la dettano i gruppi, come il nostro, cioè il GUE, oggi con presenze di ogni paese europeo e dato in aumento.
Al di la della maggior o minor capacità individuale dei possibili eletti pentastellati va detto con forza che il loro autismo politico inizia a mostrare le corde e che in Europa sarebbero addirittura molto meno efficaci di quanto, già poco, lo sono stati nel parlamento italiano. Un voto davvero inutile.

Che cos’è il comunismo oggi per te? E, infine, c’è spazio per un orizzonte comunista nel 2014 dei Grillo e dei Renzi?

Questa è materia di una tesi di laurea! Oggi per me comunismo è ciò che prende la chiave di lettura marxista e la adatta alla mutata realtà di oggi: è evidente che la rivoluzione non la faremo ne domani ne dopodomani ma oggi il ruolo del comunismo e dei comunisti deve essere quello di combattere, con strumenti attuali, la fondamentale guerra di resistenza contro l’attacco sociale e di sistema condotto in maniera molto più efficace oggi rispetto alla nostra resistenza dalle mutate forme del Capitale, cioè la speculazione finanziaria, cioè la precarizzazione esistenziale derivante da precarizzazione lavorativa, l’attacco al patrimonio comune e pubblico, e via dicendo.
E penso che sì, ci sia spazio per i comunisti anche nel 2014. La dimostrazione ci arriva proprio dall’Europa cioè da tutti quei paesi, tanti, nei quali è molto più forte la presenza comunista oggi rispetto a 10 anni fa per esempio. Quei compagni e compagne hanno trovato, in forme via via diverse, la chiave di lettura per dare ai comunisti oggi la possibilità di esserci ma soprattutto di incidere ed essere punto di riferimento.
Noi, che siamo indietro, quella chiave la stiamo cercando da un po’, frugando in un cassetto troppo in disordine da anni. Oggi forse siamo al punto in cui la mano sfiora il portachiavi.
Da come va il 25 maggio e da come si deciderà di procedere immediatamente dopo quella data dipende tutto: se l’Italia avrà anch’essa una forza realmente alternativa e crescente che come in ogni paese mette assieme in maniera vincente in varie forme comunisti e anche non comunisti, oppure se la sinistra italiana deciderà di restare divisa, ininfluente, marginale per qualche altro anno ancora.

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