I mondi di Star wars

Essere nell’Orlo esterno della galassia, essere nel suo cuore, nel nucleo pulsante della Repubblica prima e dell’Impero poi: Coruscant, la città pianeta o il pianeta città, a seconda dei...

Essere nell’Orlo esterno della galassia, essere nel suo cuore, nel nucleo pulsante della Repubblica prima e dell’Impero poi: Coruscant, la città pianeta o il pianeta città, a seconda dei punti di vista. Viaggiare come il Millenium Falcon sulla rotta di Kessel e farla in meno di 12 parsec… Oppure avere i poteri dei Jedi, guardiani della pace, mistici e monastici, interpreti primi della luce, del Lato chiaro della Forza contro i Sith, i cavalieri del Lato oscuro, del male, della rabbia, dell’odio, della bramosia.

In un mondo come quello del dopoguerra, dell’arrivo e del consolidamento della Cortina di Ferro, c’era bisogno di sognare, di andare oltre i confini terrestri e oltre l’orizzonte della Luna, conquistata all’uomo appena tre lustri dopo la caduta del nazismo e del fascismo in Europa e la fine di un omicidio di massa esteso su tutto il pianeta. Ma c’era anche bisogno di riflettere per metafore, per similitudini, per assonanze, per esempi che potessero trovare il favore del grande pubblico attraverso storie fantastiche, mondi lontani in un tempo che non è tempo, dove tutta la saga di Star wars si svolge senza poter capire bene come si risolva l’antinomia tra passato e presente.

Ogni episodio del capolavoro inventivo di Lucas si apre con il refrain tipico delle fiabe: «Tanto tempo fa, in un paese lontano» diventa «Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana…». Ma per le linee temporali dell’universo, ieri può voler dire oggi qui da noi, per cui si rimane in un limbo cronologico, in una incertezza che ammanta il racconto di un futurismo istintivamente posto nel remoto se lo vediamo dal punto di vista terrestre ma che, tutto sommato, non ci dispiace anche immaginare oltre la nostra vita, in un futuro prossimo.

Giorgio E. S. Ghisolfi ha colto tutti questi aspetti, e molti altri, nel suo “I mondi di Star wars – Mistica Jedi e sociologia della Forza dentro e fuori la Cortina di Ferro” (edito da Mimesi nella collana Il caffè dei filosofi): l’esplorazione è la missione del libro che ci porta ad approfondire il rapporto tra tutti i personaggi della saga per antonomasia e il corrispettivo nella quotidianità del nostro presente, della nostra vita. Lo si voglia o meno, Star Wars è, al pari delle religioni o delle filosofie, un prodotto della mente umana. Ad occhio nudo, almeno ad oggi, non ci è dato sapere se qualunque cosa sia stata immaginata e fantasticata da Lucas (o da Asimov o da altri ancora…) possa trovare un riscontro nella vastità inimmaginabile ed inconcepibile dell’universo.

La storia cinematografica è stata protagonista del numero 44 di Corso cinema: vale la pena rileggersi quella puntata della nostra rubrica per incorniciare ancora meglio il lavoro di Ghisolfi e, immodestamente, le osservazioni che qui stiamo facendo. I tanti mondi che visitiamo viaggiando con Han Solo sul Falcon o con Luke Skywalker sul suo Ala-X somigliano a tanti piccoli puntini luminosi sul lettore di mappe di Obi-Wan Kenobi. La vastità include tutte le specie più diverse tra loro: dai bar malfamati di Mos Eisley al millenario pub di Maz Kanata il messaggio ultraquarantennale di Lucas è la possibile convivenza in uno spazio dove c’è posto per tutti, nella democrazia, contro l’oscurantismo imperiale, contro ogni dittatura e assolutismo.

La Cortina di Ferro cade sei anni dopo l’uscita della prima trilogia, quella che abbiamo conosciuto (almeno noi quaranta-cinquantenni) con il nome tutto italiano di Guerre stellari e che abbiamo pensato fosse la storia di Luke e non di Anakin Skywalker. Dart Vader (Fener), il villain forse più spietato della storia del cinema, è inserito nella lotta tra luce e oscurità, dilaniato dal rapporto che ha con la famiglia, per l’amore che porta ad una madre che lascia troppo presto per divenire cavaliere Jedi, e finisce per somigliare molto allo straniamento tutto umano di chi nel 1989 vede dissolversi la bivalenza, la controversia mezzosecolare tra le due grandi potenze, USA e URSS, mentre avanza un capitalismo feroce e fagocitatore dei nuovi mercati.

Anche la saga delle saghe ne subisce gli influssi e tutto si fa merce, affari, merchandising: sarà la Disney a prolungare la vita della creatura lucasiana e a tascinarla stancamente verso una fine che divide ammiratori e detrattori. Mentre nel mezzo stanno, nel purgatorio dell’incredulità, molti di coloro che avrebbero voluto fermarsi al sesto episodio e lasciare al tempo il compito di riflettere sul messaggio che quella epopea ci regalava dopo l’avvicendarsi del mondo ultramoderno e internettiano.

Internet, appunto. Ghisolfi lo ricorda più volte nel libro: senza la rete non avremmo avuto forse gli ultimi tre episodi e non avremmo conosciuto Kylo Ren, il leader supremo Snoke e il generale Hux. Il web ha scatenato i fans, ha moltiplicato l’universo espanso nei manga, nelle storie e nei libri. Persino su Wikipedia si sono scritte pagine e pagine di ricostruzioni di vite e avventure di personaggi sconosciuti, datandoli, categorizzandoli e lasciandoli lì, alla mercé del lettore che può avidamente farsi prendere dalla furia nerdista della conoscenza di quello che può essere giudicato futile o importante, a seconda del valore che si attribuisce ad una genialità ampiamente abusata da un mercato incontrollabile.

Gli aspetti sociologici sono interessanti, ed infatti a Ghisolfi preme mettere l’accento proprio su questi, trascurati da tante altre pubblicazioni e persino dalla critica cinematografica nella contornazione del fenomeno Star wars che, ben oltre le tre trilogie, rimane attualissimo, nonostante tutto il profitto che vi si è generato intorno e che rischia di farne un banalissimo e comune episodio di cinema, piuttosto che una grande intuizione artistica.

Non c’è soltanto la Guerra fredda nella critica lucasiana, nelle pagine dei racconti e delle sceneggiature dei primi tre episodi (la Trilogia originale): c’è quella mistica Jedi che è una seduzione della seraficità di un animo, di una interiorità dispersa nella materialità onnivora del capitalismo, nel restringimento del nostro tempo a dedica esclusiva alla produzione, alla produttività, alla catena di circolazione delle merci e dei consumi. Lo spazio per il silenzio, per la concentrazione, per l’essere presenti a sé stessi qui ed ora (Yoda richiama Anakin prima e Luke poi a questo ammonimento fondamentale per la comprensione di sé stessi e delle proprie sensazioni da espandere), significano un capovolgimento dei rapporti tra noi e gli altri, tra noi e la natura, tra noi e l’universo che tralasciamo troppo per vivere nel microcosmo del giornaliero.

La proiezione dell’uomo nel cosmo, oltre la finitudine che viviamo costantemente, è un esercizio di introspezione tutt’altro che banale e improduttivo. Allontana le ansie, decostruisce tutte le fobie che erigiamo inconsciamente e ci mette davanti al grande mistero della vita, di quei midi-chlorian che non esistono qui da noi e nella nostra galassia, nel piano imperfetto dell’esistenza, e che sono nella religione Jedi la fonte di tutto entro la Forza che dà regola a qualunque cosa.

Il cosmoteismo della saga è scontato fino a quando Rey si sorprende davanti a Solo e Finn: «I Jedi esistevano davvero?». Venti, trent’anni dopo la fondazione della Nuova Repubblica, mentre l’umanità sconfitta dall’onnipotenza del liberismo, di un male che incancrenisce ogni vera differenza, ogni alternativa di pensiero e voglia di cambiare, si rifugia sull’isola del primo tempio dell’Ordine per morirvi a stento, del sogno di un mondo altro da sé stesso rimane solo il mito («Luke Skywalker? Pensavo fosse un mito!»). Nonostante tutto, nemmeno la Disney, con tutto il suo apparato riproduttivo di una ludicità piegata esasperantemente allo formulazione di una domanda da alimentare di continuo nei bisogni indotti di grandi e piccini, è riuscita a fare della saga una appendice del marketing.

Qualcosa è rimasto della Trilogia originari. L’analisi sociologica di Giorgio Ghisolfi non si ferma alla critica giustamente intransigente sul ridurre l’elmo di Darth Vader ad un tostapane, ma spazia (è proprio il caso di dirlo) nel confronto tra l’intuizione primordiale di Lucas e ciò che ne è rimasto dentro e fuori quella Cortina di ferro in cui tutto è nato.

I mondi di Star wars” sono così tanti perché il mito della saga si è radicato nel nostro quotidiano. Non si tratta di meri citazionismi, ma di pensieri che corrono e ricorrono, di una presenza che è nella storia del cinema ma che non può essere circoscritta soltanto alla settima arte. Fa parte della nostra vita. Come la musica, come i colori, come qualcosa che da immagine del pensiero ha preso un effluvio di concretezza e, pur esistendo senza poter prescindere dall’essere umano, lo ha affiancato e ogni tanto lo seduce, lo ammalia, lo fa arrabbiare e lo fa sognare.

I MONDI DI STAR WARS
Mistica Jedi e sociologia della Forza dentro e fuori la Cortina di Ferro
GIORGIO E. S. GHISOLFI, MIMESIS, 2019
€ 19,00

MARCO SFERINI

1° settembre 2021

foto: particolare della copertina del libro

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