I comunisti “puri” che non guardano Sanremo

Sanremo divide l’Italia tra ammiratori e detrattori. Una via di mezzo, come in molte vicende che riguardano il Bel Paese, non si riesce mai ad individuare. Per cui, o...

Sanremo divide l’Italia tra ammiratori e detrattori. Una via di mezzo, come in molte vicende che riguardano il Bel Paese, non si riesce mai ad individuare. Per cui, o si sta dalla parte della saggezza popolare che fa del Festival un concentrato di banalità e di riti che sono la stanca riproposizione del bello ad ogni costo in ogni campo, oppure ci si schiera con chi, sempre sulla base di una sapienza di origine popolare, ne esalta le virtù patriottiche, il sentimento nazionale che spesso viene stigmatizzato.

Sono del parere che si possa trovare un compromesso tra la coscienza proletaria delle criticità a tutto spiano e il sentimento nazional-popolare che da molte parti si leva in difesa del festival.

Non credo si possa assumere una kermesse quale è il Festival della canzone italiana come cartina di tornasole delle coscienze sociali, sia collettive che singole. Semmai si può tastare un certo grado di evoluzione o involuzione culturale anche da questi spettacoli tradizionali.

Avevo avuto modo di scriverlo già una volta: ci sono comuniste e comunisti, donne e uomini di sinistra in generale, che ritengono sia caratterizzante il guardare o meno il Festival di Sanremo. Io penso che non determina il carattere politico di nessuno. Penso che sia un fenomeno come un altro a cui assistere o meno, cui partecipare per lo più indirettamente a seconda del grado di curiosità che si può avere e anche, perché no, della voglia di osservare criticamente un evento.

Fanno cosi, del resto, di mestiere i critici televisivi e musicali. Perché non dovrebbero farlo dei semplici cittadini. Ma io non riesco proprio ad appassionarmi alla polemica identitaria, alla schematizzazione sterile che dividerebbe buoni e virtuosi comunisti che cambiano canale e cattivi e immorali (politicamente parlando) quelli che invece si attarderebbero fino a notte fonda a sentire canzoni, commenti e dopo festival.

Siamo nel campo del pregiudizio anche in questo caso: manicheismi puerili che fanno del comunista una persona coerente con i suoi ideali e princìpi se boicotta questa o quella ditta, questo o quel programma televisivo, questo o quel giornale, questo o quell’ambiente.

Non è la curiosità per Sanremo che fa di una donna o di un uomo di sinistra un buon progressista, ma semmai sono i valori che conserva in sè e che esprime ogni giorno nei rapporti con gli altri.

Certi dogmatismi culturali mortificano la cultura stessa e ne fanno una imprecisa è inopportuna cartina di tornasole che falsa la realtà è diventa solo mera apparenza. Apparenza e quindi prevenzione che non corrisponde al reale. Quindi pregiudizio.

Mi ripeto ancora una volta: curiosità e spirito critico non sono mai in contraddizione tra loro, anche e soprattutto quando si rivolgono a fenomeni che consideriamo “borghesi” o che fuoriescono da certe nostre giuste categorie di interpretazione del sociale e della realtà che ci circonda.

Sarbbe troppo facile e anche un po’ banale citare il famoso detto: “conosci il tuo nemico”. Il Festival di Sanremo non è nemico di nessuno e non è amico di nessuno, se non – come è logico che sia in questa società – della produzione di canzoni che poi andranno ad ingrassare le casse delle case discografiche. Ma volete rimproverare questo elemento “naturale” ad un evento che nasce anche e soprattutto per questo? Semmai discutiamo sul punto della cultura: quanta ne produce il festival? È educativo o invece anestetizza la capacità critica della gente?

La disarmante verità è che forse, tra le tante baracconate che si vedono in televisione e che dirigono i sentimenti popolari a seconda della moda di odio di turno, il Festival di Sanremo, in mezzo ai ringraziamenti rituali di Carlo Conti per le forze dell’ordine e per i militari all’estero, forse fa pensare qualcuno sul tema dei diritti civili e sulla tragedia dei migranti.

Triste rimane il fatto che debba essere un festival musicale a imporre una riflessione in merito e non ci riesca invece la politica, non ci riesca un partito comunista. Su questo la riflessione va fatta e anche ampiamente.

MARCO SFERINI

12 febbraio 2016

foto tratta da Wikipedia

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