La radicalità necessaria del futuro cambiamento

Noi privilegiati abbiamo avuto, in questi giorni di isolamento, la possibilità di colloquiare attraverso la tecnologia sia all’interno dei nostri consueti ambiti di riferimento e anche con il resto...

Noi privilegiati abbiamo avuto, in questi giorni di isolamento, la possibilità di colloquiare attraverso la tecnologia sia all’interno dei nostri consueti ambiti di riferimento e anche con il resto del mondo.

In una situazione del tutto straordinaria rispetto ai nostri consueti canoni di vita è stato così possibile acquisire una grande quantità di nuove nozioni anche e soprattutto sul piano scientifico e ci è stato concesso lo spazio mentale di poterci interrogare e di interrogare gli altri al riguardo delle prospettive future.

Credo che in tanti ci siamo posti la questione del quale fosse il messaggio di fondo che ci arrivava dallo scatenarsi di questa situazione di emergenza.

Ci siamo preoccupati di tante cose: dall’utilizzo delle risorse pensando alla necessità di elaborare nuovi modelli di vita rispetto a quelli della società globalizzata di massa che fino a due mesi fa apparivano come invincibili; di diversa relazione con la tecnica e l’idea di sviluppo; della ricerca del “punto di partenza” dell’epidemia; di quanto pesassero nella diffusione del contagio l’inquinamento, il surriscaldamento climatico, la cementificazione e il disboscamento; della difesa delle libertà democratiche e costituzionali messe in discussione dalla necessità di “decisionalità immediata” (salvo assistere, su questo preciso punto, alla pericolosa grande confusione posta in essere da quasi tutti i governi con in prima fila,da questo punto di vista, quello italiano).

Nel frattempo ci siamo dimenticati di questioni che fino ai giorni precedenti l’esplosione della pandemia apparivano all’ordine del giorno: abbiamo messo in un angolo la contesa per i nuovi poteri planetari, la fine del ciclo atlantico, il conflitto dei dazi, le tante guerre presenti in giro per il mondo, abbiamo posto in second’ordine la situazione drammatica nelle condizioni di vita di aree fondamentali del pianeta, prima fra tutte l’Africa; la crescita esponenziale delle disuguaglianze.

Soprattutto il punto d’oblio ha riguardato un elemento che invece dovrebbe stare sempre al primo posto dei nostri pensieri: ciò che accade non nasce mai come “fulmine a ciel sereno”, è sempre frutto di un processo che viene avanti in maniera e forme diseguali, per salti e scarti ma che sempre arriva da lontano e non si ferma anche quando l’esplosione del “fatto” sembra averlo ormai arrestato.

Natura non facit saltus e la capacità di pensiero del genere umano dovrebbe comprendere il “prevedere”, l’ansia di definire il futuro. Un’ansia abbandonata nel corso degli anni con l’idea che la storia fosse finita e sostituita dalla voracità dell’oggi tipica dell’individuo che non riesce a oltrepassare sé stesso.

Siamo dentro a un processo in divenire e questa consapevolezza ci deve permettere di escludere dal nostro orizzonte di pensiero il pessimismo cosmico: l’esigenza primaria rimane quella di non smarrire il senso del progredire e dunque di non restare attrezzati per il futuro.

Allora quali messaggi ci sono pervenuti nel corso di questa straordinarietà di eventi con i quali apparentemente all’improvviso ci siamo trovati a convivere?

Il messaggio più importante è quello della necessità di una radicalità delle scelte.

Prendo a prestito, per concludere, una frase pronunciata dalla scrittrice polacca Olga Tokarczuk, premio Nobel 2019, in una sua intervista comparsa in un libretto “Il mondo che sarà” allegato a Repubblica.

Afferma la Tokarczuk: “Questa pandemia ha sgonfiato il pallone dell’impossibilità e dell’impotenza. Penso che diventeremo più radicali e cercheremo soluzioni più radicali. Il cambiamento sarà sempre possibile, non siamo costretti a vivere nello sconforto e nell’impotenza”.

Appunto “il cambiamento” e non la conservazione: niente ritorno agognato alla “vita di prima”.

Riprendere in pieno il discorso sul pensiero, sulla capacità umana di riflettere sull’avvenire possibile fondando le nostre future scelte politiche sulla “radicalità” della mutazione necessaria.

FRANCO ASTENGO

17 maggio 2020

Foto di nina108 da Pixabay 

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