Non ci sarà lo slittamento al 2027 della spending review per la società Ponte sullo Stretto. La misura era stata inserita dalla Lega nel pacchetto di emendamenti al Milleproroghe, se fosse passata avrebbe fatto slittare l’inserimento di Sdm nell’elenco dei soggetti pubblici dell’Istat, a cui si applica la spending review, e questo avrebbe fatto venire meno il contenimento della spesa e il tetto agli stipendi.

La manovra non è riuscita, il Carroccio ha dovuto ritirare l’emendamento e questo perché il governo nella notte di martedì ha dato parere contrario.

In sostanza gli alleati hanno detto no, segnando una nuova spaccatura con Salvini e il suo ministero. Lo scontro investe direttamente la premier Meloni con cui i nervi sono tesi su molti dossier, a cominciare dal terzo mandato ai governatori fino ai trattori.

Martedì la segretaria dem Schlein e gli Avs Fratoianni e Bonelli hanno sottoscritto un esposto per chiedere chiarezza sul progetto. «Il Ponte è solo uno specchietto per le allodole. Dietro si cela un enorme nominificio» il commento del deputato dem siciliano Anthony Barbagallo.

«L’emendamento avrebbe avuto gravi implicazioni sul piano finanziario e questo dimostra la criticità di un’opera “succhia soldi” voluta dalle mire propagandistiche di Matteo Salvini» la nota del deputato Avs Angelo Bonelli.

Il Comitato «Invece del ponte – cittadini per lo sviluppo sostenibile dell’area dello Stretto» hanno messo in fila i nodi aperti: l’anomalia di un appalto a un contraente in causa con lo Stato; il diniego di accesso agli atti in seguito alle richieste dei parlamentari; «le strane frequentazioni tra attuali ministri, ex ministri e imprenditori»; le date oltremodo ravvicinate, 29 e 30 settembre 2023, tra la sottoscrizione dell’atto negoziale intercorso tra Sdm ed Eurolink e la consegna da parte della stessa Eurolink della relazione di aggiornamento del progetto».

E infine: «Curioso: il progetto formalmente realizzato in un giorno avrebbe dovuto essere approvato per legge in 30 giorni, ma il Cda della società Stretto di Messina lo tiene a bagnomaria da quattro mesi e mezzo: 134 giorni invece di 30. Delle due l’una: o il committente è colpevolmente in ritardo o l’elaborato era totalmente inadeguato».

Nel Milleproroghe anche il via libera al taglio dell’Irpef agricola, la possibilità per i medici di rimanere in corsia fino a 72 anni, lo scudo penale per tutto il 2024 per il personale sanitario e quello erariale per gli amministratori pubblici, la tutela del pluralismo dell’informazione mettendo in sicurezza i contributi per Radio Radicale e per i giornali in cooperativa.

Oggi parte l’esame a Montecitorio, con il governo intenzionato a porre la fiducia.

RED.

da il manifesto.it

foto: screenshot tv